Angelo dei Boomdabash: "Che triste spettacolo a Giancola"

L'artista ha inviato alcune foto di una spiaggia dove ancora regnano degrado, rifiuti e relitti spiaggiati, e morte

BRINDISI – Non sono solo artisti di fama, ma vivono anche le problematiche del territorio in cui sono nati e vivono. Recentemente hanno sostenuto la campagna contro la violenza di genere, sono sempre accanto al volontariato che si occupa delle categorie più deboli. Sono a tutti gli effetti parte importante della cittadinanza attiva di questa provincia. Ci saranno passati in tanti, dalla spiaggia di Giancola dopo la tempesta dei giorni scorsi, ma è stato Angelo Blazon dei Boodabash a premurarsi di fotografare la situazione e di inviarci questo messaggio.

“Sono di ritorno da una passeggiata al mare a Torre Testa ed ho visto uno spettacolo agghiacciante. Oltre alla spazzatura, baracche diroccate e arrugginite peggio delle favelas brasiliane. Mi sono addirittura imbattuto in un delfino spiaggiato (forse un tursiope stremato dalla burrasca, ndr). Potevo denunciare la cosa dalla pagina di Boomdabash ma a dir la verità mi sono vergognato, perché noi brindisini non ci meritiamo tutto questo, e visto che la nostra pagina ha tiratura nazionale mi chiedevo se la vostra testata potesse denunciare questa situazione”, ha scritto Angelo Blazon a BrindisiReport.

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E noi lo facciamo, come sempre. Abbiamo parlato della bellezza struggente che ha quel tratto di costa tra due antiche torri di guardia (Torre Guaceto e Torre Testa), della sua storia millenaria, dai villaggi del Neolitico alle fornaci delle fabbriche di anfore in età romana, del suo ruolo di approdo per i rifornimenti d’acqua delle navi greche, romane, arabe.

Abbiamo parlato dell’erosione che la sta distruggendo e modificando a ritmi sempre più elevati, mangiandosi sabbia e falesia argillosa. Abbiamo parlato del progetto di parco archeologico e di recupero della costa e della torre di Giancola, già Sito di interesse comunitario per l’aviofauna, che l’attuale amministrazione comunale intende realizzare. Pubblichiamo le immagini di chi cerca di estrarre i pregi paesaggistici dal piattume dell’abbandono, perché ama la propria terra.

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E abbiamo parlato anche del grande problema delle plastiche in mare, e di una condizione particolare della nostra costa, terminal di un orientamento delle correnti del Canale d’Otranto che ci è sfavorevole, e che consegna a noi tutto ciò che gli scarichi pirata di navi e pescherecci senza scrupoli rilasciano al largo, non visti, impuniti. Vi è anche una teoria secondo cui persino gli effetti degli scarichi in mare delle miniere di arsenico dell’Albania giungano sino alla nostra costa e penetrino nelle falde costiere.

Tutto ciò richiederebbe probabilmente un progetto dedicato, da candidare ai fondi Interreg riservati ai Paesi adriatici della Ue, da integrare nella campagna di lotta alle plastiche in mare, che non può e non deve essere solo confinata ai mesi estivi, ma deve coprire anche i mesi invernali. Sarebbe necessario dare un riconoscimento formale e sostanziale al volontariato che generosamente si impegna in periodici interventi di pulizia, dare una sede e un sostegno a queste associazioni spontanee, in maniera tale da “arruolare” altri cittadini, e perché no, anche i migranti che vivono nella nostra provincia.

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Si spende troppo poco per la tutela e la bonifica delle nostre coste, i progetti procedono molto lentamente, la bellezza viene oltraggiata ogni giorno anche da cittadini senza scrupoli (coloro che pretendono tutto dallo Stato senza nulla dare, a parte i loro rifiuti abbandonati ovunque), oltre che da processi naturali e dagli effetti del riscaldamento globale. Alle parole devono seguire i fatti. Tutto questo sta dietro le foto che ci ha inviato Angelo Blazon, cittadino preoccupato per la sorte del nostro territorio, come tanti altri, noi inclusi.

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