Servizi al cittadino: operatori ed utenti chiedono incontro con il sindaco Rossi

Sono 71 i firmatari della richiesta tra assistenti sociali, educatori, operatori sociali, operatori socio sanitari, psicologi, psicoterapeuti e sociologi

BRINDISI - "I servizi sociali ed il welfare rischiano un duro colpo nei nostri territori. Si restringono sempre più i margini della tutela sociale per le famiglie, per i minorenni, per la prevenzione, la cura e la riduzione del disagio sociale anche nei casi più estremi e dirompenti". E' quanto affermano gli operatori ed utenti dei servizi centro contro l’abuso ed il maltrattamento all’infanzia, centro per la famiglia-servizio di mediazione, centro affidi, sportello sociale, assistenza domiciliare ai minori (Adm), assistenza domiciliare integrata agli anziani (Adi), punto luce (riguardo ai lavoratori in mobilità presso il Cag e città dei ragazzi), centro di aggregazione giovanile e città dei ragazzi, in merito al funzionamento ed alla programmazione dei servizi destinati ai cittadini di Brindisi, alcuni dei quali chiuderanno il 31 luglio, altri il 30 settembre (tranne il Cag che slitta alla fine del primo trimestre del 2021) con nessuna prospettiva di prosecuzione, tranne una ipotesi tampone di proroga al 31 dicembre 2020.

"Tutto questo - si legge nella lettera indirizzata sl sindaco Riccardo Rossi, ai componenti della giunta del Comune di Brindisi, alle organizzazioni sindacali della provincia di Brindisi e al forum regionale del terzo settore - mentre la drammatica fase emergenziale della pandemia ha evidenziato quanto sono diventate fragili ed inesistenti le strutture di protezione sociale che erano state ridotte o smantellate dalle politiche di riduzione della spesa pubblica perseguendo i miraggi del liberismo e della privatizzazione lucrativa o di scarico e delega strumentale del far fronte al disagio al volontariato. Proprio dal senso di impotenza ed inefficienza delle istituzioni nel fronteggiare la protezione dei cittadini si riscopre l’urgente necessità a riaffermare i servizi per il cittadino previsti dalle legislazioni sociali di questi ultimi 20 anni". Come la legge n285/97 che tutela le famiglie, i minorenni e le fragilità sociali, la legge quadro n.328/2000 per la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali, la definizione dei Liveas e dei Lea.

"Ora - si legge ancora nella missiva - il paventato dissesto economico del Comune di Brindisi colpisce questi servizi, o almeno così pare, visto che non ci è nota ancora nessuna iniziativa e programmazione per governare questa fase critica. Non ci è dato sapere se ci sono idee ed iniziative per sostenere il sistema dei servizi sociali cittadini e di Ambito. Dagli stati generali del governo, proprio in questi giorni, è stato approvato un emendamento importante che rende obbligatorio da parte delle Regioni realizzare il comma 4 dell'articolo 22 della legge 328/2000 relativa ai Liveas. In concreto: servizio sociale professionale segretariato sociale per informare i cittadini, servizi di pronto intervento per le situazioni di emergenza sociale, assistenza domiciliare, strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità, centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario sono diritti esigibili obbligatori".

I firmatari, pertanto, chiedono di attivare nell’immediato i tavoli di co-programmazione per cercare le prospettive di mantenimento e migliorative dei servizi già esistenti e co-progettare iniziative e attività per soddisfare, laddove possibile, i bisogni espressi e letti della popolazione e un incontro con l’amministrazione comunale ed il sindaco Rossi per conoscere "gli intendimenti politici rispetto all’organizzazione del welfare locale con possibili soluzioni per il 2021".

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