Brindisi. Tedesco (Cgil Fp): "Subito tamponi al personale del 118 e ai soccorritori"

Già da metà marzo il sindacato aveva esposto all’assessorato regionale della salute, l’esigenza di sottoporli al test faringeo

BRINDISI -  Riceviamo e pubblichiamo una nota di Pancrazio Tedesco, segretario generale della Cgil funzione pubblica, con richiesta al direttore del dipartimento promozione della salute Regione Puglia, Vito Montanaro, al direttore generale della Asl di Brindisi, Giuseppe Pasqualone e al direttore 118 di Brindisi, di effettuare con urgenza tamponi a tutto il personale 118 compresi i soccorritori volontari.

In questa fase di grave epidemia, non vi è alcun dubbio che tutti gli operatori sanitari sono in trincea e non ci possiamo permettere di certo che chi è chiamato a dover dare le cure, possa invece diventare il paziente da curare e rischiare la vita. C’è tutta la catena del soccorso da mettere in piena sicurezza, non solo con la consegna dei dispositivi di protezione individuale che ancora purtroppo stenta ad essere adeguata, ma anche con la verifica costante a cominciare da chi sta in prima linea, ovvero dagli operatori del 118/Ppit, compresi i soccorritori volontari che a causa del loro status lavorativo non hanno alcuna tutela contrattuale ma sono lì in prima linea con gli altri colleghi , e dal personale dei pronto soccorso, passando per quello dei reparti più a rischio, per finire poi con chi lavora nelle altre divisioni ospedaliere.

E’ concreto, infatti, il pericolo che si ripetano casi di molti pazienti, la cui diagnosi non è stata subito interpretata con la giusta cautela e prevenzione, allocati in corsie e reparti prima di risultare positivi al test. Alla luce della notizia di avanti ieri di un operatore 118 positivo al Covid-19, si chiede, pertanto, con forza,  l’estensione di tamponi a tutto il personale che opera nei Ppit e sulle ambulanze del 118 che sono i primi (ed unici) ad intervenire in prima linea al domicilio dei pazienti.

Quello che preoccupa, però, è il numero delle persone potenzialmente esposte al contagio calcolando il tempo di incubazione ed il lavoro svolto dall'operatore adesso diventato paziente.  Ciò significa avere portato, potenzialmente e inconsapevolmente , il Covid-19 nelle corsie. Chi è chiamato a prestare cure e ad operare nei luoghi di intervento su cui vengono allertati in primis, non può di certo finire ad essere il paziente da curare. Aldilà dei turni massacranti, sono lavoratori che fanno rientro a casa e, se contagiati e non debitamente controllati, potrebbero trasferire il virus ai loro familiari: una catastrofe.

Non è sicuramente questo il tempo delle polemiche, e non lo sarà, ma è evidente che una responsabilità oggettiva dei vertici aziendali e dell’assessorato della salute c’è, a tempo debito faremo partire gli opportuni accertamenti affinché chi ha sbagliato, paghi e paghi nella maniera più pensante, poiché sbagliare è lecito ma perseverare è diabolico; adesso possiamo solamente sperare che quanto da noi suggerito parecchi giorni orsono venga attuato in tempi brevissimi. Naturalmente il nostro pensiero adesso va soprattutto al dipendente del 118 , come del resto a tutti gli operatori sanitari infettati tempo nei giorni addietro , che è risultato positivo al virus, nella speranza che stia bene, che guarisca il prima possibile e che non abbia contagiato a sua volta altri colleghi o altre persone. 

Non si può arrivare a questo punto: questo non è tollerabile  e se non si fanno i tamponi in via preventiva a tutto il personale Seus, con regolarità e in via preferenziale, non vedremo più un’ambulanza in città. La contagiosità del personale asintomatico,  se non viene monitorata, diventa un grave pericolo. Non scatta infatti il dovuto isolamento del personale o perché i tamponi non vengono fatti o perché quando vengono fatti, se non ci sono sintomi, non costituiscono freno all’attività lavorativa in attesa dell’esito. Il personale opera normalmente ma non vi è quindi certezza della contagiosità. Un fatto davvero inammissibile. 

Già da metà marzo avevamo esposto con una nota  che avevamo trasmesso all’assessorato regionale della salute, l’esigenza di proteggere gli operatori del 118 con adeguati Dpi e di sottoporli a tampone faringeo anche se asintomatici, proprio per evitare che dall’esposizione dovuta alla professione svolta potesse derivare una diffusione del contagio tra gli operatori sanitari che, oltre a mettere in pericolo se stessi poi avrebbero messo a repentaglio anche i malati con cui vengono a contatto, gli stessi operatori sanitari con cui vengono a contatto e le loro stesse famiglie. È innegabile che il reperimento dei necessari dpi e dei reagenti sia un problema globale, ma proprio per questo occorre una strategia che consenta la massima tutela di chi combatte in prima linea nel momento dell’emergenza.

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Occorre porre immediato rimedio prima che sia troppo tardi. Senza ambulanze, che fine faremmo? Pertanto, chiediamo che tutti gli operatori sanitari siano sottoposti a test diagnostici Covid-19.

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