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Migranti: tre sportelli Cgil per regolarizzare i rapporti di lavoro

Si trovano a Brindisi, Mesagne e Fasano. Le regolarizzazioni avranno una durata di sei mesi

BRINDISI – La Cgil apre tre sportelli per l’assistenza alla regolarizzazione dei migranti presenti sul territorio della provincia di Brindisi, impiegati soprattutto in agricoltura. Gli sportelli si trovano presso le sedi del sindacato a Brindisi, Mesagne e Fasano.

“L’articolo 103 del Decreto Rilancio, rubricato “Emersione di rapporti di lavoro”, introduce la possibilità di regolarizzare, mediante deposito di apposita istanza, il rapporto contrattuale con il lavoratore al fine di produrre i medesimi effetti di un contratto di lavoro subordinato con cittadini presenti sul territorio nazionale, ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o cittadini stranieri”, dicono Antonio macchia, segretario generale Cgil Brindisi, e il segretario della Flai Cgil, Antonio Ligorio.

“Si tratta di un risultato fondamentale per combattere l'emersione dei rapporti di lavoro, anche se la regolarizzazione dei lavoratori senza permesso avrà una durata temporanea di sei mesi ed il problema, pertanto, si riproporrà dopo tale scadenza temporale. Dunque, Cgil e Flai Cgil esprimono una moderata soddisfazione – dicono ancora i due dirigenti sindacali -  in attesa che il governo predisponga una nuova fase politica che faccia della buona accoglienza e integrazione dei migranti in Italia un tratto distintivo di buona politica”.

Il Decreto Rilancio rappresenta, quindi, per la Cgil brindisina “una parziale risposta per la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori, in coerenza con la Legge 199/2016 di contrasto al fenomeno del caporalato. Legge che ancora deve trovare una piena attuazione in tutte le sue applicazioni: prevenzione; vigilanza e contrasto; protezione e assistenza; reintegrazione socio-lavorativa”.

I tre nuovi sportelli “si occuperanno della regolarizzazione dei rapporti di lavoro dei migranti che, seppur presenti sul territorio nazionale e nel mercato del lavoro sommerso, siano sprovvisti di permesso di soggiorno e dunque invisibili per lo stato di diritto nel quale vivono in assenza del controllo sulla loro legittimità del loro status”.

“I migranti non devono farci comodo solo quando mettono a disposizione, per esempio, le loro braccia per raccogliere nei campi il cibo che arriva sulla nostra tavola e che una volta terminata la stagione di raccolta ritornano ad essere invisibili, ma devono avere il massimo rispetto perché stiamo parlando di persone a cui vanno riconosciuti diritti fondamentali. Persone, non braccia, non numeri”, esorta la Cgil.

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