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Le associazioni: "Forte a Mare, occorre mostrare uno spirito costruttivo"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di AmareForteAmare dopo le polemiche seguite all'inaugurazione

Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata da Centro Turistico Giovanile, Club Soroptimist Fondazione Di Giulio, Italia Nostra, Legambiente, Teatro delle Pietre e WWF e indirizzata a Barbara Davidde (soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce) e, per conoscenza, al sindaco di Brindisi Riccardo Rossi.

Manifestiamo grande apprezzamento per l'incarico conferitole che fa seguito a quello di coordinatrice nazionale per l'archeologia subacquea. Riteniamo, con la presente, necessario fornirle alcune precisazioni alla luce degli atti emessi, delle dichiarazioni fornite e delle polemiche innescate in merito ai lavori di restauro del Castello Aragonese di Brindisi. Le scriventi associazioni, facenti parte del coordinamento AmareForteAmare, da molti anni si occupano di attività di sensibilizzazione e promozione culturale concernenti il castello che, è bene ribadirlo, è un bene di straordinario pregio architettonico e storico-artistico, ma che ha anche un valore identitario per la comunità brindisina. Le scriventi associazioni hanno condiviso la decisione dell'Amministrazione comunale di realizzare un programma di gestione e valorizzazione, in seguito tradotto nell'incarico alla associazione Mecenate90 di redigere un vero piano di valorizzazione, strumento essenziale per giungere a una sdemanializzazione del Castello e del Forte con affidamento all'Amministrazione comunale di Brindisi. Tutto questo, fermo restando l'impegno del Ministero di ottenere i finanziamenti necessari previsti nel Pon cultura e altrettanto fermo restando l'obbligo dell'Amministrazione comunale di avere un piano di gestione che attestasse la sostenibilità finanziaria dell'affidamento del bene.

AmareForteAmare ha realizzato numerose iniziative che hanno visto l'entusiastica partecipazione dei brindisini e nel 2014 ha realizzato un convegno che ha posto le basi per un'intesa fra l'allora soprintendente Canestrini, l'Amministrazione comunale, Mecenate90 ed il prefetto dell'epoca Prete, il quale assicurò il pieno impegno di garantire la creazione di un centro di coordinamento degli organi di polizia in cui costantemente far confluire le immagini dell'impianto di video sorveglianza di cui dotare il complesso, reiteratamente oggetto di furti ed atti vandalici, e attraverso il quale attivare l'eventuale pronto intervento. Con Canestrini si individuò un possibile percorso che consentisse il trasferimento stabile di due uscieri della Soprintendenza nel Castello e soprattutto le associazioni attivarono una grossa pressione affinché fossero stanziati immediatamente fondi, innanzitutto per interventi di messa in sicurezza (i 5 milioni di euro poi arrivati), da attingere dai residui del Pon cultura in essere, per poi finanziare con ulteriori 20 milioni di euro, ricavabili dal nuovo Pon cultura, il restauro complessivo sulla base di un piano di gestione fondato appunto sul piano di valorizzazione. Le associazioni manifestarono anche la totale disponibilità a gestire attività culturali nel Castello e nel Forte, a verificare la realizzabilità di una struttura ricettiva nello stesso Forte nel pieno rispetto dei vincoli presenti e di un hub per il sistema delle Leghe navali nazionali; il tutto all'interno di un Piano complessivo di valorizzazione dell'isola di Sant'Andrea.

Anche nel momento in cui fu realizzata un'iniziativa pubblica per annunciare l'avvio dei lavori di messa in sicurezza e restauro, le associazioni accolsero favorevolmente la disponibilità manifestata dall'allora soprintendente Piccarreta di consentire visite guidate nel cantiere, assicurando tutte le norme in materia di sicurezza, per evidenziare l'andamento dei lavori stessi e rafforzare l'essenziale rapporto con la comunità. Le associazioni, in quella sede e successivamente, ribadirono l'esigenza di attingere ai fondi del Pon cultura per garantire un progetto complessivo di restauro all'interno di un piano di valorizzazione che comprendesse, come è doveroso che sia, l'intera isola di Sant'Andrea. Da quel momento è scattato un corto circuito di cui si è avuta la palese dimostrazione quando è stata organizzata l'iniziativa Puliamo il mondo nel settembre 2020, in occasione della quale abbiamo assistito ad un conflitto fra Amministrazione comunale e Soprintendenza perfino riguardo alla competenza nella gestione delle chiavi che consentono l'accesso all'intera area.

Paradossale è il fatto che i pescatori abbiano potuto accedere giornalmente, oltre la Darsena Grande, all'area di cantiere che giornalmente, perché ciò dimostra che le misure di sicurezza non funzionavano e che chiunque poteva entrare nell'area del castello e del forte. Abbiamo già fatto presente che le associazioni non sono state invitate all'iniziativa che consente la riapertura del Castello e del Forte per le visite guidate, ma abbiamo voluto manifestare a eli, in qualità di nuova Soprintendente, la disponibilità delle associazioni alla collaborazione e alla gestione di attività culturali che potrebbero essere associate a quelle che si spera possano portare alla realizzazione dell'eco villaggio Brindisi Ostello Nautico nell'area attigua al Forte. Presupposto essenziale è il confronto costruttivo fra le parti interessate e ciò richiede il chiarire preliminarmente lo stato dell'arte.

Va detto, innanzitutto, che soltanto una forte partecipazione delle istituzioni interessate e il coinvolgimento della comunità nella gestione di questa fase di riapertura possono evitare il ripetersi di atti vandalici accaduti negli ultimi anni quando il Castello e il Forte sono stati abbandonati, senza accogliere le proposte avanzate alla Soprintendenza sopra citate e la disponibilità offerta dalla Prefettura di gestire l'impianto di video sorveglianza, garantendo anche il pronto intervento delle forze dell'ordine. Questa riapertura è provvisoria perché va riaperto il cantiere essendo stati stanziati ulteriori 5 milioni di euro ed essendo indispensabile il progetto esecutivo fondato sulla destinazione d'uso e soprattutto sul vecchio programma di valorizzazione già approvato dal segretariato regionale del Mibact e dalla Soprintendenza, programma a cui ha fatto seguito il Piano di valorizzazione che l’Amministrazione comunale ha il dovere di portare a compimento con un progetto esecutivo.

Attendiamo che, quindi, le parti si incontrino, ognuna mostrando spirito costruttivo, il Ministero attraverso il finanziamento dei lavori e la consegna del bene chiavi in mano e l'Amministrazione comunale presentando il Piano di valorizzazione e quello di gestione, dimostrando di garantirne la sostenibilità e la partecipazione della comunità, in primo luogo attraverso le associazioni.
 

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