"Stato e banche non lascino gli imprenditori nelle mani degli usurai”

L’appello di Fai e di Libera: “Poche denunce, ma dopo il lockdown molti settori sono in difficoltà

Dopo il periodo difficile del lockdown, l’imprenditoria brindisina tenta di ripartire, ma l’ombra dell’usura si allunga sulla realtà economica locale. Fabio Marini della Fai e Valerio D’Amici di Libera sono d’accordo: “Lo Stato e le banche devono aprire i cordoni della borsa, devono elargire credito ai nostri imprenditori”. Altrimenti, ridotti allo stremo, sono facili prede dei cravattari.

L’allarme non va fatto passare in sordina: la criminalità, organizzata e non, è sempre attiva. Di recente a Torre Santa Susanna una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine ha dato vita a un eclatante tentativo di estorsione. Oggi (giovedì 30 luglio 2020) il Nucleo investigativo del comando provinciale carabinieri di Brindisi, con il supporto dei militari del comando provinciale di Bari e dello Squadrone eliportato cacciatori “Puglia” ha arrestato cinque persone (due ai domiciliari) che hanno tentato un’estorsione ai danni dell'amministratore di una ditta di Fasano.

Il racket è sempre un’attività trainante dell’economia criminale, così come l’usura. Quest’ultimo problema era evidente già prima della pandemia: nel 2019 la Puglia è stata la regione che ha fatto registrare il maggior numero di aiuti erogati alle vittime dell’usura dal “Comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura ” del ministero degli Interni. Per quanto riguarda il territorio brindisino, nell’ultima relazione semestrale della Dia è scritto nero su bianco che il problema esiste, ma è sommerso: “Restano sempre marginali gli episodi denunciati, sebbene (l’usura, ndr) resti una pratica molto diffusa”.

“Quando noi interveniamo – spiega Fabio Marini, presidente della Federazione delle associazioni anti-racket e anti-usura italiane di Mesagne e coordinatore regionale – tramite fondazioni e sportelli, è già troppo tardi. Vuol dire che l’imprenditore si è già rivolto all’usuraio. Chi può intervenire prima è il governo. E le banche”.

Fabio Marini

Le banche sono proprio il tasto dolente della questione, perché spesso tengono i cordoni della borsa saldamente chiusi. Marini continua il suo appello spiegando che “noi della Fai riceviamo molte richieste d’aiuto. La mancanza di liquidità causata dal Covid e il fatto che spesso le banche non concedono neanche i famosi 25mila euro, i prestiti anti-Covid, rendono la situazione difficile. E più si andrà avanti con l’emergenza, più si andrà a peggiorare. Noi abbiamo partecipato a diversi tavoli con la Banca d’Italia e Abi, ma la situazione è questa”.

La Fai può intervenire solo quando il danno è fatto, quando l’imprenditore in mancanza di difficoltà è già in balìa degli usurai. L’intervento consiste in un aiuto psicologico e amministrativo, per far fronte alla criticità. Un altro fenomeno importante e nocivo è quello dell’acquisizione di un’azienda inizialmente sana che poi incontra problemi di liquidità da parte delle organizzazione mafiose. “Nel Barese e nel Leccese è un fenomeno ormai frequente, nel Brindisino ancora no, ma non dobbiamo abbassare la guardia”. Per questo Fabio Marini lancia il suo appello: Governo e banche, aiutate gli imprenditori a non finire nelle mani degli usurai.  Anche perché, poi, è difficile venire fuori da questa rete.

“Le denunce sono poche, ma non vuol dire che il fenomeno non esista, anzi – spiega Valerio D’Amici, referente del presidio Libera di Brindisi e membro del coordinamento provinciale – La nostra percezione è che durante il lockdown in molti sono stati costretti a rivolgersi a prestiti non ‘istituzionali’ e pericolosi. Libera ha proposto #Giustaitalia, un manifesto per far ripartire l’Italia. Sono 18 proposte suddivise in tre aree strategiche per mettere al centro i diritti sociali, assicurare la trasparenza nella gestione degli appalti, prevedere la tracciabilità del sostegno alle imprese, applicando bene e senza scorciatoie le norme che già esistono. Noi nel Brindisino stiamo contattando le istituzioni locali per rilanciare queste proposte. Come dice don Ciotti, noi dobbiamo fare da pungolo”.

Valerio D'Amici-3

Marini e D’Amici sono concordi nel lanciare l’appello a Stato e banche, ma anche nel ricordare agli imprenditori in difficoltà o vittime dell’usura che non sono soli. L’assenza di denunce non è un indice positivo, vuol dire che le vittime non hanno fiducia nelle istituzioni. Però le associazione tengono a far sapere loro che non sono soli. La Fai ha i suoi sportelli a Ceglie Messapica, Francavilla Fontana, Mesagne e San Vito dei Normanni. Libera, attraverso il suo numero verde 800.582.727 fornisce aiuto a chi si trova in difficoltà a causa di racket e usura.

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