Cgil e Cisl sul Bilancio del Comune, appello al sindaco: "Tutelare le fasce fragili"

Le segreterie territoriali delle organizzazioni sindacali tornano a sollecitare un incontro di merito con l'amministrazione in cui si possano valutare le possibilità di azione

BRINDISI - Abbiamo appreso dagli organi di stampa della mancata approvazione, entro il 31 ottobre scorso, del bilancio previsionale da parte del Comune di Brindisi. I problemi sappiamo essere complessi. Molti di noi si erano rasserenati sulle condizioni economiche dell’ente dopo le dichiarazioni del commissario Giuffrè, che terminava il suo incarico affermando che Brindisi poteva affrontare con maggiore tranquillità il futuro. Purtroppo, evidentemente, il commissario non aveva avuto modo e tempo di procedere al riaccertamento straordinario effettuato nel corso del 2019, che ha fatto emergere altri “debiti fuori bilancio”, dopo un efficace monitoraggio, che ha riguardato trasversalmente ogni settore, oltre a una cifra complessivamente grave di “crediti di dubbia esigibilità”, e un’incapacità dell’ente “di riscuotere con tempestività” i propri crediti.

Ci sarebbe altro da evidenziare, ma basta leggere la delibera di approvazione del piano pluriennale di riequilibrio finanziario di gennaio 2020 per capire che c’è stata un’incapacità complessiva della macchina amministrativa considerato che, solo perché questa amministrazione ha sentito il dovere di “vederci chiaro”, dal 2018 al 2019 il disavanzo finanziario è passato da 1,4 milioni a 54,7 milioni di euro. Non restava altro che applicare le norme e procedere per risanare.  Come parti sindacali abbiamo preso atto della necessità del piano di riequilibrio, considerata la gravità della situazione, ma dichiarando da subito che non potevano essere le fasce più fragili dei cittadini brindisini a pagarne le conseguenze. Intendiamo anziani, minori, disabili e famiglie in condizione di povertà. Brindisi applica le tariffe più alte come tassazione locale e, quindi, la tutela delle persone economicamente e socialmente svantaggiate deve essere garantita. Ciò significa che si può tagliare su tutto ma non si possono privare i cittadini dei servizi socio-assistenziali. Adi, Sad, asilo nido, ormai riconosciuto servizio educativo da garantire e non più servizio a domanda individuale, tutti i servizi alla persona in condizioni di svantaggio, devono essere salvaguardati.

Avevamo chiesto di procedere con verifiche e approfondimenti durante il corso dell’anno, così come avevamo già fatto proposte concrete negli incontri di gennaio e febbraio scorsi, su come gestire l’Adi coinvolgendo direttamente l’Asl, perché parliamo di un servizio socio-sanitario integrato, integrazione mai concretamente realizzata, specie nell’ambito territoriale di Brindisi. Purtroppo, ancora oggi, il servizio non è stato rimodulato nella direzione che come organizzazioni sindacali abbiamo indicato essere la più idonea: una gestione Asl attraverso la cooperativa attualmente affidataria con la compartecipazione al 50 percento da parte dei Comuni dell’Ambito, permangono, quindi, grossi problemi sia per la presa in carico di nuove domande di Adi, sia per tutti i lavoratori impegnati sul servizio.

Riguardo gli altri servizi, l’emergenza Covid ha stravolto ogni cronoprogramma. E’ diventata prioritaria la tutela della salute e l’emergenza alimentare per tanti nuclei familiari in grave difficoltà economica. I servizi sono stati sospesi per problemi di sicurezza sanitaria. Alla ripresa, l’ente è andato avanti per proroghe. L’ultima copre fino al 31 dicembre 2020. E poi? Ecco che la richiesta inviata già da tempo al sindaco di un incontro di approfondimento specifico sul bilancio, da parte di Cgil, Cisl e Uil territoriali, unitamente alle categorie dei pensionati, Spi, Fnp, Uilp, titolati a un confronto di merito sulle politiche sociali, rimasta a tutt’oggi senza riscontro, ci preoccupa fortemente. Superato il 31 ottobre, siamo nella fase di proroga dei termini concessa dal Prefetto. Tempi molto ristretti ormai ed è per questo che esprimiamo profondo rammarico.

Caro Sindaco, un confronto costruttivo con le parti sociali, specie di fronte a una situazione complessa come quella che stiamo vivendo, deve essere considerato una risorsa per qualsiasi interlocutore, sia pubblico sia privato. Come rappresentanti sindacali ci sentiamo di affermare che l’autoreferenzialità non paga, e avremmo tante domande da fare rispetto anche agli interventi previsti nel piano di riequilibrio, che consideriamo importanti in una visione di condivisione dei percorsi di risanamento e di miglioramento della qualità della vita dei brindisini, specie delle persone anziane, che sono sempre più numerose. Dato il mezzo di comunicazione, ne evidenziamo solo due. Oltre alle risorse aggiuntive previste per i Comuni in fase di riequilibrio finanziario, sono arrivati finora aiuti per oltre 2 milioni di euro per l’emergenza Covid, con l’ultimo decreto si aggiungono altri 636.469,02 euro, specifici per spesa sociale e trasporto scolastico.  Certo poca cosa rispetto alle necessità, ma considerato anche il risparmio dovuto ai mesi di sospensione, in che modo si riesce a rimodulare il bilancio previsionale evitando il taglio sui servizi sociali? E’ vero che, secondo i parametri di Opencivitas, l’ente spende oltre il fabbisogno sul versante dei servizi sociali ma a fronte di un’erogazione dei servizi meno efficace in termini qualitativi e quantitativi rispetto ad altri Comuni con circa lo stesso numero di abitanti. Allora bisogna non tagliare ma individuare soluzioni per una spesa congrua e rispondente ai bisogni delle persone, magari guardando all’internalizzazione come risparmio e come stabilità occupazionale per i tanti lavoratori interessati.

E’ stato evidenziato, poi, che lo sforamento maggiore come costi si è registrato sul servizio rifiuti: oltre 10 milioni di euro, ma come mai nel piano non è prevista alcuna misura per calmierare tale spesa che è percentualmente molto più alta della media regionale? Aldilà dell’appello delle parti politiche dell’opposizione che invocano il commissariamento, svolgendo il tradizionale gioco di parte, che rispettiamo, ma che, per le ataviche incapacità di gestione finanziaria che sono emerse, crediamo che non dovrebbero sentirsi del tutto escluse da passate responsabilità, e che  troviamo, quindi, alquanto stridente con la tutela dell’interesse generale della città, siamo profondamente convinti, anche alla luce della programmazione delle risorse economiche del recovery fund, dei progetti già finanziati che si stanno per realizzare, che pensare al commissariamento dell’ente significa abdicare nuovamente rispetto a un impegno di rinascita sociale, politica e culturale di questa nostra città. E’ per questo motivo, caro sindaco, che torniamo a sollecitare un incontro di merito con le organizzazioni sindacali in cui si possano insieme valutare le possibilità di azione per far sì che il cambiamento auspicato per Brindisi prosegua pur tra le tante difficoltà contingenti.

Michele Almiento, segreteria generale Spi Cgil Brindisi

Piero De Giorgio, segretario generale Fnp Cisl Taranto/Brindisi

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