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Domenica, 23 Giugno 2024
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Le diagnosticano un carcinoma ma per intervento deve aspettare oltre 2 mesi: 90 pazienti prima di lei

Protagonista una donna di 49 anni di San Pietro Vernotico che ha dovuto rivolgersi a un'altra Asl per l'intervento al seno

BRINDISI – La scoperta di un nodulo al seno, la lotta contro il tempo per una diagnosi nel più breve tempo possibile, il verdetto: un carcinoma in situ. Nuova lotta contro il tempo per la definizione del percorso da seguire, la decisione di effettuare un intervento chirurgico e la constatazione che lo stesso non potrà essere effettuato prima di un paio di mesi, perché in lista con lo stesso problema ci sono altre 90 pazienti. La scelta, quindi, di rivolgersi da altre Asl e prenotare lo stesso genere di intervento nell’arco di 20 giorni. 

Questo è quanto è accaduto a una donna di 49 anni di San Pietro Vernotico ma è quanto accade tutti i giorni nel Brindisino ad altre e tante donne che scoprono di avere questo brutto male. Un male che oggi, grazie alla Scienza e alla Ricerca può diventare solo un ricordo ma che purtroppo a causa di ‘malagestione’ potrebbe toglierti la vita. 

Va precisato che “il carcinoma duttale in situ (Dis) è una lesione pre-invasiva che, in assenza di trattamento, ha la potenzialità di evolvere verso una forma di carcinoma invasivo”. Ma due mesi possono cambiare il corso delle cose? Una delle certezze di questi e altri mali è che ogni fisico reagisce a modo proprio, e poi chi è che dormirebbe sonni tranquilli sapendo di avere un carcinoma in corpo che andrebbe tolto il prima possibile e che invece bisogna aspettare almeno due mesi e non solo per le 90 pazienti in lista ma anche perchè sta per arrivare il periodo estivo e quindi di ferie? Perché questo è stato detto alla paziente. 

Questa storia, simile a tante altre, arriva dal Perrino di Brindisi, la paziente in questione si è recata presso Senologia di San Pietro Vernotico il 22 aprile scorso. Il 14 giugno sarà sottoposta a intervento chirurgico nel Leccese, ha dovuto “cambiare” chirurgo dopo aver appreso che era la 91esima paziente in lista e che doveva aspettare il suo turno.

Nessuno punta il dito contro medici o équipe. Tutto il percorso che ha portato alla decisione di “operare” è stato eseguito a regola d'arte e in tempi celeri. Funziona così: la paziente che scopre di avere un nodulo o ha sospetti o dubbi in merito si reca presso Senologia, in questo caso a San Pietro. Unità ospedaliere (anche quella di Brindisi) ormai d’eccellenza che utilizzano macchinari d’avanguardia e personale altamente specializzato. L’équipe  si mette in moto: vengono effettuati tutti gli esami necessari, nel più breve tempo possibile. Anche la biopsia, quando c’è il sospetto che possa trattarsi di un carcinoma si cerca di “velocizzare” anche i tempi dell’esame istologico. Nel caso della 49enne l’esito è arrivato dopo 17 giorni. Poi si passa alla risonanza alla mammella per accertare o escludere la presenza di altre masse o noduli e avere un piano chirurgico. Poi il caso passa alla Breast Unit per la valutazione finale: che coinvolge le Unità di Oncologia, Centro di orientamento oncologico, Chirurgia senologica, Chirurgia ricostruttiva mammaria, Senologia interventistica, Senologia diagnostica, Servizio di Psiconcologia, Anatomia patologica, Medicina nucleare, Radioterapia, Fisiatria. Si riunisce ogni martedì. Si decide per l’approccio più idoneo che nel caso della 49enne era l’intervento chirurgico. Ed è qui che la lotta contro il tempo di cui sopra si ferma.

Alla paziente viene spiegato che prima dei due mesi e mezzo, forse anche tre, l’intervento non può essere effettuato. Perché ci sono 90 pazienti prima di lei e sta arrivando il periodo di ferie estive. E questo perché al Perrino il blocco operatorio è utilizzato da tutti i reparti e di conseguenza gli interventi di Senologia chirurgica non possono essere effettuati tutti i giorni ma bisogna rispettare un calendario. Al netto delle emergenze e priorità. Purtroppo non ci sono colpe se non la constatazione di un sistema che non funziona come dovrebbe. E va purtroppo sempre ricordato che ci sono sale operatorie in altri (ex) ospedali rinnovate e mai entrate in funzione e reparti chiusi. Purtroppo ad oggi solo al Perrino possono essere eseguiti alcuni tipi di interventi. Restando in tema di tumore al seno, quelli che riguardano casi non “urgenti”, cosiddetti “benigni” vengono effettuati a Mesagne e i casi vanno a comporre un’altra lista (con tempi di attesa anche di un anno). 

Tornando alla 49enne che aveva deciso di curarsi a Brindisi, il pomeriggio dello stesso giorno si è dovuta rivolgere privatamente a un medico del Leccese che le ha fissato l’intervento per il 14 giugno prossimo. Da quanto riferito, vista la gravità della situazione, il medico comprendendo anche la situazione non ha voluto nemmeno un compenso (dettaglio precisato per far comprendere la gravità del caso). Si è potuto fissare l’intervento in così poco tempo perché il piano chirurgico redatto dalla Senologia brindisina era completo e preciso. Il lavoro dell’équipe era stato fatto bene. Non mancava nulla, se non l’intervento. C’è poi, chi, invece, prende l’aereo e si rivolge in ospedali di fuori regione, nonostante la presenza in loco di reparti e personale d’eccellenza. Storie queste che si sceglie di raccontare solo con la speranza che si riesca in qualche modo a cambiare un sistema che si sta allontanando sempre più dai bisogni reali degli utenti, soprattutto di chi non ha la possibilità di prendere un aereo. 

La risposta di Asl

In merito all’articolo pubblicato sulla vostra testata in data odierna circa l’attesa per un intervento di tumore alla mammella di una paziente della Asl Brindisi, preme evidenziare che nonostante la correttezza dei fatti riportati, il titolo appare fuorviante per il lettore. Nel caso della donna di San Pietro Vernotico, come riportato nell’articolo, si tratta di un tumore intraduttale non infiltrante (in situ), che non richiede intervento chirurgico in urgenza.

La Breast Unit di Brindisi, fiore all’occhiello di questa Azienda sanitaria, prende in carico tutte le donne con diagnosi di cancro della mammella, che vengono inserite in una lista di priorità in base al rischio, come da linee guida nazionali. La paziente è stata informata del fatto che, trattandosi di una neoplasia non infiltrante, il suo rischio è, per fortuna, molto basso.

“La Breast Unit - specifica il dottor Saverio Cinieri, coordinatore dell’equipe multidisciplinare – prende in carico circa 500 pazienti l’anno per interventi chirurgici nell’ospedale Perrino, nell’intero percorso che va dalla diagnosi alla terapia. Inoltre, a queste si aggiungono centinaia di donne provenienti da tutta la regione, e anche dalle regioni limitrofe, che scelgono di farsi seguire dalle nostre strutture”.

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