Ceglie Messapica. Mattia Lepri, storia di uno chef a domicilio tra trulli e orecchiette

Dal Piemonte a Londra, passando per Sidney fino ad arrivare a Ceglie Messapica, per amore di Maria e per mettere in tavola tutta la sua passione

CEGLIE MESSAPICA - La passione per la cucina l'ha ereditata dalla nonna Cesira con la quale, la domenica, preparava da bambino gnocchi e coniglio. La stessa passione si è, poi, trasformata in una professione vera a propria che ha portato Mattia Lepri, 29 anni, nativo di Moncalieri, in provincia di Torino, a trasferirsi, per amore e per lavoro, a Ceglie Messapica dove, insieme alla compagna Maria Convertino, ha dato vita ad Atrullia, un'agenzia di servizi per il turismo nella quale, ovviamente, il suo ruolo è quello di chef a domicilio. 

"Il ritorno in patria è stato dettato da due scelte fondamentali - spiega Mattia Lepri - primo perchè il nostro Paese iniziava a mancarci e poi perchè avevamo costruito un bagaglio di esperienze così ricco, consolidato un mestiere da mettere al servizio del nostro Paese e per il nostro Paese". La Puglia è l'ultimo porto raggiunto dal giovane cuoco piemontese che, dopo il diploma all'istituto alberghiero, ha preso padelle e valigia ed ha raggiunto Londra dove ha imparato a cucinare pientanze spagnole, giapponesi, cinesi e dove ha conosciuto Maria. Insieme, dopo quasi tre anni e mezzo, hanno scelto un'altra meta, Sidney: 19 ore di volo e altri quattro anni per affinare le proprie conoscenze nel campo della gastronomia di alta qualità in un ristorante fusion tra cucina italiana e giapponese. 

mattia e maria-2

"Il primo lavoro che ebbi a Sidney fu con una agenzia di catering di altissimo livello - continua a raccontare Mattia Lepri - prima accompagnato da chef esperti, poi ho iniziato a gestire servizi con meno persone e da li ho preso un po' di coraggio. E' particolare cucinare dal vivo, in una casa che non è un ristorante, dove non c'è la padella giusta. Ci metti la faccia in prima persona. Fino ad oggi è sempre andata abbastanza bene. Qui in Puglia, poi, oltre a cucinare, quando richiesto diamo anche lezioni di cucina tradizionale, prepariamo insieme agli ospiti la focaccia, le orecchiette, il biscotto cegliese. E' uno dei servizi che sta avendo più successo. Dalla farina allo stomaco: seguono le mie indicazioni, cuciniamo insieme e poi mangiano quello che abbiamo preparato. Lo apprezzano tantissimo e tornano arricchiti".

E per il futuro? "Faccio già quello che mi piacerebbe fare - conclude lo chef - e sinceramente non ho intenzione di aprire un ristorante mio quanto far crescere sempre di più quello che abbiamo creato qui. Ai ragazzi che vogliono intraprendere questa strada lavorativa consiglio, comunque, di fare delle esperienze all'estero dove è più facile crescere di livello e dove vengono date più responsabilità. Poi c'è l'opportunità di imparare la lingua, conoscere e confrontarsi con ingredienti e tecniche diverse e dove si può aprire la mente e pensare che la cucina italiana non è la più buona al mondo ma tutte le cucine sono buone e che ognuna ha le sue peculiarità. In patria si può sempre ritornare mettendo in pratica quello che si è imparato".  

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Nuovo Dpcm: restrizioni fino al 5 marzo. La Puglia tornerà arancione

  • Muore a 19 anni dopo forti emicranie: indagati due medici del Perrino

  • Violento impatto fra auto e moto in città: un giovane in ospedale

  • Covid, "furbetti del vaccino": ispezione dei Nas al Perrino

  • Auto si ribalta sulla provinciale: deceduto conducente

  • Puglia in zona gialla: dagli spostamenti alle aperture di bar, ristoranti e negozi, le regole fino al 15 gennaio

Torna su
BrindisiReport è in caricamento