"Per vivere di sport dovrò vincere ancora: punto al titolo italiano"

Con la videointervista ad Attilio Ventola, atleta brindisino che a 19 anni è una delle speranze del taekwondo nazionale, inauguriamo una serie di servizi sul pianeta sport nella provincia di Brindisi

Attilio Ventola

BRINDISI - Con la videointervista ad Attilio Ventola, atleta brindisino che a 19 anni è una delle speranze del taekwondo nazionale, inauguriamo una serie di servizi sul pianeta sport nella provincia di Brindisi, una realtà che produce a livello individuale campioni di livello nazionale ed internazionale, e che anche con le sue squadre e gli eventi che organizza è sotto i riflettori delle massime serie. Lo sport però deve sempre combattere per trovare le risorse e le strutture necessarie: basti pensare alla vicenda del palazzetto di Brindisi, che non solo è fondamentale per il basket, ma consentirebbe anche ad altre specialità di organizzare in casa campionati ed eventi di alto profilo.

LA VIDEOINTERVISTA AD ATTILIO VENTOLA

Trovare sponsor è sempre più difficile, e proprio Attilio Ventola spiega come per un giovane che ama lo sport ponendolo tra i più importanti impegni della propria vita, sia importante affermarsi ai massimi livelli per entrare in una società sportiva di livello nazionale, e in Italia ciò vuol dire forze armate o corpi armati dello Stato, per poter anche vivere di sport. Cosa è cambiato, allora, dai tempi di Pietro Mennea? Molto poco sul piano organizzativo e sul sostegno alla base e ai vivai, come se nulla avessimo appreso non solo dalla storia del nostro sport, ma anche dall'esempio di altri Paesi.

Il problema di fondo è che l'educazione allo sport non passa purtroppo attraverso la scuola: due ore di educazione fisica a settimana rappresentano il segno di una sottovalutazione che permane da decenni, e che oggi è anche involuzione se si guarda alla carenza di strutture e palestre. Il paradosso è che la scuola in molte realtà è l'unica possibilità per le società sportive di base di svolgere le proprie attività grazie all'apertura delle palestre da parte dei Comuni e delle Province, ma non è essa stessa il centro di promozione dell'educazione e della promozione sportiva di base.

Cosa fare? Le amministrazioni locali devono sostituirsi alle carenze dello Stato centrale e garantire ai propri cittadini tutto quanto è possibile per praticare lo sport ad ogni età, sostenere le società e soprattutto chi eccelle, mentre le grandi aziende che operano nei territori devono rappresentare l'altra risorsa a sostegno di questa crescita. Un'ultima cosa: la politica faccia al meglio il proprio mestiere per garantire l'arrivo e la destinazione intelligente delle risorse. E' questa l'unica cosa in cui deve mettere le mani.

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