Rifiuti e assunzioni condizionate da mafia: Cobas teme effetto domino

Dopo il caso Gial Plast, non unico in Puglia, il sindacato brindisino chiede incontro al prefetto di Lecce

Roberto Aprile

BRINDISI – Teme l’effetto domino su altre aziende di igiene urbana ed altre posizioni lavorative, il sindacato Cobas di Brindisi, dopo l’applicazione da parte della Prefettura di Lecce della interdittiva antimafia nei confronti della Gial Plast di Taviano, azienda che gestisce il servizio nel bacino di Gallipoli ma anche, in provincia di Brindisi, nei comuni di Ostuni, Fasano e Cisternino. Il provvedimento emesso dall’Ufficio territoriale del Governo della provincia salentina è legato alla presenza tra i circa 500 dipendenti della Gial Plast impegnati nei singoli appalti, di 30 unità con precedenti per reati cosiddetti spia di condizionamenti di tipo mafioso. Tre di questi lavoratori sono in servizio a Fasano (BrindisiReport ha dato la notizia dell’interdittiva il 21 marzo).

Il caso Gial Plast non è il primo in Puglia, e finirà davanti ai giudici amministrativi (la società si è già rivolta ad uno studio legale specializzato). Nel frattempo il 22 marzo lo stesso prefetto di Lecce ha designato un commissario per la gestione dell’azienda, affinché non si pervenga a sospensioni del servizio. In tanto i 30 lavoratori in questione hanno ricevuto le lettere di sospensione dal lavoro. Come annunciato, il Cobas di Brindisi ha a sua volta chiesto alla Prefettura di lecce un incontro per chiedere ulteriori notizie circa l’interdittiva ed una copia della stessa da sottoporre agli avvocati del sindacato.

La sospensiva antimafia

Come è noto, nei cambi di appalto del settore, la ditta subentrante è tenuta ad assorbire la mano d’opera contrattualizzata dall’impresa uscente, quindi la maggior parte del personale con contratti a tempo indeterminato viene ereditata, si può dire. E’ una delle motivazione che Gial Plast utilizzerà davanti al Tar per chiedere la revoca della interdizione. E’ chiaro che la situazione della Gial Plast non è affatto unica nel panorama delle imprese che operano nel settore della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti solidi urbani, Brindisi inclusa assieme ad altri centri della provincia.

Sta proprio in questa situazione a tutti nota la preoccupazione del Cobas. Altre interdittive potrebbero giungere, dopo quelle emesse dalle prefetture di Lecce, e prima ancora di Bari, nei confronti di varie ditte. Il periodo attuale di interim all’Ufficio territoriale del Governo di Brindisi in attesa del nuovo prefetto non consente di esplorare anticipatamente quale sarà l’evoluzione dei fatti anche nel nostro territorio, oltre al caso Gial Plast. Importante, tuttavia, in tal senso anche quella che sarà la decisione del Tar, intanto, su questo caso.

“Il provvedimento della Prefettura di Lecce ha già portato alla sospensione dal lavoro di 30 persone, colpevoli solo di avere commesso in passato dei reati e di averli espiati. Gli anni di lavoro svolto in molti casi sono dai dieci ai venti anni, passando da ditta in ditta per il cambio appalto. Addirittura nel caso di un nostro iscritto la colpa, riportata nella lettera di sospensione, è stata quella di essere stato fermato 20 anni fa dai carabinieri in un paese del Barese e rimandato a casa”, scrive in un comunicato il segretario del Cobas di Brindisi, Roberto Aprile.

"Può accadere ad altre aziende"

E conferma la propria preoccupazione: “Il provvedimento che oggi ha colpito la Gial Plast domani può interessare qualsiasi azienda che opera negli appalti pubblici. Potrebbe colpire migliaia di lavoratori che hanno ricevuto condanne in passato e che grazie al lavoro hanno avuto una possibilità di reinserimento. L’opinione dei nostri avvocati è che questo provvedimento porta dritto dritto al licenziamento, dove anche in caso di vittoria al tribunale si applicherebbe la Fornero, ricevendo pochi mesi di indennità”.

“Proprio per questo nella lettera che abbiamo spedito alla Prefettura di Lecce – prosegue il Cobas - facciamo riferimento alla palese violazione dell’articolo 27 comma 3 della Costituzione Repubblicana che dispone: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Il diritto al lavoro

“Insomma, se le trenta persone unitamente tra di loro avessero costituito un sodalizio criminale allo scopo di imporre alla società, ai Comuni interessati, delle scelte a loro vantaggio economico i provvedimenti avrebbero avuto un senso e denunciati alla autorità giudiziaria. Qui si dice, siccome in passato hai avuto condanne rimani sempre bollato come delinquente e non potrai mai lavorare per il resto della tua vita. Qui si scardina non solo l’articolo 27 ma tutta la Costituzione”, sostiene il Cobas di Brindisi.

“Una legge che rinnega il diritto al lavoro per milioni di persone e che li condanna a morire di fame o a ritornare a delinquere. Una legge cosiddetta antimafia ma che nella sostanza non lo è assolutamente. Gli aspetti sollevati dalla interdittiva antimafia rivolta alla Gial Plast supera i confini locali per diventare secondo noi una questione nazionale, forse trascurata troppo fino ad oggi. Il Sindacato Cobas sosterrà le ragioni di questi lavoratori colpiti da provvedimenti ingiusti – è l’impegno - ed interesserà il Ministro della Giustizia, Bonafede, affinché si faccia chiarezza su una legge che di antimafia non ha proprio nulla, anzi corriamo il serio rischio di alimentarla”.

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