"Dpi negati a operatori Sanitaservice": Cobas proclama stato d'agitazione

L'organizzazione sindacale solleva nuovamente forti cricitià nella gestione dell'emergenza Covid-19 all'interno del Perrino

BRINDISI - Il sindacato Cobas continua a sollevare forti dubbi su come si stia gestendo l’emergenza Covid-19 all’interno dell’ospedale Perrino, soprattutto sul fronte dei servizi svolti dagli operatori della ditta Sanitaservice. Per questo l’organizzazione sindacale ha dichiarato lo stato di agitazione di tutto il personale sanitario della provincia di Brindisi, chiedendo un incontro con il direttore generale dell’Asl Brindisi, Giuseppe Pasqualone, e l’amministratore della società partecipata Sanitaservice, Flavio Roseto. 

Le precisazioni del primario Gatti

Nuove criticità vengono sollevate da alcuni dipendenti della stessa Sanitaservice, attraverso una lettera che viene divulgata dal segretario provinciale del Cobas, Roberto Aprile. “Riportiamo la lettera, ovviamente senza nomi – si legge in una nota del sindacalista - solo per rilevare l’alto tasso di rischio ancora presente nell’ospedale Perrino. La Regione Puglia comincia solo in questi giorni a pensare di cambiare gestione organizzativa degli ospedali, che sono stati vera e propria fonte di contagio. Questi buoni propositi della Regione Puglia sono i suggerimenti che il Cobas sta proponendo fin dall’inizio di questa epidemia”.

Aprile definisce “poco rassicuranti” le dichiarazioni rilasciate da Giuseppe Pasqualone in una intervista al Tgr, in quanto, “come lui stesso afferma, si sono accorti di aver commesso degli errori ma nulla o quasi nulla è stato fatto per rimuoverli”. “Ci si nasconde dietro circolari regionali – prosegue Aprile - per dire che tutto è in regola; bisogna avere il coraggio di realizzare i necessari cambiamenti che hanno portato l’ospedale Perrino e le Rsa ad essere motivo di contagio che ha interessato i media nazionali”. 

DI seguito la lettera di un gruppo di ausiliari consegnata alla direzione Sanitaria dell’ospedale Perrino:

Nella giornata odiernadell’1 maggio dedicata ai lavoratori, il sottoscritto…, addetto al servizio di logistica come ausiliario al servizioCovid-19 e sospetti Covid-19 , venivo chiamato dal reparto di Chirurgia plastica alle ore 14,00 per eseguire un trasferimento di un paziente risultato negativo al Covid-19 in Utic. Arrivato in reparto chiedevo se il paziente che usciva da una zona rossa fosse stato sanificato con il suo letto. Il dottore di turno insieme con gli infermieri mi rispondevano che era uscita una nuova circolare della direzione sanitaria che prevede di non sanificare più i pazienti in quanto il prodotto usato per sanificare risultava tossico per la salute.

Successivamente alle 16,24 ricevevo una altra chiamata sempre dalla Chirurgia plastica che mi chiedeva di scendere una barella vuota adibita al Covid-19 nel reparto Obi (osservazione breve intensiva). Arrivati sul posto chiedevo agli infermieri di turno i dispositivi adeguati per tale trasporto. Mi veniva risposto che non erano tenuti a darceli. Dopo vari tentativi di farci avere i dispositivi e ricevendo sempre risposte negative siamo stati costretti a declinare la richiesta. Nel medesimo istante informavo il mio responsabile di Sanitaservice dell’accaduto.

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