Brindisi, riparte il servizio Adi: le criticità sollevate dal sindacato Shc

Il sindacato professionale Human caring Sanità chiede un incontro all'amministrazione comunale

BRINDISI - Il sindacato professionale Human caring Sanità – Shc Puglia solleva delle criticità rispetto alla ripartenza del servizio di assistenza domiciliare integrata (Adi), da parte del Comune di Brindisi, dopo la sospensione causata dalla pandemia da Covid-19. Lo fa attraverso una lettera aperta a firma della delegata aziendale della Coop. Genesi Puglia, Antonella Mita, e di Antonio Squarcella, di Shc Puglia, inviata al sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, e all’assessore ai Sercizi sociali, Isabella Lettori. 

Nella lettera si rimarca come in altre città il servizio sia stato potenziato per dare supporto ai malati e alle loro famiglie, mentre “Il Comune di Brindisi ha lasciato gli stessi, senza preavviso, in stato di totale abbandono e di conseguenza ha creato un fermo lavorativo degli operatori socio sanitari”.  “In contemporanea, il servizio Sad (assistenza domiciliare a persone disabili, ndr) – si legge ancora nella lettera - ha goduto di continuità sfruttando ‘l’opinabile ‘ dichiarazione di servizio di emergenza rivolto ad utenza con scarsa rete parentale. Servizio, il quale, è stato svolto inizialmente con dispositivi di protezione individuale completamente inappropriati”.

“In base agli accordi verbali più volte discussi nelle opportune sedi – prosegue il sindacato - veniva dichiaratala possibilità di passaggio del personale Adi Comunale ad altro Ente quale Asl. Questi intenti venivano manifestati dall’Amministrazione in tempi ancora lontani dal Covid-19 e che, ad oggi, non hanno raggiunto alcun riscontro”. Inoltre vengono contestate le modalità con cui il servizio è stato riattivato a partire da oggi, in quanto “non tutti gli operatori sono stati richiamati al servizio a seguito di un esiguo numero di Pai che verranno distribuiti con la continuità dell’operatore sulle singole utenze”. “Questa ripartizione – secondo il sindacato Shc  - consente un numero massimo di sole 2 ore lavorative giornaliere su 30 settimanali per ogni operatore reintegrato con tutte le difficoltà che ne possono conseguire in un periodo di pandemia non ancora terminata”.

Il sindacato rimarca inoltre che “ad oggi non è stato possibile visionare il documento di valutazione dei rischi aziendale con modifica Covid-19 già richiesto precedentemente, né è stata comunicata formalmente la durata del mandato del servizio”. E in attesa che la richiesta di incontro venga accolta, “ad oggi gli operatori in Fis da marzo non hanno ancora ottenuto nessuna remunerazione dall’Inps e si ritrovano con un’incognita lavorativa futura promessa già dallo scorso gennaio a seguito della discussione del bilancio comunale che annunciava il pre-dissesto”. 

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