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"Ambiente, innovazione sociale e arte": così Mesagne può diventare capitale italiana della cultura

Questa mattina presso l'aula consiliare di Mesagne si è svolta la conferenza stampa, in cui sono intervenuti in ordine il consulente per le poliche culturali Marco Calò, il sindaco Antonio Matarrelli e l'architetto Simonetta Dellomonaco. Hanno spiegato come Mesagne sia arrivata a raggiungere la finale, e come possa fare ad acquisire il titolo di capitale italiana della cultura 2024

MESAGNE - "Ringraziamo tutti i comitati per il supporto, così come porgo un grazie al sindaco e a Simonetta Dellomonaco" afferma Marco Calò, consulente per le politiche culturali, che in questo modo apre la conferenza stampa tenutasi oggi, martedì 1 febbraio, presso l'aula consiliare della città messapica. Il fine era quello di annunciare ufficialmente la selezione di Mesagne tra le dieci finaliste che si contenderanno il titolo di capitale italiana della cultura 2024 i prossimi 3-4 marzo.

"Noto che, isole escluse, Mesagne è l'unica realtà selezionata del sud Italia. - Continua - Questo aspetto ci stimola ancora di più e fa apprezzare il lavoro svolto finora".

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Calò passa la parola al sindaco Matarrelli: "Questo obiettivo è un simbolo di riscatto che deriva dal cambiamento radicale che negli ultimi anni ha interessato la nostra comunità. I blitz del malaffare delle ultime ore, svolti grazie alle autorità di pubblica sicurezza, testimoniano che a Mesagne non c'è spazio per restaurare la criminalità. E' un risultato che deriva dallo sforzo delle amministrazioni degli ultimi 30 anni. - Prosegue - Mesagne ha una storia di 3000 anni e forse noi spesso siamo assuefatti da tanta bellezza; poi quando i visitatori vengono da fuori e lo fanno notare, ci ricordiamo.

"Abbiamo lavorato seguendo 3 asset: ambiente, innovazione sociale e arte. - Specifica Simonetta Dellomonaco, coordinatrice dell'area tecnico-scientifica - Abbiamo provato ad immaginare un modo diverso di essere umani, strutturando un percorso che ha avuto inizio dal punto di partenza in cui si trovava Mesagne. La crescita che ha interessato la città si deve in gran parte all'associazionismo: nel corso negli anni sono state aperte circa 140 associazioni di promozione socio-culturale!"

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"Se l'umanità è arrivata ad affrontare alcuni fenomeni come la pandemia, l'inquinamento o l'oppressione dei deboli, qualche motivo ci deve essere. Il cambiamento non è rimandabile. Tra l'altro io penso che esso possa essere perseguito solo da noi, dalle piccole realtà; perché i grandi sistemi non si scardinano".

Continua dicendo: "Abbiamo lavorato studiando i 142 punti dell'agenda 20-30, cercando quali tra questi potessero essere in linea con le nostre idee, e ne abbiamo trovati molti. Nel progetto la campagna, oggi in stato di abbandono, riveste un ruolo fondamentale. 

Ma come posso fare io a dire ad un giovane di oggi di andare a lavorare in campagna? Per questo abbiamo pensato a delle idee che mirino all'obiettivo di una campagna digitalizzata, che unisca musica e arte; istituendo, inoltre, delle iniziative che sfruttino l'intelligenza delle piante, secondo quanto teorizzato dal noto botanico Stefano Mancuso".

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