Storie di parenti dei contagiati: "Portare la biancheria, un rischio"

La moglie di un paziente positivo ricoverato nel reparto di Medicina del Perrino racconta la paura di lasciare la busta del cambio

BRINDISI - Attorno a questa emergenza che, anche, la provincia di Brindisi sta attraversando non sono da sottovalutare le difficoltà logistiche ed emotive che quotidianamente vivono i parenti dei pazienti che sono ricoverate nei vari ospedali del territorio, ormai, riconvertiti per buona parte per accogliere i pazienti Covid-19. Difficoltà legate, ad esempio, all'assistenza o al semplice cambio della biancheria per il proprio congiunto. Una di queste storie è stata raccontata alla nostra redazione dalla moglie di un paziente ricoverato all'ospedale Perrino di Brindisi da circa un mese. Un tumore segna già la vita di questo padre che quindici giorni fa è risultato, anche, positivo al coronavirus. Un primo trasferimento nel reparto di Pneumologia a causa della polmonite ed il passaggio, poi, in Medicina.

Prima dei decreti e prima scoperta della positività al Covid-19, la nostra lettrice si recava in ospedale per la visita e per portare al marito il necessario o, semplicemente, un sorriso e una parola di conforto. Poi è arrivato il coronavirus e la signora si è vista costretta ad auto isolarsi per quindici giorni senza poter vedere nessuno, men che meno il marito che nel frattempo era stato trasferito di reparto in una zona, ovviamente, diversa da quella che la donna conosceva, dati i cambiamenti avvenuti all'interno della struttura.

La signora è tornata in ospedale solo ieri, venerdì 27 marzo, alle ore 13, così come indicato in un volantino appeso dalla Asl fuori dalla porta dei reparti che regolarizza giorni ed orari di ingresso per lasciare una piccola busta di plastica con la biancheria pulita: il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle ore 13 alle ore 14. Ieri erano circa 40 i parenti che attendevano di poter lasciare i sacchetti con i cambi, visto che non è consentito vedere i propri congiunti. Da più parti in quella fila è stata chiesta la cortesi al responsabile di turno nel gabbiotto all'ingresso di non entrare ma, se possibile, di consegnare le buste nei reparti, seppur era loro consentito farlo. 

 "Ho paura di contagiarmi - spiega la signora - perchè ho già attarversato questa fase e so cosa significa. Purtroppo la persona che era nel gabbiotto ha risposto che lui non avrebbe potuto farlo e che, comunque, mai avrebbe portato le buste nei reparti e che potevano rimanere anche nel prato. Non potevo non portare la roba pulita a mio marito ma non è una risposta nei confronti di persone che stanno già vivendo una situazione difficile. Sono entrata, mi hanno misurato la temperatura, ma ho dovuto girare in ospedale almeno mezz'ora per capire dove fosse stato spostato mio marito, in ambienti che, sappiamo tutti, per quanto controllati, sono ad alto rischio di contagio". 

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