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Moduli “salva spiagge” efficaci ma frenati dalla burocrazia: il caso di una Start up brindisina 

L’amministratore: “Il nostro sistema anti erosione funziona e riscuote consensi, ma gli iter autorizzativi sono fermi. Entro fine mese costretti a restituire un finanziamento regionale”

BRINDISI – I moduli contro l’erosione costiera di una start up brindisina ottengono un importante riconoscimento internazionale, ma a livello locale rischiano di insabbiarsi nei meandri degli iter autorizzativi. E’ il caso della Teti srl, azienda amministrata da Giuseppe Tamburrano, titolare del brevetto di un sistema già applicato con successo nella riserva marina di Torre Guaceto. Tamburrano ha concepito delle barriere ecosostenibili che possono essere ancorate sull’arenile tramite una struttura movibile per lo scorrimento dell’intero impianto su paletti in acciaio. In questo modo le dinamiche del moto marino sono sfruttate per “intrappolare” i sedimenti sabbiosi, senza compromettere le aree limitrofe. Da qui l’efficacia.

Il progetto approda a Bruxelles

A Torre Guaceto, dove questo sistema è stato installato fra la primavera e l’estate 2022, il livello dell’arenile si è innalzato di circa 40 centimetri in un tratto di costa lungo circa 100 metri. Forte anche di questo risultato, la start up ha conquistato un’importante vetrina europea. “Nei giorni scorsi – dichiara Tamburrano – il progetto della Teti Srl è stato selezionato fra le 100 soluzioni innovative lanciate da ‘The Arch’ (associazione francese senza scopo di lucro, ndr) per accelerare la transizione ecologica”. I progetti saranno presentati pubblicamente fra il 2 e il 7 giugno 2023, in occasione degli appuntamenti del “The Arch Meetings” che culmineranno con un evento finale in programma presso la sede del parlamento europeo, a Bruxelles. Il sistema della Teti Srl era stato inoltre inserito nel “Rapporto spiagge 2022” edito da Legambiente nel capitolo “Buone pratiche contro l’erosione costiera e per la gestione degli arenili”, mentre nel 2021 si è aggiudicato il premio come miglior Start-up della Puglia nell’ambito del premio “Cna Cambiamenti”.

Gli intoppi burocratici

Il progetto insomma funziona e riscuote consensi, ma ha incontrato un ostacolo che rischia di diventare insormontabile. Quale? Le lungaggini burocratiche. "Puglia Promozione – spiega Tamburrano – tramite il bando ‘Tecnonidi’ ci ha riconosciuto un finanziamento per l’ingegnerizzazione del progetto. Ma se entro il 30 marzo non rispetteremo il cronoprogramma di spese, dovremo restituire i soldi”. Si tratterebbe, insomma, di una brusca frenata per la start up. Il tassello mancante è l’autorizzazione all’installazione del sistema presso due spiagge del Salento. Le committenti sono l’associazione delle Marine di Conca Specchiulla, a Otranto (Lecce), e Lido San Giovanni Srl, a Gallipoli (Lecce). 

Nei mesi scorsi la giunta comunale di Gallipoli, su richiesta della società Lido San Giovanni, ha dato incarico agli uffici comunali di trasmettere il progetto agli enti competenti, per l’avvio del procedimento autorizzativo. Ma quali sono gli enti competenti? Secondo la Provincia di Lecce, come si evince da una lettera inviata all’amministrazione comunale di Gallipoli e al concessionario, è la Regione Puglia che dovrà indicare l’iter da attivare per il progetto in questione. Lido San Giovanni ha quindi chiesto chiarimenti all’assessorato regionale all’Ambiente e agli uffici preposti, tramite una lettera datata 6 marzo 2023. Tamburrano si è rivolto anche all’assessore regionale al ramo, sperando in un suo intervento. Al momento, però, la pratica è ferma. Situazione analoga anche a Otranto, dove è stata avviata la procedura di conferenza dei servizi, ma ancora senza sbocchi. 

“Una situazione surreale”

“Se lo stallo non si sbloccherà nel giro di pochi giorni – spiega Tamburrano – dovremo restituire i finanziamenti regionali. Sarebbe un colpo durissimo per la start up. Tutto questo lo trovo surreale, se si considera che il nostro sistema, pur non essendo la panacea risolutiva della lotta all’erosione, funziona. Ci sono inoltre dei privati disposti a investire delle risorse per il risanamento di un bene demaniale, con zero oneri per la pubblica amministrazione. Sarebbe un’inversione di tendenza rispetto a una serie di interventi che negli ultimi hanno comportato un drenaggio di risorse in attività di ricerca, senza riscontri concreti”. 

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