Endoprotesi giapponese installata al Perrino per un aneurisma dell'aorta

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L’endoprotesi Najuta (finora impiantata e studiata con ottimi risultati solo in Giappone), dopo aver  ottenuto il riconoscimento del marchio CE il 5 luglio 2017, è stata utilizzata per la prima volta con successo nel trattamento di un aneurisma dell’arco dell’aorta presso l’ospedale ‘Antonio Perrino’ dell’Asl di Brindisi il 24 aprile 2018. L’intervento è stato eseguito dall’équipe diretta dal dr. Gabriele Maritati, direttore dell’Unità Operativa Complessa (UOC) di Chirurgia Vascolare con l’assistenza anestesiologica coordinata dal direttore dell’UOC di Anestesia e Rianimazione dr. Franco Caputo. Dell’intervento e della sua riuscita è stata data notizia oggi nel corso di una conferenza stampa organizzata dall’Ordine provinciale dei Medici.

Il paziente, P.E. di 74 anni, era affetto da un aneurisma sacciforme asintomatico dell’arco dell’aorta di grandi dimensioni. Il prof. N. Toya (The Jikey University Kashiwa Hospital, Department of Vascular Surgery, Tokyo, Japan) che possiede ampia esperienza nell’utilizzo di questa endoprotesi, mr. T. Shinkoda (senior leader Endovascular Unit, Kawasumi Laboratories Inc.) e mr. T. Ueki (general manager Endovascular Businnes, Kawasumi Laboratories Inc.) hanno assistito alla procedura eseguita a Brindisi. Alla fine, i più contenti di tutti, naturalmente, sono stati il paziente ed i suoi familiari, che lo hanno rivisto in reparto poche ore dopo l’inizio dell’intervento e lo hanno riportato a casa in pochi giorni.

Cosa è l’aneurisma dell’aorta

L’aneurisma dell’aorta è la dilatazione dell’arteria più grande del corpo. Sotto effetto della pressione sanguigna, l’aneurisma tende naturalmente a crescere progressivamente ed in maniera asintomatica fino alla sua rottura, che determina la morte repentina del paziente in oltre il 95% dei casi. Quando l’aneurisma è ancora intatto, invece, la sua riparazione chirurgica si esegue con successo in oltre il 90% dei casi più complessi. E’ quindi cruciale l’attività di screening nella popolazione maschile di età superiore ai 65 anni, perché quella a maggior rischio di sviluppare la malattia.

I diversi metodi chirurgici

Esistono due metodiche di trattamento chirurgico: quella ‘tradizionale’ e quella ‘endovascolare’. La prima comporta l’accesso alla cavità toracica, addominale o ad entrambi, e la sostituzione della dilatazione con una protesi tubulare sintetica. La seconda consiste nell’introduzione dell’aorta, attraverso un vaso periferico all’inguine, di una maglia metallica cilindrica e rivestita di tessuto (endoprotesi) che, ‘atterrando’ a monte e a valle dell’aneurisma, lo esclude dalla circolazione. Il sangue, ristagnando tra parete dilatata ed endoprotesi, coagula e non esercita così più alcuna pressione sull’aneurisma.

La chirurgia mini-invasiva endovascolare ha soppiantato negli ultimi 20 anni la metodica ‘tradizionale’ nel 90% dei casi. Il trattamento chirurgico più complesso (sia tradizionale che endovascolare) riguarda gli aneurismi che coinvolgono l’arco dell’aorta (da dove originano i vasi che nutrono il cervello e gli arti superiori) e la porzione aortica toraco-addominale (i cui rami perfondono l’intestino, i reni ed il midollo spinale che governa motilità e sensibilità degli arti inferiori ed il controllo degli sfinteri).

Le endoprotesi

Negli ultimi 10 anni, per questi casi, la tecnologia endovascolare ha messo a disposizione endoprotesi ‘ramificate’ (fornite di piccole branche) o ‘fenestrate’ (provviste di fori) costruite nella maggior parte delle volte su misura dell’anatomia specifica del paziente. Queste ramificazioni o fenestrazioni, rilasciate in vicinanza dei rami dell’aorta, consentono il posizionamento di altri segmenti endoprotesici (stent ricoperti) che, ‘atterrando’ al loro interno e nei rami aortici prospicienti, permettono l’esclusione dell’aneurisma e preservano la perfusione degli organi.

A tutt’oggi, la tecnologia endovascolare più avanzata comprende il trattamento degli aneurismi dell’arco dell’aorta mediante l’uso di endoprotesi fenestrate, con tre modelli disponibili. Il più recente è rappresentato dall’endoprotesi Najuta, progettata e prodotta dall’azienda Kawasumi in Giappone, che offre una combinazione esclusiva di importanti caratteristiche: la conformazione curvilinea sia del dispositivo che del sistema di rilascio e la non necessità di impiantare ‘stent ricoperti’ nei vasi che perfondono il cervello. La conformazione curvilinea, riproducendo la morfologia dell’arco aortico dello specifico paziente, favorirebbe una maggiore aderenza del dispositivo alle pareti del vaso e ridurrebbe così ulteriormente il rischio di ‘migrazione’ in avanti dell’endoprotesi.

La ‘migrazione’ del device rappresenta, infatti, una possibile complicanza di queste procedure endovascolari e si associa al rischio di riperfusione dell’aneurisma e/o di ictus, conseguente alla copertura dell’origine dei rami aortici che nutrono il cervello. La non necessità d’impiantare ‘stent ricoperti’ che colleghino le sue fenestrazioni con i rami arteriosi emergenti dall’aorta ammalata, invece, semplifica la procedura.

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