Ndoja: "Non sarei mai voluto andare via"

BRINDISI – “Forse non tutti sanno che ... ma sicuramente qualcuno saprà che l'anno prossimo non sarò più un giocatore dell'Enel Brindisi. Voglio ringraziare Brindisi e tutti i brindisini per avermi ospitato nella vostra città e per avermi fatto sentire uno di voi”.

Il PalaPentassuglia gremito (Ph V.Massagli)

BRINDISI – “Forse non tutti sanno che ... ma sicuramente qualcuno saprà che l'anno prossimo non sarò più un giocatore dell'Enel Brindisi. Voglio ringraziare Brindisi e tutti i brindisini per avermi ospitato nella vostra città e per avermi fatto sentire uno di voi”. Con queste parole il capitano dell’Enel Basket, Klaudio Ndoja, ha annunciato nella tarda mattinata di oggi, sul suo profilo Facebook, l’addio da Brindisi e la conseguente chiusura dell’esperienza con la società di Contrada Masseriola. Dopo due anni intensi e pieni di soddisfazioni durante i quali è riuscito sistemare in bacheca una promozione in serie A, la coppa Italia di Lega Due, la qualificazione alle Final Eight e infine la permanenza nella massima serie.

Alla fine è mancata probabilmente la ciliegina sulla torta rappresentata dal mancato rinnovo della fiducia per la prossima stagione ad uno dei giocatori simbolo del nuovo corso targato New Basket. Un ragazzo che a Brindisi per sua stessa ammissione aveva come per magia chiuso il fatidico “cerchio”, pensando e ripensando al passato e poi alla nuova vita iniziata dopo uno sbarco da clandestino sulle rive dell’Adriatico a pochi chilometri da quella città che dopo tanti sacrifici in giro per lo Stivale, lo avrebbe incoronato “capitano”.

Un ruolo che Klaudio Ndoja ha onorato giorno dopo giorno mettendoci la faccia, gli attributi e quell’attaccamento alla maglia che da queste parti molto difficilmente sarà dimenticata. Ecco perché, dopo il suo annuncio, il suo profilo di Facebook è stato letteralmente invaso da commenti, saluti, ringraziamenti tutti conditi da un velo di tristezza la stessa che si leggeva nelle parole del giocatore di nato a Scutari che ha spiegato così i motivi del suo addio a Brindisi.

La New Basket e Ndoja divorziano dopo due anni: una decisione sofferta e poi cos’altro?

“Una decisione di cui ho preso atto dopo essere stato convocato dal presidente Fernando Marino e dal general manager Santi Puglisi. Dopo avermi fatto i complimenti per le due stagioni in biancazzurro, mi hanno comunicato che il prossimo anno non ci sarebbe stato spazio per me nel nuovo roster”.

E’ stata una scelta tecnica o di altra natura?

“Mi è stato spiegato che il motivo è di natura economica poiché per la prossima stagione i programmi e le strategie della società non prevedevano la firma di contratti ‘importanti’ con giocatori italiani. Voglio essere chiaro: io non mi aspettavo nulla dalla società. Ci possono essere in ballo mille motivazioni per le quali il management ha deciso in questo modo. Mi lascia molto perplesso il modo in cui si è arrivati a prendere questa decisione”.

Lei era convinto di restare in maglia Enel?

“Questo era quanto la società aveva comunicato al mio procuratore nel mese di marzo. Purtroppo, poi, le cose sono inspiegabilmente cambiate. Se fosse stato solo un problema di tipo economico, ero disposto a fare di tutto. Ridurmi l’ingaggio, cercare una soluzione concordata per continuare a giocare a Brindisi. Ricevere questa comunicazione a quarantotto ore dall’ultima partita giocata contro Milano, è una cosa che continua a farmi stare male. E’ come essere trattati da ultima ruota del carro. Sono, però, un professionista: nel corso di una carriera bisogna mettere in conto anche questi piccoli incidenti di percorso".

Quella a Brindisi è stata per il momento l’esperienza più importante della sua carriera?

“Senza ombra di dubbio. Mi ha fatto crescere come uomo e atleta permettendomi di giocare da “capitano” nel massimo campionato italiano”.

Ha qualche rimpianto per la stagione appena terminata?

“Eravamo una squadra da playoff e potevamo raggiungere l’obiettivo. Non avevamo nulla in meno di Reggio Emilia e Venezia”.

Che cosa è mancato, allora?

“L’armonia nello spogliatoio. Quel piccolo, grande, dettaglio che nel girone di ritorno non ci permesso d‘essere uniti come nella prima parte del campionato. Questo è il vero motivo delle sole tre vittorie e dodici sconfitte”.

Cosa ricorderà della sua esperienza a Brindisi?

“ Il calore della gente, del pubblico. L’amore espresso dalla città nei miei confronti. L’affetto dei tifosi è stato l’appagamento più grande. L’onore di aver giocato in una società sana e seria; infine essere stato l’ultimo capitano del gm Santi Puglisi”.

Il suo futuro?

“Troppo presto per parlarne adesso. Tra l’altro non mi aspettavo di dover affrontare un problema del genere. Il mio desiderio è restare in serie A. Qualunque sia la mia prossima squadra onorerò la maglia fino in fondo senza risparmiare energie così come ho fatto per due anni a Brindisi”.

Dica la verità: le resterà per sempre cucita addosso la maglia biancazzurra?

“Sì. Mi mancheranno i tifosi, la gente comune che vive di basket. Sono l’unica vera ricchezza di questo sport in questa città. La gente disposta a macinare chilometri a fare sacrifici sempre con il sorriso stampato sul viso, senza mai fermarsi davanti agli ostacoli. Sono convinto che senza di loro il fenomeno basket in questa città non abbia futuro. Saluto tutti, con grande affetto. Io, da Brindisi, non sarei mai voluto andare via”. (*intervista realizzata per BrindisiReport.it da Giuseppe Mazzone)

 

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