Aro, compensi censurati per 219.600 euro: somme ancora da restituire

Comune mette in mora cinque ex componenti dell’ufficio, dopo le obiezioni sollevate dall’ex sindaca Carluccio. Uno ha versato tutto

BRINDISI – Cinque ex componenti dell’ufficio Aro su sei sono stati “messi in mora” dal Comune di Brindisi, con nuovo invito alla restituzione delle somme percepite, ma “censurate nel 2017” perché non dovute in quanto “prive di giustificazione amministrativa”. La contestazione si riferisce a 219.600 euro.

Il caso

Angela Carluccio 2-2-4A distanza di più di due anni, dalla richiesta di “ripetizione degli importi”, l’iter è ancora in corso: solo uno dei due ex segretari generale di Palazzo di città ha versato quanto le era stato chiesto dall’Amministrazione, all’esito della verifica interna posta in essere dagli avvocati del Comune, Monica Canepa ed Emanuela Guarino, su richiesta dell’ex sindaca Angela Carluccio.

Il caso dei compensi liquidati ai componenti dell’ufficio Aro (Ambito di raccolta ottimale dei rifiuti) risale all’Amministrazione centrista del primo sindaco donna di Brindisi. Carluccio il 6 marzo 2017, tornata in città dopo una missione a Rimini, scoprì che c’era stata la liquidazione degli importi in favore di sei persone, tra dirigenti, funzionari e dipendenti, con riferimento a tre anni. Somme contestate dagli avvocati interni e dal collegio dei revisori dei conti, sul fronte della legittimità, perché non aderenti al principio della onnicomprensività, più volte pronunciato dalla Corte dei Conti. L’ex prima cittadina, a quel punto, chiese un parere all’Ager, l’Agenzia regionale dei rifiuti, e ottenne la conferma della censura, azionando quindi l’iter per la restituzione delle somme.

La messa in mora

Cosa è successo da allora? E’ accaduto che il Comune ha chiesto la restituzione delle somme ai sei componenti dell’ufficio. La prima lettera risale al 9 maggio 2017, la seconda allo scorso 16 gennaio. Con quest’ultima missiva, l’Ente ha “provveduto alla messa in mora, concludendo il procedimento teso al recupero delle somme liquidate”.

Più esattamente, la messa in mora riguarda due dirigenti, un funzionario e un dipendente. Nel caso di un dirigente, l’Amministrazione ha incassato l’assegno bancari pari a 34.988,90 euro, comprensivo di 157,55 euro a titolo di interessi legali maturati nel periodo di tempo fra il 26 febbraio 2017 e il 31 gennaio scorso. Risulta ad oggi pendente, il ricorso dello stesso dirigente nei confronti del Comune. In un altro caso, l’Ente ha operato la “compensazione degli importi Aro con crediti” e risultano da versare 3.851,32 euro.

Per un dipendente, invece, è stata notificata a Palazzo di città la sentenza del Tribunale di Brindisi con conseguenziale reiterazione della richiesta di restituzione delle somme “non ancora esitata”.

I conteggi

Nelle operazioni di conteggio, l’Ente ha ricordato che la “ripetibilità delle somme non può essere esclusa per la buona fede del percipiente, rilevando la buona fede soltanto per la restituzione dei frutti e degli interessi”. E ancora che “il recupero degli emolumenti indebitamente corrisposti, costituisce per l’Amministrazione datore di lavoro, il doveroso esercizio di un vero e proprio diritto oggettivo a contenuto patrimoniale”, in base all’articolo 2033 del Codice civile. Infine che “per unanime e consolidata giurisprudenza, il recupero delle somme va operato al netto dei contributi e delle imposte versate”.

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