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Ex Gse, i cassintegrati: "Futuro ancora incerto, l'azienda rispetti gli impegni"

 

Da quasi due anni sono in cassa integrazione. Gli impegni assunti nei loro confronti sono stati, al momento, disattesi e in futuro non sanno cosa ne sarà di loro. Alcuni fra gli ex dipendenti della Gse passati all’azienda Dcm si sono ritrovati stamattina all’esterno della prefettura di Brindisi, dove si è svolto un incontro, programmato dallo scorso luglio, sulla situazione delle aziende (la stessa Dcm, appunto, e la Dar) nate nel gennaio 2017 dal fallimento della Gse, società che è stata un fiore all’occhiello del settore aerospaziale. Il presidente della task force per le emergenze occupazionali, Luigi Caroli, ha incontrato i rappresentanti delle due aziende e i sindacalisti.

Dopo il fallimento della Gse, come noto, circa 112 lavoratori vennero assunti fra le file della Dar. Il resto del personale venne invece destinato, in casa integrazione, alla Dcm, con l’impegno che tutti, nel giro di un paio di anni, sarebbero stati assorbiti dalla Dar. 
Ma la scadenza dei due anni si sta avvicinando e non si vede ancora la luce in fondo al tunnel . “Siamo partiti in 120 – spiega a BrinsiaiReport Alessandro Carrisi, dipendente Dcm – adesso siamo 78, perché nel frattempo gli altri colleghi hanno preso altre strade lavorative”. 

I lavoratori sono esasperati da questa situazione. Vito Morciano racconta che si fa fatica ad arrivare alla fine del mese in una famiglia che non ha altre entrate economiche, oltre a quella garantita dalla cassa integrazione.

La disperazione e lo sconforto sono alimentati soprattutto dalle incertezze sul futuro. “Come mai – si chiedono i lavoratori – ci sono 78 dipendenti fermi, nonostante i committenti continuino a chiedere più di quello che l'azienda produce? Che fine faremo? A gennaio 2020 la cassa integrazione si esaurirà: a quel punto dovremo aspettarci una chiamata o dovremo aspettarci altro?”. 

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