Cgil, piano povertà: "Prorogare i contratti del personale assunto"

Nota congiunta a firma di Antonio Macchia, segretario generale, Pancrazio Tedesco segretario generale Fp, del responsabile del dipartimento e l'esecutivo del dipartimento

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma della Cgil e Cgil Fp Brindisi, dipartimento delle politiche sociali e educative, indirizzata ai parlamentari del territorio, presidente della regione Puglia, presidente dell'Anci, sindaci e altre istituzioni, con richiesta di continuità e stabilizzazione dei professionisti assunti a valere sulle risorse quota servizi fondo povertà 2018-2020 e Pon inclusione 2014-2020 (assistenti sociali, educatori professionali, amministrativi, psicologi, sociologi, tecnici dell’inserimento lavorativo).

Con la presente, il dipartimento per le politiche sociali ed educative Cgil-Fp, vuole richiamare la Vostra attenzione sulla situazione di precarietà lavorativa e familiare che attanaglia tutti i professionisti assunti a valere sulle risorse del fondo povertà 2018-2020 e del Pon inclusione 2014-2020. Nella provincia di Brindisi si contano 59 operatori del sociale tra assistenti sociali, educatori professionali, amministrativi, psicologi, sociologi e tecnici dell’inserimento lavorativo. Tutti professionisti al servizio delle fasce sociali più deboli, anche e soprattutto, in periodi di crisi economico-sociale, come quello attuale, in cui solo un approccio multidimensionale a cui si lega il lavoro di équipe costituito dai professionisti in questione può dare risposte certe e più durature alle varie forme di povertà.

I tanti operatori del sociale che stanno seguendo i percorsi legati al “reddito di cittadinanza” e alle altre misure di contrasto alla povertà, anche regionali, nel dicembre 2020 vedranno scadere i loro contratti, professionisti assunti negli ultimi anni proprio per rafforzare l’infrastruttura dei servizi per l’inclusione sociale, dopo anni di austerity e di servizi sociali territoriali con le piante organiche profondamente depauperate. Nella situazione sociale sempre più segnata dalla situazione emergenziale, il ruolo dei professionisti assunti attraverso le risorse del Pon inclusione e del fondo povertà diventa sempre più determinante e merita maggiore considerazione e il giusto riconoscimento del lavoro svolto a servizio dei più bisognosi, sempre in prima linea e con grande senso di responsabilità e spirito di sacrificio, nonostante la condizione di precarietà e il futuro lavorativo e familiare incerto. Un atteggiamento di indifferenza determinerebbe situazioni di grave carenza nella gestione dell’emergenza sociale in corso.

Nessuno strumento, nemmeno il “reddito di cittadinanza”, potrà raggiungere i suoi obiettivi di contrasto alla povertà se non si crea una pianta organica stabile di professionisti in grado di creare servizi, di fare comunità e facilitare le reti sociali. Con la legge di conversione è stato recepito l’emendamento cosiddetto Pagano-Madia al decreto milleproroghe che prevede la possibilità, per le pubbliche amministrazioni, di rinnovare i rapporti di lavoro a tempo determinato fino ad un massimo di 24 mesi, nell’ottica di una stabilizzazione a garanzia della continuità dell’accesso delle persone più fragili ai loro diritti. Fermo restando, tuttavia, che tali rapporti a tempo determinato possono avere una durata di tre anni, senza soluzione di continuità, anche in considerazione del fatto che vi sono, nell’ambito dei trasferimenti economici delle misure di contrasto alla povertà, risorse destinate, in via esclusiva, al personale già impiegato. È bene ricordare, infatti, che tutte le risorse finanziarie stanziate, ad oggi, hanno unico obbiettivo rafforzare il servizio sociale professionale, per arrivare ad avere almeno un assistente sociale ogni 5mila abitanti, e il segretariato sociale, nonché tutti gli interventi e servizi previsti a sostegno delle fasce deboli (Legge numero 33/2017 "Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali").

Pertanto, in linea con quanto summenzionato e in corrispondenza a quanto previsto dall’articolo 4 della Costituzione Italiana, il diritto morale del singolo ad avere un lavoro va di pari passo con il dovere da parte di tutti i lavoratori a contribuire al progresso dell’intera società, ed i professionisti impiegati nel Pon inclusione e nel fondo povertà ogni giorno cooperano affinché ciò si realizzi. Alla luce di quanto esposto, si chiede, la proroga dei contratti del personale assunto a valere sulle risorse quota servizi fondo povertà 2018-2020 e del Pon inclusione 2014-2020, evitando le solite assunzioni di soli 6 mesi, ovvero, evitare di dover rinunciare continuamente alle professionalità acquisite e ormai formate, risorse essenziali per il buon funzionamento e andamento dei servizi essenziali a tutela e sostegno dei soggetti più fragili. Chiediamo ai parlamentari eletti del territorio, al presidente della Regione Puglia e al presidente dell’Anci di farsi promotori e portavoce con il governo, che in questi giorni è impegnato con la stesura del disegno di legge di bilancio affinché si possa giungere ad un impegno tangibile e concreto che possa portare a stabilizzare tutti i precari dei servizi sociali territoriali.

Infine si invitano, tutti i sindaci della provincia di Brindisi, i presidenti dei coordinamenti istituzionali, i responsabili degli UdP e al presidente dell'Ordine Croas Puglia, ad un confronto in videoconferenza, volto a favorire un percorso condiviso e rendere più efficace e meno frammentarie le azioni per l’inclusione sociale sul territorio provinciale, riducendo l’eterogeneità dei servizi e delle prestazioni e migliorando la governance delle politiche sociali nel rispetto e tutela dei diritti dei lavoratori impegnati in prima linea e che vivono una grave condizione di incertezza e di precarietà assai fragile. Certi di una Vostra disponibilità e fattiva collaborazione al dialogo e al confronto su un tema, quello del precariato dei professionisti del settore in questione, che ormai non può più rimanere inascoltato, stante la situazione di collasso del personale in cui versano gli Enti locali, soprattutto nel settore dei servizi sociali che erogano prestazioni essenziali ai cittadini e alle imprese del terzo settore, come ampiamente su evidenziato.

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