Bracciante investito, Cgil: "Mettere in sicurezza migranti e richiedenti asilo"

Il segretario generale della Cgil Antonio Macchia interviene sull’incidente verificatosi nella tarda serata di sabato 13 giugno

BRINDISI – Il segretario generale della Cgil Antonio Macchia interviene sull’incidente verificatosi nella tarda serata di sabato 13 giugno quando un 28enne nigeriano, bracciante agricolo, è rimasto ucciso mentre percorreva a piedi la strada provinciale che collega Tuturano a Brindisi.

Macchia porta l’attenzione sui “lavoratori invisibili” e chiede l’intervento del prefetto. Il 28enne, da quanto appreso, lavorava in campagna “in nero”. Aveva moglie e figlia in Africa.

“Tale condizione di “lavoratore invisibile” è simile a tante altre ed è stata ingenerata dalla stretta legislativa di fine 2018, che ha comportato l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, insieme alle forti limitazioni normative volte a contingentare il numero di permessi di soggiorno per motivi di lavoro dei cittadini extracomunitari.

“Il dispiegarsi di queste normative avversano ogni forma di umanità e non considerano che oramai questi ragazzi, che svolgono prevalentemente l’attività di bracciante sui nostri territori, hanno il diritto ad essere rispettati come persone innanzitutto e come lavoratori. La legge sul caporalato evidenziava la necessità di far emergere il lavoro nero e combatterlo attraverso l’adozione di adeguati interventi di prevenzione a cominciare dai mezzi che contemplassero linee di trasporto per e dal posto di lavoro, nonché nuovi strumenti che regolarizzassero la loro condizione di senza fissa dimora”.

“Ora, con la pandemia in atto tutto sembra più difficile poiché questi lavoratori che quasi sempre risultano senza fissa dimora non possono più vivere da eterni “fantasmi”. È opportuno che della questione venga investito il Prefetto anche in virtù dei nuovi poteri a loro conferiti dall’inizio dell’emergenza sanitaria, per allestire e/o requisire immobili, oltre che per disciplinare con presidi appositi la loro condizione di lavoratore migrante. Ciò al fine di garantire una sistemazione alloggiativa e mettere in sicurezza migranti e richiedenti asilo presenti sul territorio”.

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