Caos tamponi: pazienti su tutte le furie all'ospedale di Mesagne

Confusione sui risultati dei test cui sono stati sottoposti i degenti post acuzie. La testimonianza: "Non ho ancora capito se sono positiva o negativa"

MESAGNE – C’è confusione nella comunicazione degli esiti dei tamponi ai pazienti Covid ricoverati presso l’ospedale di comunità di Mesagne, destinato alle persone uscite dalla fase acuta della malattia, ma ancora contagiose. Una confusione tale che stamattina (lunedì 6 aprile) i degenti sono andati su tutte le furie, dando vita a una sorta di protesta.

“Chiariamo subito – dichiara a BrindisiReport Stefania Radeglia, una delle pazienti ricoverate – che non abbiamo nulla contro i medici e gli infermieri che si prendono cura di noi. Anzi, siamo profondamente grati nei loro confronti perché ci trattano veramente bene. Il problema è che molti di noi non riescono a capire se sono ancora positivi al Covid, oppure se si sono negativizzati”.

Emblematica è la vicenda che riguarda proprio Stefania Radeglia. “Lo scorso 18 marzo – racconta – sono stata trasportata all’ospedale Perrino. Dopo aver atteso per sei ore in ambulanza sono stata scaricata in Pronto Soccorso, dove sono stata sottoposta al tampone. L’esito del test è arrivato dopo ben otto giorni”. Fortunatamente le condizioni di salute di Stefania migliorano progressivamente fino al trasferimento, lo scorso 27 marzo, presso il reparto Covid post acuzie di Mesagne. Ma nel frattempo anche i due figli e il marito della malcapitata vengono sottoposti a tampone.

“L’esame – afferma ancora Stefania Radeglia – è stato effettuato 12 giorni fa. Stamattina un operatore dell’Asl ha chiamato mio marito, riferendogli che il suo tampone e quello di nostro figlio erano negativi, mentre l’esito del tampone fatto a mia figlia non era ancora arrivato”. Il marito allora ne approfitta per chiedere se ci fossero delle novità sull’ultimo tampone al quale era stata sottoposta la moglie. Ed è qui che comincia la confusione. "In un primo momento – racconta Stefania Radeglia – gli hanno detto che il mio esame era positivo. Subito dopo, accortisi di un caso di omonimia (una signora con lo stesso nome ma diversa nata di nascita, ndr), hanno ricontrollato, riferendogli che il risultato, in realtà, era negativo”.

Ma nel pomeriggio, nuovo colpo di scena. “Il medico dell’ospedale – prosegue Radeglia – sulla base delle comunicazioni ricevute dall’Asl, mi ha detto che risultavo ancora positiva. A quel punto non sono più riuscita a contenere le mie ire. Perché la mattina ci dicono una cosa e il pomeriggio ce ne dicono un’altra? A chi devo dare regione? Mi permetto di parare al plurale perché ho avuto il consenso da parte di tutti gli altri ricoverati a chiedere aiuto. Ci vuole chiarezza nei confronti dei pazienti. Questa situazione vergognosa va assolutamente risolta”. 

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