Piazza divisa a Ostuni per Matteo Salvini: "Contestatori figli di papà"

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OSTUNI – Matteo Salvini arriva nel cuore di Ostuni con mezz’ora di ritardo. Sono le 14 ma in piazza della Libertà (proprio così) non c’è una folla oceanica. Le delegazioni leghiste sono confluite da vari centri della provincia di Brindisi, ma secondo stime condivise tra i giornalisti, non superano quota 350. L’altra metà della piazza, separata da un cordone delle forze dell’ordine, quella dei contestatori, può vantare tranquillamente numeri non molto lontani (circa 200). È l’immagine dell’Italia di oggi, spaccata in due dalla politica.

Qui a Ostuni non c’è affatto un clima esasperato. Il servizio d’ordine di polizia, carabinieri, finanzieri, polizia locale è rigoroso nei controlli ma non ci sono veti: la gente, si tratti di persone interessate ad ascoltare il leader leghista o di persone arrivate per contestarlo, vengono incanalate in un percorso tra i vicoli della Città Bianca che fa da filtro, e sbuca esattamente nella metà della piazza riservata a chi non è giunto con i gruppi organizzati della Lega.

Un’operazione preventiva che dà buoni frutti. Mentre Salvini parla, c’è un sottofondo di fischietti che caratterizza la contestazione, ma non ci sono urla, lanci di oggetti. Solo striscioni, come quelli che abbiamo incontrato, appesi ai balconi, per raggiungere il luogo del comizio. Pochi, in verità. Ma c’erano. Qualche centinaio di metri più lontano, nei pressi della villa comunale, l’onnipresente Roberto Aprile col il suo megafono arringa i passanti, sorvegliato da una ventina tra agenti della Digos, del commissariato, carabinieri e finanzieri.

Ci sono anche i turisti che si fermano qualche minuto per capire cosa accade. Salvini finalmente arriva, in maniche di camicia, si trattiene qualche minuto in auto per una telefonata, probabilmente, poi scende e stringe le mani al questore Ferdinando Rossi e al prefetto Umberto Guidato, quindi si infila nel percorso tra le transenne e dedica 60 secondi ai giornalisti. Questo giro in Puglia è pesante, a Lecce la contestazione è stata molto dura, e dopo Ostuni al viceministro tocca raggiungere Gioia del Colle, che non è proprio a due passi.

Vuole fare bottino pieno di voti per vincere la partita nel governo, contro Di Maio, oppure per vincere in Europa, gli chiede al volo la collega dell’Ansa. Salvini glissa, e parla di vittoria in Europa, anche per difendere gli interessi della Puglia. Sul decreto sicurezza fumata nera? Alla domanda di un altro giornalista, il capo del Viminale risponde secco: “Il decreto è pronto”. Poi la piazza divisa a metà. Il repertorio non comprende commenti sulle recenti vicende interne al governo, inclusa la seduta del Consiglio dei Ministri finita la notte scorsa con il rinvio dei temi divisivi. 

L’attacco del comizio è dedicato ai migranti: “In Italia si arriva se si ha il permesso di arrivare. La cronaca di stanotte dice che un immigrato marocchino ha dato fuoco a un ufficio della polizia locale in provincia di Modena e ha ucciso due persone, una di settanta e una di novant’anni. Questo immigrato tornerà a casa sua a calci nel sedere, sul primo aereo. Un altro ha staccato a morsi un dito a un poliziotto. Anche questa risorsa importante tornerà a casa sul primo aereo utile. E via. A meno che non ci sia qua qualcuno che vuole ospitare a casa sua il nigeriano che stacca le dita a morsi. Ognuno è libero di accogliere chi vuole basta che paghiate voi”.

I fischietti trillano in fondo alla piazza. Parte seconda, le elezioni del 26 maggio: “Il voto per l’Europa sarà un voto per portare l’Italia finalmente a contare in Europa e se devo scegliere una battaglia per difendere l’agricoltura pugliese e l’agricoltura italiana. I pescatori pugliesi e i pescatori italiani, massacrati dalle regole dell’Europa, un’Europa che va cambiata”. Il nemico? La sinistra: una sinistra che secondo Salvini ha costruito l’Unione europea sulla “precarietà, la povertà, la disoccupazione, la fame, l’immigrazione di massa”.

Salvini si concede un riferimento ai contestatori: dice che sono privi di idee perché “son lì a urlare e fischiettare. Non hanno fatto una mazza per vent’anni. Niente. È chiaro che vengono in piazza a Ostuni a fischiettare, perché la sinistra l’Europa la governa da sempre”. Lui invece vuole un’Europa fondata sul  lavoro, su giovani che lavorano, se vogliono lavorano a Ostuni, che “se vogliono si sposano, se vogliono mettono al mondo dei figli, e se vogliono diventano genitori” senza essere costretti ad andare via, ma per restare “dove stavano i loro genitori e i loro nonni, qua”.

Applausi. Salvini sa che un tema sensibile in tutta la Puglia è la sanità, dove in verità tutti hanno inciampato, ma è una buona arma contro chi governa la Regione: “Chiediamo un’Europa che ci permetta di tenere aperti gli ospedali che la Sinistra in Puglia ha chiuso, uno dopo l’altro”. È strana la sinistra, dice il vicepremier: “Chiude le fabbriche, le banche, gli ospedali e poi dà la colpa alla Lega e a Salvini”. Esortazione: “Ragazzi mandiamoli a casa domenica 26 maggio. Cambiamo aria, apriamo porte e finestre, non porti”.

Il caso del secondo decreto sicurezza viene diluito: dopo Lecce, Ostuni, e Gioia del Colle, “Bari, poi domani a presentare una iniziativa importante perché io faccio il ministro che si occupa di sicurezza, di uomini e donne, è presenterò una iniziativa del Ministero dell’Interno che aumenta le sanzioni nei confronti di chi maltratta o abbandona gli animali”. I fischietti non li ha digeriti, e sente il bisogno di rincuorare i suoi: “Loro fischiettano, noi approviamo una legge che mette le telecamere negli asili nido e nelle scuole materne e nelle case di riposo per proteggere bimbi, anziani e disabili”.

C’è molta differenza, dice Matteo Salvini, tra chi lavora, tra i bisognosi, e quelli che fanno casino in piazza: quelli “hanno il portafoglio pieno e sono figli di papà e quindi non hanno problemi”. E ricorda che la misura sull’insegnamento dell’educazione civica servirà a riportare “questa materia di studio obbligatoria a scuola dall’anno prossimo, per reimparare il rispetto, il sorriso, la convivenza, lo spirito di sacrificio”. Bacioni e via verso Gioia del Colle.

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