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Io, l'ecstasy, la morte sfiorata: la storia di Giorgia Benusiglio

All'Itt Giorgio un incontro molto coinvolgente con gli studenti e gli insegnanti sulle droghe che ti strappano la vita

BRINDISI - “Io non sono nessuno per dirvi di non drogarvi, ma se deciderete di farlo sarete davvero pronti a pagarne le conseguenze sul vostro corpo?”. Sono parole forti quelle rivolte da Giorgia Benusiglio ai ragazzi delle classi seconde dell’Istituto Itt Giorgi. Il nome di Giorgia è ben conosciuto tra chi si occupa di educazione adolescenziale: la sua storia ha riempito le pagine dei giornali e, da qualche anno, forma i ragazzi di tutte le scuole d’Italia sulle conseguenze, talvolta fatali, dovute all’uso di stupefacenti.

Giorgia aveva diciassette anni quando una sera assunse mezza pasticca di ecstasy, la pillola colorata col sorriso beffardo, capace di far addormentare per sempre chi l’assume. Subito dopo il consumo, le sue condizioni di salute peggiorarono drammaticamente: le dosi di veleno per topi e piombo, contenute nella droga, ne compromisero il quadro clinico, rendendo necessario un trapianto di fegato entro sei ore dal ricovero o la ragazza sarebbe morta.

Oggi Giorgia ha trentasei anni, è viva ma porta con sé le cicatrici di tanti interventi, di complicazioni operatorie e dei farmaci antirigetto che deve prendere quotidianamente se vuole vivere e raccontare la sua storia a circa ottantamila ragazzi ogni anno. “Se siete pronti ad affrontare diciassette ore d’intervento chirurgico, con la paura di non poter mai più vedere le persone che amate, se siete consapevoli che potrete rimanere immobili a letto per mesi con dolori lancinanti, allora sì che potrete farvi del male”.

Giorgia Benusiglio-2Gli studenti ascoltano attoniti le parole di Giorgia: un racconto tutto d’un fiato, con poche pause perché i ragazzi presenti sono affamati della verità e sembra quasi che i respiri dell’aula magna si sincronizzino, tanto è il trasporto che riesce a regalare. Le droghe offrono sogni effimeri, vivono poche ore prima dall’obnubilamento e della fase down, dell’angoscia psichica e della possibile necrosi degli organi. Fa sentire super i ragazzi dai piedi d’argilla, i quali hanno bisogno di dare un senso surreale alla propria vita, illudendosi che non vi sia un prezzo salatissimo da pagare per quei pochi momenti drogati di invincibilità.

Giorgia durante il suo discorso nomina spesso la ragazza che l’ha salvata, Alessandra, vittima di un incidente stradale che le ha tolto la vita ma non la possibilità di poter continuare a vivere anche attraverso la stessa Giorgia donandole il proprio fegato. “Adesso so che Alessandra è con me, la porto sempre in ogni posto che vado, in ogni giorno che vivo come se fosse l’ultimo”.

Il messaggio inviato è il più grande gesto d’altruismo che una persona può fare, un significato forte che le scuole hanno il dovere di comunicare: la donazione del sangue o degli organi. E’ l’unicità della vita a dare motivazioni così nobili: l’abbraccio dei propri genitori o delle persone più care, piccoli e grandi desideri da realizzare, od anche una singola lacrima che solca il viso, suscitata da una forte emozione.

Vita e morte, tanto contrapposte semanticamente ma così unite in molte storie commoventi, sono al centro della storia di Giorgia e di molti altri ragazzi che decidono di entrare nel circolo vizioso delle droghe. Mattia, Adele, Ilaria e Michele sono solo alcune vittime recenti della mortale seduzione di queste sostanze, e Giorgia Benusiglio li nomina con profondo trasporto ed affetto, trasmettendo le proprie sensazioni a tutti i presenti, compresi gli ospiti con lei sul palco: alla preside Maria Luisa Sardelli e al comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Pierpaolo Manno.

L’incontro si conclude dopo due ore volate via come un battito di ciglia, con tante domande di insegnanti ed alunni. Prima di lasciare l’aula magna gli studenti intitolano l’incontro appena concluso “#SI’ al ballo, NO allo sballo”, arricchendo la pagina social di Giorgia Benusiglio con un’altra storia a lieto fine.

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