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Stalking occupazionale: assolti membri di consiglio di amministrazione di cooperativa

Assolti in primo grado perché il fatto non costituisce reato. La sentenza è stata emessa nella giornata di ieri, lunedì 13 maggio, dal Tribunale di Brindisi nella persona del giudice Simone Orazio

LATIANO – Assolti in primo grado perché il fatto non costituisce reato i sette membri del consiglio di amministrazione di una cooperativa sociale di Latiano accusati di ‘stalking occupazionale’ dall’amministratrice uscente della stessa cooperativa, nonché socia cofondatrice. La sentenza è stata emessa nella giornata di lunedì 13 maggio dal Tribunale di Brindisi nella persona del giudice Simone Orazio.

I fatti risalgono al 2016, dopo il rinnovo del consiglio di amministrazione. I sette con ruoli di presidente, vice presidente e consiglieri, avrebbero, in concorso tra di loro, molestato con condotte vessatorie “reiterate, poste in essere anche sul posto di lavoro in modo miratamente sistematico e prolungato” la socia cofondatrice tanto da provocarle “un perdurante e grave senso di emarginazione, di frustrazione e un’ansia crescente, ingenerando nella stessa un fondato timore per la propria incolumità psicofisica e tale da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita. Con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di autorità”. Da settembre a dicembre del 2016 avrebbero inviato una serie di comunicazioni scritte in cui chiedevano conto di comportamenti (assenze per malattia) o la trasmissione di documentazione. 

All'esito di una lunga e complessa istruttoria dibattimentale, le accuse dell'ex amministratrice sono risultate totalmente prive di fondamento, tanto che lo stesso Pm ha chiesto in udienza una sentenza di assoluzione. Il Tribunale di Brindisi ha quindi assolto tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste” in relazione ad alcuni espisodi menzionati nel capo di imputazione e “perché il fatto non costituisce reato” in ordine ai restanti episodi.  Prima dell'instaurazione del processo penale, il nuovo CdA aveva deliberato l'esclusione dell'amministratrice uscente dalla cooperativa, attribuendo alla stessa alcune condotte gravi ed incompatibili con i suoi obblighi di socia. Tale delibera era stata impugnata dalla stessa ex amministratrice davanti ad un Collegio Arbitrale, che però aveva dato ragione al nuovo CdA, ritenendo pienamente legittima e giustificata la decisione di escluderla dalla cooperativa. La predetta decisione era stata poi confermata dalla Corte di Appello.

Tornando al processo penale, l'istruttoria dibattimentale ha permesso di accertare che le iniziative assunte dal nuovo CdA nei confronti dell'amministratrice uscente, lungi dall'avere carattere vessatorio o persecutorio, erano in realtà delle iniziative non solo legittime ma doverose, ossia rese assolutamente necessarie dalla condotta di quest'ultima, oltre che dall'esigenza di garantire il funzionamento della cooperativa. In sintesi, nessun atto vessatorio o persecutorio era stato commesso dagli imputati. 

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Francesco Cascione, Emilio Antonio Lucisani e Umberto Bardicchia.  

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