Lunedì, 2 Agosto 2021
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"L'errare del cerchio", la prima silloge di Mariangela Rosato

Nata a San Pietro Vernotico e cresciuta a Torchiarolo, dopo la laurea alla Sapienza di Roma oggi vive a Parigi

BRINDISI - Esce con il titolo “L’errare del cerchio” la prima intensa silloge della giovane poetessa Mariangela Rosato, nata a San Pietro Vernotico nel 1994 e cresciuta a Torchiarolo. Mariangela Rosato ha amato la poesia sin dall’infanzia. Ha conseguito una laurea magistrale cum laude in Scienze politiche e relazioni internazionali alla Sapienza di Roma, con una tesi in Diritto Pubblico, ed ha vinto vari premi accademici che le hanno permesso di studiare ed effettuare delle ricerche scientifiche presso l’università Sorbonne di Parigi ed altre università della capitale. Collabora con varie riviste accademiche e attualmente vive tra Parigi e Roma.

MARIANGELA ROSATO 2-2-2

La silloge “L’errare del cerchio”, pubblicata nella collana di poesia “Nuova poetica 3.0” della casa editrice Transeuropa Edizioni, racchiude trentacinque componimenti poetici. Tre i temi presenti nell’opera: l’universale interrogativo sull’esistenza umana e sul ruolo dell’irrazionale nelle nostre vite, l’incontro con nuovi orizzonti e, ultimo tema, la crisi che interessa le democrazie contemporanee, una crisi che passa dall’anomia nei rapporti interpersonali alla distruzione dell’ambiente. Per sapere qualcosa in più della prima raccolta poetica di Mariangela Rosato, BrindisiReport haì posto qualche domanda alla poetessa.

Quando nasce il suo amore per la poesia?
“L’amore per la poesia risale alla mia infanzia. Uno dei miei bisnonni, infatti, scriveva poesie e questo mi ha sicuramente incuriosita ad esplorare tale forma di espressione artistica. L’interesse per la poesia é andato avanti nel corso di tutti i miei studi sino a diventare più concreto e maturo nel periodo universitario. Ho portato avanti i miei studi universitari a Roma per la quale ho lasciato Torchiarolo, la piccola realtà da dove provengo e a cui resto sempre legata. Roma mi ha travolta sin da subito permettendomi di vivere forti esperienze destinate a nutrire in modo decisivo la mia passione per il componimento poetico, nonché per tutto ciò che è legato all’arte e alla creatività. Ricordo, inoltre, con grande nostalgia le ore che al liceo Palmieri dedicavamo alla lettura e all’approfondimento della poesia francese. Un’esperienza da cui è germogliato pian piano il desiderio di scoprire la cultura francese e in particolare la voglia di vivere a Parigi che poi è esplosa durante gli ultimi anni universitari. “L’albatros” di Baudelaire o, ancora, “Rappelle-toi Barbara”/ “Ricordati, Barbara” di Jacques Prévert sono sicuramente i testi della poesia francese che mi hanno
maggiormente affascinato".

Come nasce la silloge "Lerrare del cerchio"?

“Come dicevo, nel periodo universitario ho sentito la necessità di dedicarmi in maniera più sistematica alla poesia, senza dubbio perché mi sentivo libera di esprimermi senza particolari restrizioni. Tuttavia, i componimenti non trovavano necessariamente una forma definita, anzi spesso mi accontentavo di dettarli alle mie amiche durante le nostre uscite romane a Trastevere, di scriverli su fogli ambulanti che poi raccoglievo in una cartellina e di riportali sui muri della mia camera. Scrivevo così tanto sul muro, senza neanche rendermene conto, che un giorno la signora che veniva a fare le pulizie nel collegio dove alloggiavo è entrata nella mia camera e, vedendo tutte quelle scritte sui muri, pensò che fossero parole poco decorose. La voce fece il giro dell’istituto e dovetti cancellare tutto e spiegare che erano solo delle poesie. Senz’altro senza quello stimolo che mi ha spinta a riscrivere i versi sui fogli, le poesie sarebbero rimaste ancora lì e con molta probabilità le avrei perse. Non c’era, quindi, una precisa intenzione di pubblicare un libro, se non un desiderio molto vago e sporadico. Sono poi partita per Parigi e mi sono resa conto di aver tanto materiale a cui era arrivato il momento di dare una forma più chiara. Questo mi ha permesso di recuperare la famosa cartellina piena di foglietti che ogni giorno si riempiva, di sistemare, in parte, tutto ciò che avevo scritto e di entrare in relazione con Transeuropa Edizioni, una casa editrice innovativa nel panorama editoriale
italiano, che mi ha permesso di pubblicare la mia prima raccolta nella loro collana dedicata alla poesia “Nuova poetica. 3.0”

Quanto può dare la poesia ai giovani?
“Più che “quanto può dare la poesia ai giovani”, io direi quanto può dare la poesia alle persone in generale, senza vincoli di età specifici. La poesia, la scrittura e l’arte, infatti, hanno un ruolo fondamentale, soprattutto in un periodo di passaggio come quello che stiamo vivendo. La poesia, in particolare, permette di riflettere su noi stessi mettendoci in discussione e al contempo ci inserisce in uno spazio altro nel quale il verso può diventare uno strumento di rivendicazione, di espressione e soprattutto una lente di ingrandimento con cui decifrare la realtà che ci circonda. Nella poesia credo che si possa dare forma soprattutto ad esperienze che coinvolgono, attraverso uno stile nuovo e innovativo, tutte le figure del nostro tempo. La poesia è realtà, parla della realtà e mette al centro la realtà e lo fa utilizzando suoni che corrispondono a tipi precisi, onomatopee e ripetizioni cantate che descrivono ciò che viviamo, sentiamo, percepiamo, tocchiamo.”

Quale sogno vorrebbe realizzare nel nuovo anno?

“Eh vorrei realizzare tanti sogni nel corso del nuovo anno, ma ciò che mi auguro è di poter fare ciò che mi fa sentire libera. Vorrei continuare a dedicarmi alla scrittura, alla poesia che mi permettono di viaggiare senza barriere e di tornare in tutti i luoghi dove ho lasciato parti di me quando voglio, alla riflessione, all’apprendimento. Mi auguro soprattutto di imparare tante cose nuove, cose interessanti e cose che mi diano sempre nuovi stimoli per crescere e migliorarmi. Mi auguro di crescere come persona, come donna, come umana.”

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