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Taiwan e il coronavirus: la testimonianza di un medico agopuntore brindisino

 

Si chiama Stefano Bono, ha 56 anni ed è l’unico medico agopuntore italiano a Taiwan. Bono viveva e lavorava a Londra, per un’azienda del settore calzaturiero, quando nell’89’ si trasferì a Taiwan. Un dolore alla schiena lo portò a consultare un medico tradizionale cinese, il quale lo guarì in poche sedute. Questo episodio stravolse la sua vita, si appassionò così alla medicina tradizionale cinese e iniziò un lungo percorso di studi presso il Traditional Acupuncture Research Society di Taichung (Taiwan) e la China Academy of Traditional Chinese Medicine di Pechino (Cina), per poi continuare il suo percorso formativo al College of Chinese Medicine di Londra e in altre città europee. 

Oggi Bono è specializzato in disintossicazione, in ortopedia, in medicina interna del settore urogenitale e lavora nel campo della riabilitazione di pazienti colpiti da ictus cerebrale. In qualità di medico agopuntore è molto apprezzato e riconosciuto dai suoi colleghi orientali, tanto da ricoprire il ruolo di responsabile della Nada (National Acupuncture Detox Association) di Taiwan. 

Stefano ama il suo lavoro, lo svolge con passione e pur sentendo la mancanza del suo paese d’origine, prova grande ammirazione e riconoscenza per Taiwan e i taiwanesi. Parla di una vita serena, piacevole, di uno stato libero, democratico e indipendente dove la disoccupazione è quasi inesistente e le tessa sono del 5%. Bono ci tiene a precisare che Taiwan fa parte della Repubblica Popolare Cinese solo formalmente e che questo ha comportato l’esclusione dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), motivo per cui ha potuto gestire l’emergenza da Covid-19 in maniera indipendente, registrando poco più di 400 casi positivi e solo 6 morti su 24milioni di abitanti.

Un risultato straordinario, se consideriamo, non solo la vicinanza di Taiwan all’epicentro da cui è partita la pandemia, ma anche il fatto che non è stato dichiarato nessun lockdown e la popolazione non è stata sottoposta a nessuna restrizione o divieto. Com’è stato possibile tutto questo? Stefano spiega che, un intervento tempestivo e mirato, frutto dell’esperienza vissuta 10 anni prima con la Sars, ha garantito una migliore capacità d’azione, limitando al minimo i contagi ed evitando la propagazione del virus. Bono ha chiuso l’intervista con delle considerazioni sulla gestione della pandemia in Italia “i ritardi e la mancanza di coesione del governo e della popolazione, potrebbero essere le cause dell’ampia diffusione del virus” continua “bisognerebbe riflettere sulle manovre finanziarie fatte negli anni, che hanno causato tagli non solo alla sanità ma anche all’istruzione”.

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