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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Attualità Ceglie Messapica

Segretario comunale fresco di nomina ma su di lui pende un processo per maltrattamenti

Siciliano, 52 anni, Luigi Rocco Bronte, è stato nominato dal sindaco di Ceglie Messapica, Angelo Palmisano, il 29 ottobre scorso e presterà servizio sino alla scadenza del mandato sindacale

CEGLIE MESSAPICA – Sta destando non poche polemiche nell’opinione cittadina la nomina del nuovo segretario comunale del Comune di Ceglie Messapica, il 52enne Luigi Rocco Bronte, originario della Sicilia, arrivato dal Comune di Civita Castellana, provincia di Viterbo, dimessosi dopo appena una decina di giorni per “motivi personali”. Sul dottore Bronte, infatti, pende un rinvio a giudizio per presunti maltrattamenti alla ex moglie, fatti che si sarebbero verificati dal settembre 2018 al marzo 2019, per i quali, però, Bronte comparirà davanti al giudice monocratico del tribunale di Gela il prossimo 2 marzo come deciso dal gup dello stesso tribunale, Ersilia Guzzetta e come riportato dalla stampa nazionale e locale.

Una decisione, quella del sindaco di Ceglie Messapica di nominare il dottore Bronte segretario generale (che arriva, sembra, dopo la rinuncia di altri tre segretari presenti sull’albo), che pare abbia messo in imbarazzo le componenti dell’esecutivo – in giunta sono presenti due assessore – e le consigliere comunali, tanto di maggioranza quanto di opposizione, alcune ignare di questi “delicati” fatti che non tolgono valore al professionista e riguardano la sua sfera personale e privata, ma nell’epoca delle “panchine rosse”, flash mob, leggi sul femminicidio e giornate contro la violenza sulle donne, si sono chieste cosa ha portato il sindaco Palmisano ad attuare questa scelta e quali decisioni adotterà per superare questa “spiacevole” opportunità (fermo restando che l’imputato è considerato non colpevole sino all’esito del terzo grado di giudizio).  

“Io non sarei serena con questa nomina – afferma Isabella Vitale, consigliera comunale di “Radici d’impegno” – perché la figura che dovrebbe controllare la regolarità degli atti amministrativi, che tutto sia conforme alla legge, pare violi in prima persona la legge. Io non sono una giustizialista ma, nel caso che ci riguarda, questo è un problema serio, sarebbe stato opportuno non nominarlo perché difronte ad una problematica così importante, in questo momento storico, il Comune non so se può sostenere questo processo penale serio che grava su una delle figure più importanti di un ente pubblico. Ritengo che il sindaco avrebbe dovuto pensarci meglio perché, ripeto, in questo momento storico in cui la macchina amministrativa deve funzionare al meglio, tra scadenze ed opportunità, avere un problema di questa serietà è un fatto negativo, ancor più se si tratta di ‘condotte reiterate di maltrattamento’, sostenute come si legge sulla stampa nazionale da referti medici. Sono un avvocato, una donna, ho fatto parte di vari organi di parità – conclude la Vitale - ed una notizia del genere fa male e non è gradita, non fa stare sereni.”

Nell’atto di rinvio a giudizio, come si legge su numerosi siti di informazione nazionali e locali, ancora, si parla di “condotte reiterate” da parte dell'imputato che, “a causa di una morbosa gelosia”, accusava la moglie, “in modo ossessivo e pressante, di ripetuti e continui tradimenti”, “picchiandola ripetutamente con schiaffi, spintoni e pugni”. E ancora, “in quattro occasioni l’afferrò per il collo causandole lividi e lesioni, diverse fratture alle dita della mano, contusioni alla coscia sinistra, al ginocchio destro, e un trauma cranico non commotivo”, il tutto alla presenza dei figli minorenni (imputazione per i reati di cui agli artt. 61 n. 11 quinquies). Non era a conoscenza dei fatti la presidente della commissione pari opportunità del Comune di Ceglie che si è riservata di chiedere spiegazioni al primo cittadino e di confrontarsi con le componenti della commissione, sottolineando però, a nome personale, che trattasi di “situazione di non poco conto.”
 

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