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Conclusi i solenni festeggiamenti per San Giovanni Bosco

Nelle tre giornate precedenti la celebrazione solenne, l’attenzione è stata posta su tre aspetti della figura del santo: il suo essere padre, maestro ed amico della gioventù

BRINDISI - I Salesiani di Brindisi hanno festeggiato ieri, domenica 31 gennaio, la festa del loro santo fondatore, San Giovanni Bosco. Il sacerdote piemontese, che aveva a cuore la salvezza eterna di tutti i giovani poveri e privi di istruzione che incontrava, è stato ricordato con una santa messa solenne presieduta da monsignor Domenico Caliandro, Arcivescovo di Brindisi-Ostuni. La solenne celebrazione, apertasi con il saluto del parroco della parrocchia “Sacro Cuore”, don Ercole Stefano Cinelli Sdb, si è svolta nel rispetto della normativa anti-Covid ed è stata sentita e partecipata dalla comunità parrocchiale, che sin dalla metà del mese di gennaio ha seguito gli appuntamenti e le attività, svoltesi anche on line, organizzate dalla casa salesiana di Brindisi per vivere al meglio la solennità di san Giovanni Bosco.

Nella sua omelia, monsignor Caliandro, sviluppando la Parola di Dio, ha applicato a San Giovanni Bosco il titolo di “profeta”. “Lui è nato nel 1815 ed è morto nel 1888”, afferma, “prima ancora che la psicologia facesse oggetto della sua riflessione le tappe della crescita, della vita umana. San Giovanni Bosco, illuminato solo dall’amore, capisce le tappe della vita dell’uomo”. L’arcivescovo ha ricordato che al tempo di don Bosco un bambino era considerato uguale ad un uomo. I bambini, le persone, erano solo forza lavoro bistrattata. E don Bosco ne fece oggetto del suo servizio, illuminato dal Signore. Caliandro ha ricordato inoltre come don Bosco sia stato incompreso soprattutto dai poteri del tempo, come abbia lottato senza tirarsi indietro. E definisce don Bosco “un grande restauratore del cuore umano”. Dava fiducia e speranza a tutti. 

festa don bosco 2-2

Nelle tre giornate precedenti la celebrazione solenne del 31 gennaio durante le sante messe delle ore 18, l’attenzione è stata posta su tre aspetti della figura del santo: il suo essere padre, maestro ed amico della gioventù. A parlare di don Bosco come “Padre” è stato il parroco della cattedrale di Brindisi, don Mimmo Roma, che ha presieduto la santa messa di giovedì 28 gennaio. Don Mimmo ha evidenziato l’affetto, l’attenzione e la dedizione che don Bosco aveva nei confronti dei giovani che incontrava. In lui tutti trovarono un padre generoso e generativo. Don Mimmo ha tratteggiato la paternità di don Bosco, molto legato alla figura di San Giuseppe, partendo dall’ultima Lettera Enciclica di Papa Francesco, “Fratellli Tutti” e dalla Lettera Apostolica “Patris Corde”, scritta dal Santo Padre in occasione del 150mo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa universale. 

Del don Bosco “Maestro” ha parlato invece Padre Francesco Rutigliano, parroco della chiesa Ave Maris Stella di Brindisi, che ha celebrato la santa messa di venerdì 29 gennaio. Per Padre Francesco, don Bosco è una bella figura di santità, ricca di sfumature, attuale, necessaria. Nella sua omelia ha coniugato il Vangelo con una sintesi pedagogica di don Bosco, dando una definizione di maestro ed evidenziando qual è il compito di un buon educatore: ossia seminare sempre, come un uomo che getta il seme su un terreno, con perseveranza. L’intuizione di don Bosco è stata, per il parroco dell’Ave Maris Stella, quella di vedere nei giovani l’opportunità di lanciare un seme che potesse stimolarli a farli diventare ciò per cui erano nati. Il buon Maestro, infine, deve saper scegliere il seme da gettare, guardandone sempre il potenziale. 

Sabato 30 gennaio, ultimo giorno del Triduo, a presiedere la celebrazione eucaristica è stato invece il delegato ispettoriale di Pastorale Giovanile, don Gianpaolo Roma Sdb, che sviluppando la Parola di Dio ha parlato del don Bosco “Amico”. “Considerare don Bosco amico diventa il coronamento del suo essere Padre, del suo essere Maestro”, afferma don Gianpaolo. “Pensare don Bosco amico significa inquadrarlo in una relazione profonda di amore, con tutto quello che questo può significare nella nostra vita”. Il delegato ispettoriale ha evidenziato come don Bosco sia stato prima di tutto amico del Signore e come abbia imparato da Lui ad essere amico degli altri, dei giovani e nostro amico. Contemplare don Bosco come amico significa, per don Gianpaolo Roma, dilatare il nostro cuore per imparare ad accogliere quei gesti di affetto, di amicizia, che ci vengono rivolti da chi ci è attorno. “Guardare don Bosco come amico”, conclude, “scardina il nostro cuore, ci dà una spinta profonda ad andare verso gli altri. E gli altri non sono quelli distanti, sono quelli che ci sono accanto”.  

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