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Giovedì, 22 Febbraio 2024
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Cento candeline per nonno Bruno, testimone di guerra, pace e amore per la propria terra

Arzillo nonnino che il 20 luglio scorso, circondato dall'amore di figli e nipoti, ha compiuto 100 anni. Da 65 anni con la moglie Elena, 92 anni e ha tre figli Melania, Teodoro e Vittorio, 14 nipoti e 6 pronipoti di cui una in arrivo

SAN PIETRO VERNOTICO - Cento candeline per nonno Bruno. Nei giorni scorsi l'amministrazione comunale di San Pietro Vernotico, rappresentata dal vice sindaco Giuliana Giannone e dalla consigliera Paola Sozzo, ha consegnato una targa a Bruno Renna, un arzillo nonnino che il 20 luglio scorso ha compiuto 100 anni. Da 65 anni vive con la moglie Elena, 92 anni e ha tre figli Melania, Teodoro e Vittorio, 14 nipoti e 6 pronipoti di cui una in arrivo. 

Bruno Renna è nato il 20 luglio 1922 a San Pietro Vernotico dove ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza prima di trasferirsi, negli anni '70, a Bologna. Due violente grandinate stroncarono l'agricoltura al sud Italia e così fu costretto a lasciare il suo amato paese, dove fece ritorno alcuni decenni dopo, nel 1991 per mai più spostarsi. 

Come si legge sulla pagina Facebook dell'amministrazione comunale che ha pubblicato la consegna della targa, avvenuta nella nella marina Torre San Gennaro dove il nonnino trascorre l'estate,  "Il signor Bruno ha prestato servizio militare durante la seconda guerra mondiale, quando nel 1941 fu chiamato ad indossare l'uniforme di soldato italiano, con destinazione Russia. Tra gli innumerevoli racconti che riserva a figli e nipoti si evince una grande stima nei confronti della popolazione russa e senz'altro memorabile fu il rientro in patria, con numerose tappe e non poche difficoltà".

"Racconta che, una volta arrivato a Tarvisio, dopo parecchi giorni di quarantena, avrebbe dovuto prendere un treno, ma per un colpo di fortuna non salì. Il treno fu bombardato e saltò in aria. Successivamente ci fu la guerra di liberazione contro i tedeschi, alla quale partecipó per diversi mesi. Durante il rientro, l'esercito italiano stipuló a Formia un contratto con i tedeschi, i quali avrebbero dovuto accompagnare i soldati italiani fino al luogo di origine, ma intanto l'esercito americano e l'esercito inglese iniziarono a bombardare e i tedeschi li abbandonarono in strada, senza veicoli e altro, precisamente ad Avellino, luogo da cui, 60 km al giorno a piedi, raggiunse finalmente il suo adorato paese".

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