Aeroporto del Salento: passeggeri immersi nell’archeologia subacquea

Si chiama “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta il Salento” la mostra promossa da Regione Puglia e Aeroporti di Puglia che, tra reperti archeologici e contenuti multimediali curati da Rita Auriemma e Luigi De Luca, inviterà i viaggiatori alla scoperta della storia

Nell'aeroporto del Salento, il pubblico guarda il fondale marino e il sub che riempiono il soffitto

BRINDISI- Transitare nell’Aeroporto del Salento da ieri (venerdì 5 luglio 2019) e fino al 5 luglio 2020 vorrà dire attraversare la storia affascinante della Terra salentina, tra la ricchezza dei reperti archeologici che il mare ha custodito per secoli e i racconti mitologici che potremmo leggere e ascoltare dai pannelli audio visivi.

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“Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta il Salento” è stata inaugurata nell’aerostazione durante la conferenza presieduta dal sindaco di Brindisi Riccardo Rossi, dall’assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia, Loredana Capone, Maria Piccarreta, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lecce, Brindisi e Taranto, Tiziano Onesti, presidente Aeroporti di Puglia, e Luigi De Luca, curatore della mostra con Rita Auriemma.

«Siamo molto contenti di ospitare questa mostra perché è un biglietto da visita importante per i circa tre milioni di passeggeri che transitano all’anno in aeroporto. Ed è stato uno sforzo per la Regione Puglia, l’Adp, l’Enac e la Soprintendenza riuscire a coniugare il passato e presente con anche innovazioni tecnologiche» ha commentato il sindaco Rossi.

«Brindisi ha una storia millenaria, bellezze importanti da rivalutare e un patrimonio infrastrutturale, tra porto e aeroporto, che deve essere continuamente valorizzato».

Luogo di accoglienza e di eccellenza, l’aeroporto è uno spazio espositivo insolito che Loredana Capone, assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia, ha commentato «Il Salento è adesso al centro di un ambizioso percorso narrativo ed espositivo, analitico e insieme divulgativo. Perché è cosi che intendiamo valorizzare la nostra storia, lavorando con processi inclusivi, innovativi e visionari».

E, infatti, chi ha concepito questo percorso espositivo ha permesso di riscoprire il fondamentale ruolo del Salento nell’antichità, terra di grandi transiti per cui il presidente Michele Emiliano ha detto «La mostra rientra assolutamente nella programmazione strategica, legata allo sviluppo di nuovo partnership, come la fondamentale relazione con Aeroporti di Puglia» sottolineando l’importanza di valorizzare le competenze e i saperi di tutti.

«Massimo impegno per sostenere la cultura e la tradizione della nostra terra» ha commentato Tiziano Onesti, presidente di Aeroporti di Puglia. «Esiste un Sud bello, dinamico e creativo che deve trovare sempre al Sud le opzioni di realizzazione delle proprie aspirazioni. Peraltro l’aeroporto di Brindisi, tra i pochi scali italiani ad affacciarsi direttamente sul mare, non poteva che essere la naturale location per questa mostra che, per il suo valore scientifico e culturale, siamo certi sorprenderà e affascinerà i viaggiatori».

«Abbiamo scelto il mare come voce narrante perché è lui il protagonista assoluto di questa terra, percepita dallo sguardo da chi per mare andava- da Enea agli albanesi della nave Vlora- come porta d’Italia, promessa da un patto di intimità, familiarità e accoglienza suggellato nel nome del mare» ha sottolineato Rita Auriemma, curatore della mostra.

La mostra

Allestita in memoria di Predrag Matvejević, tra reperti di archeologia subacquea, contenuti multimediali inediti, arte contemporanea e narrazioni, i viaggiatori ripercorreranno le rotte marittime e i continui, fecondi rapporti tra gli uomini e le rive, la storia globale dei passaggi d’acqua della Porta d’Italia, il Salento.

Turisti, viaggiatori occasionali o abituali saranno attratti dal mare Adriatico e dalla sua lunga storia di relazioni culturali, sociali, economiche e politiche, intessute tra le comunità che popolano entrambe le sue sponde.

Spettacolari i modelli digitali tridimensionali delle più importanti tra le statue in bronzo che costituivano il carico della nave affondata a Punta del Serrone, poco a nord di Brindisi, in età tardo antica, probabilmente nel IV-V secolo d.C: opere d’arte in rottami, raccolte e imbarcate come materiale da riciclare per rifonderne il metallo, e i cui meravigliosi originali sono esposti in città nel museo archeologico Ribezzo e i cui avatar saranno protagonisti in Cina nell’ambito della mostra “Portus: nel mare degli antichi”, di prossima inaugurazione.

Tra le bellezze della provincia di Brindisi, la piccola baia di Torre Santa Sabina, dagli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso e ancor di più in occasione delle campagne di scavo archeologico subacqueo condotte dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università del Salento tra il 2007 e il 2012, ha restituito un immenso patrimonio sommerso di merci, di vite e di naufragi:  da brocche, coppe, tazze alle anfore impiegate per il trasporto del vino dalla Grecia e dall’Egeo, particolarmente richiesto anche dalle popolazioni locali (i Messapi).

Sarcofagi  del relitto di San Pietro in Bevagna, del relitto di Torre Sgarrata e del relitto di Saturo, lungo la costa ionica. Le opere d’arte del dio Thot dalle acque di Porto Cesareo la statua di Kore da quelle del Mar Grande di Taranto.

Troviamo ceppi d’ancora e contromarre in piombo dai fondali di Acque Chiare, Pedagne e Punta del Serrone.

A raccontare un paesaggio costiero ancora più antico, la ricostruzione della Grotta della Poesia, con visita immersiva e riproduzione delle iscrizioni graffite sulle pareti della grotta.

Infine, a esprimere i significati delle storie dei naufragi della nostra epoca, l’importante opera dell’artista contemporaneo, Costas Varotos proveniente dal museo d’arte contemporanea di Atene, l’elica della Katër I Radës, la motovedetta albanese che affondò al largo di Otranto nel marzo 1997 provocando la morte di 81 persone, a cui è dedicato il Monumento all’umanità migrante installato nel porto della città adriatica.

Comitato scientifico

La mostra è il proseguio  della narrazione iniziata a Trieste con la mostra "Nel mare dell'intimità. L'archeologia subacquea racconta l'Adriatico", a cura di Rita Auremmia, dalla poetica espressione di Predrag Matvejević: il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l'Adriatico è il mare dell'intimità.

Il progetto di Brindisi si avvale di un comitato scientifico composto da Luigi De Luca (direttore del Polo biblio-museale di Lecce), Flavia Frisone, Riccardo Guglielmino, Katia Mannino, Emilia Mannozzi (Polo biblio-museale di Brindisi), Maria Piccarreta (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Brindisi, Lecce e Taranto), Giuliano Volpe (Consiglio superiore dei Beni Culturali, Università di Foggia), Antonella Antonazzo, Luigi Coluccia, Giusi Giaracuni, Marcella Nuzzo (Tpp) e Anna Lucia Tempesta (Museo Sigismondo Castromediano, Lecce).

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