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“Perrino” a corto di specialisti: “Medici costretti a grossissimi sacrifici”

Il presidente dell’Ordine dei medici di Brindisi: “In Pronto soccorso solo sei medici su nove in possesso dei requisiti”

BRINDISI – Un problema che da anni affligge la sanità brindisina, anche in piena pandemia costringe gli operatori sanitari brindisini a “grossissimi sacrifici”. L’ospedale Perrino è ancora a corto di specialisti. Lo denuncia il presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri della Provincia di Brindisi, Arturo Oliva, firmatario, fra l’altro, della lettera tramite la quale la scorsa settimana è stata sollevata la questione riguardante la vaccinazione di persone fuori lista, la sera del 4 gennaio.

Ma su questa vicenda Oliva, intervistato stamattina (giovedì 14 gennaio) da BrindisiReport, preferisce non addentrarsi. “Sono stato ascoltato dagli inquirenti – afferma Oliva – attendiamo di vedere le indagini di queste indagini e poi eventualmente esprimeremo ulteriori considerazioni”. Il “caso” delle dosi di vaccino anti Covid inoculate a persone che non rientravano nell’ordine di priorità è infatti al vaglio delle autorità competenti. Nei giorni corsi, come noto, i carabinieri del Nas hanno effettuato un’ispezione presso l’ospedale Perrino, dove si sta svolgendo la fase uno della campagna vaccinale.  Con un sistema sanitario messo ancora sotto pressione dal coronavirus, dunque, stride la carenza di medici specialistici in ambiti direttamente investiti dall’emergenza. “Si sta sopperendo a questa carenza – dichiara Oliva - con grossissimi sacrifici da parte degli operatori sanitari. Basta pensare al numero di guardie che vengono fatte in prestazioni aggiuntive al di là del normale orario di servizio”. 

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La criticità investe soprattutto alcune branche. “Ho parlato tante volte – ricorda il presidente dell’Ordine - degli anestesisti e dei rianimatori che in questa fase sono in primissima linea. Li vediamo coinvolti sia nell’attività di rianimatori Covid sia a continuare l’attività chirurgica. Chiaramente questo si ripercuote sulla salute dei colleghi, che non so quanto potranno durare a svolgere questo lavoro. Altra criticità è rappresentata dal Pronto soccorso dove la situazione comincia a diventare quasi drammatica, nel senso che al Perrino sono solo nove i medici in servizio e di questi nove solo sei sono i colleghi in possesso dei requisiti previsti dall’attuale normativa. Purtroppo siamo costretti a impiegare giovani colleghi non specialisti”. 

Il problema si trascina da tempo, nonostante negli ultimi anni la stessa Asl Brindisi abbia bandito diversi bandi. Come si spiega tale anomalia? “Il problema – risponde Oliva – è determinato da problemi di appartenenza geografica, nel senso che molti colleghi sono delle province Bari e Lecce. Brindisi quindi, soprattutto in passato, è stata utilizzata come una specie di porta girevole, con colleghi che arrivavano e poi immediatamente si trasferivano altrove. Addirittura adesso ci sono dei colleghi che preferiscono continuare a lavorare a tempo determinato in altre Asl, piuttosto che accettare l’indeterminato a Brindisi. E paghiamo ancora degli errori di pregresse amministrazioni in cui era stato concesso a colleghi che avevano partecipato nelle procedure concorsuali dell’Asl di Brindisi di potersi accasare altrove, prima che la Asl aveva bandito il concorso avesse occupato tutti i posti a disposizione. Questa è una situazione più volte denunciata, che non potrà essere sostenuta in futuro”. 

Al netto di tali difficoltà, però, la sanità brindisina, spiega il presidente dell’Ordine, sta reggendo bene l’onda d’urto della seconda ondata di Covid, in atto ormai da settembre 2020. “Questa seconda fase – dichiara Oliva - anche perché abbiamo maturato sia noi medici che l’amministrazione una certa esperienza, al momento la provincia di Brindisi è quella che meglio ha saputo gestirla. Tutto sommato non abbiamo mai avuto delle situazioni critiche. Abbiamo anche ospitato pazienti di altre province e tuttora non abbiamo grosse difficoltà. Chiaramente dobbiamo tanto all’organizzazione ma anche alla buina volontà dei colleghi che continuano ad operare con grosso senso di responsabilità, nonostante i numeri siano quelli che sono”. 

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