S.Apollinare non è Disneyland. Se si vuole un palasport provvisorio meglio guardare altrove

BRINDISI – Sarebbe ora che si stabilisse preliminarmente che S.Apollinare è un’area demaniale marittima, di proprietà dello Stato e in gestione all’Autorità Portuale. E che la sua vocazione è quella di ospitare servizi per le attività commerciali del porto di Brindisi. A S.Apollinare il Piano regolatore del porto (quello in vigore da oltre 30 anni) prevede la realizzazione dei cinque nuovi accosti per traghetti passeggeri e ro-ro, progetto attualmente in fase di variante su suggerimento degli operatori portuali. Tutto il resto dovrebbe avere priorità secondarie. Invece, da quando il piazzale è stato nel giugno 2008 la grande quinta della visita di Benedetto XVI, si è scatenata la corsa a diversi impieghi dell’area, dimenticando i problemi irrisolti che vi albergano.

La banchina di S.Apollinare vista dal Canale Pigonati

BRINDISI – Sarebbe ora che si stabilisse preliminarmente che S.Apollinare è un’area demaniale marittima, di proprietà dello Stato e in gestione all’Autorità Portuale. E che la sua vocazione è quella di ospitare servizi per le attività commerciali del porto di Brindisi. A S.Apollinare il Piano regolatore del porto (quello in vigore da oltre 30 anni) prevede la realizzazione dei cinque nuovi accosti per traghetti passeggeri e ro-ro, progetto attualmente in fase di variante su suggerimento degli operatori portuali. Tutto il resto dovrebbe avere priorità secondarie. Invece, da quando il piazzale è stato nel giugno 2008 la grande quinta della visita di Benedetto XVI, si è scatenata la corsa a diversi impieghi dell’area, dimenticando i problemi irrisolti che vi albergano.

Secondo uno stile molto in voga a Brindisi negli ultimi anni, e grazie alla moltitudine di presunte e del tutto autoreferenziali managerialità che vi imperversano pressoché indisturbate, invece su S.Apollinare si accatastano progetti e idee, ma nessuno in realtà destinato a giungere a termine. Perché? Consideriamo il problema non secondario delle bonifiche che obbligatoriamente vi devono essere effettuate, secondo le caratterizzazioni svolte negli anni scorsi. Una società che era stata incaricata degli studi preliminari (la Sogesit), ha prospettato costi tali da far finire frettolosamente tutto in un cassetto. Quindi la grana c’è ancora, ed è grossa.

Altro punto. S.Apollinare non dispone di infrastrutture primarie, e qualunque insediamento vi si debba realizzare richiederà prima le bonifiche, poi i collegamenti alla rete idrica, fognaria ed elettrica. A meno che non si voglia realizzare un quartiere fieristico o un palasport, in un tensostatico da 3500-5000 posti, con i gruppi elettrogeni e i bagni chimici. Terza questione, ammesso che si decida di superare le altre due: chi paga? L’Autorità portuale? Malgrado le prevedibili azioni di lobbing, non tutti i componenti del Comitato portuale, né tanto meno i sindaci revisori, sarebbero disposti a votare a favore di una simile proposta. Il Comune? La Provincia?

Quarto problema. Ipotesi tensostruttura per un palasport. Dovrebbe essere provvisoria e amovibile, altrimenti sarebbe necessaria una variante al Piano regolatore portuale. E chi è il pazzo disposto a spendere tanti soldi per smontare tutto dopo tre anni? Inoltre, prendendo in considerazione l’ipotesi che il Ministero dell’Ambiente conceda nuovamente una dispensa per il problema delle bonifiche, la concederebbe per tre anni e per realizzare scavi per le opere idriche e fognarie?

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Concludendo, se il tensostatico dovrà essere un’opera provvisoria, dovrà appunto funzionare per un minimo di tre anni, quanto ne occorrono per iter, progettazione e realizzazione del cosiddetto PalaEventi. Se dovrà essere una struttura destinata a funzionare in via definitiva, a maggior ragione meglio farla in tutt’altro posto che a S.Apollinare. Che non è Disneyland. Altrimenti si perde solo tempo salvo poi ritrovarsi nella stessa situazione di partenza a campionato iniziato. Le idee per essere buone devono essere realizzabili. Altrimenti può accadere, come sa il presidente dell’Autorità portuale Giuseppe Giurgola, che un bel giorno ci si trovi di fronte ad un progetto di quartiere fieristico, come quello affidato al Politecnico di Bari, che propone una struttura altra tre volte il capannone ex Montecatini. Ma non lo dite a nessuno.

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