Una brindisina in Olanda: "Viviamo col terrore del contagio. Il Lockdown è una fortuna"

Una sampietrana che da 12 anni vive nei Paesi Bassi racconta la sua quotidianità ai tempi della pandemia

SAN PIETRO VERNOTICO – Una sampietrana che da 12 anni vive nei Paesi Bassi racconta la sua quotidianità in Olanda ai tempi della pandemia, racconta di un Governo che offre l’eutanasia agli anziani colpiti dal virus e che vieta le mascherine per non creare allarme sociale. Un paese disposto ad aiutare economicamente tutti i cittadini, anche i più deboli, ma che non ne tutela la Salute. A migliaia di chilometri di distanza attraverso i Social network e i giornali on line, molti italiani che vivono in Olanda seguono con attenzione le misure adottate nel Belpaese per contenere il contagio e salvare quante più vite umane possibile, ne fanno tesoro e le diffondono tra i connazionali attraverso un gruppo Facebook creato appositamente “Italiani in Olanda”. Con sua testimonianza la sampietrana, mamma e moglie, che vive con il terrore del contagio, invita i suoi concittadini e gli italiani a non mollare, a seguire scrupolosamente le regole imposte dal decreto anti contagio, l’unica forma, al momento, di prevenzione.

Vivo nei Paesi Bassi da 12 anni, a Breda nel Brabante Nord, la regione, a oggi più colpita dai contagi di Covid-19. Il virus si é affacciato per la prima volta il 27 febbraio, durante la settimana del Carnevale, follemente festeggiato nella regione che mi ospita.

Qui nei Paesi Bassi, il presidente Mark Rutte ha, sin dall’inizio, creduto nella possibilità di "Immunità di gregge” creando non poche critiche (ha quindi deciso di omettere durante le sue conferenze stampa, la parola immunità) ma continua ad affermare che dobbiamo rassegnarci, che un buon 70 per cento della popolazione si ammalerà e che la sua strategia è quella di farci ammalare gradualmente cosi da non intasare le terapie intensive.

A oggi, 03 aprile 2020 le misure di sicurezza prese sono le seguenti: distanza di 1,5m (dal 24 marzo  è diventato un obbligo, mentre prima era definito un consiglio); bar, pub e ristoranti chiusi (finanziati per l’apertura del Take away per non rallentare l’economia); scuole chiuse dal 16 marzo ( volevano riaprirle il 6 aprile ma dal 31 marzo hanno rimandato il rientro a scuola al 28 aprile); consiglio di Smart working per chi ne ha le possibilità; dal 31 marzo hanno proibito le visite dei parenti nelle case di cura (più di 1 mese dopo il primo contagio); manifestazioni e spettacoli sono stati sospesi dal 31 marzo fino al 1 giugno, più di 1 mese dopo il primo contagio).

Nel frattempo abbiamo raggiunto, a oggi un totale di 1487 vittime (numero non definitivo) di 15723 contagiati (numero non definitivo), l’Olanda conta una demografia di circa 17 milioni di persone. Parlo di numeri non definitivi perché come dichiara quotidianamente l’Rivm (l’Associazione sanitaria nazionale) non possono stimare i numeri definitivi per diverse ragioni.

Una è che la gente con sintomi lievi e medi non viene sottoposta a tampone ma invitata (dal medico di famiglia via telefono) a restare in casa in isolamento con relativo contagio dei componenti della famiglia (in media in Olanda le famiglie sono composte da 4/5 persone. La mia di sei). L’altra è che la gente in fin di vita non viene testata, perché comunque ritenuta in fin di vita (e quindi non conta nel numero dei morti da Covid-19). Poi, se un componente della famiglia viene testato e risultato positivo, il resto viene messo in quarantena ma non testato (quindi altri numeri omessi). Infine mancano tamponi, personale e strutture mediche in grado di analizzare i test.

Il sistema sanitario nazionale prevede un’assicurazione medica, in media la base è di 109euro mensili, il tampone viene quindi pagato dalle assicurazioni. Non fanno test per le ragioni che ho spiegato sopra ma se ti rechi in un centro ti testano a costo di 60 euro, quindi la domanda è: non ci sono test? Oppure costa troppo alle assicurazioni?

Di conseguenza si parla di numeri di casi accertati estremamente vaghi. Nel frattempo, la legge dice che un lavoratore, che non ha la possibilità di lavorare in Smart Working, può richiedere la malattia se: avverte fiacchezza e\o mal di testa e\o febbre e\o tosse e\o fiato corto. In altri termini le aziende che non offrono lo Smart working prendono come buone tutte le “e” richiedendo ai lavoratori di restare a casa solo se riscontrano tutti o la maggior parte dei sintomi (e tutti lavorano senza alcuna protezione).


Per i bambini entro i 12 anni viene consigliato di giocare insieme agli amici fuori in strada, o nel bosco (affermano non esista un grosso pericolo di vita in caso di contagio, ma se portano a casa il virus?). In supermercati e negozi di abbigliamento (si sono ancora aperti, è una scelta del proprietario chiudere, non una legge), vi sono misure di protezione assenti o molto blande.

Alcuni esempi: cassiere\i sono muniti di guanti (un paio per l’intera giornata), non accettano più cash ma solo Pin e hanno installato uno schermo in plastica trasparente tra il cliente e la cassa, (ma i prodotti vengono passati a 30cm di distanza). All’interno del supermercato, chi riempie gli scaffali, il panettiere, il macellaio, il salumiere, sono tutti sprovvisti di guanti o mascherine e ti passano il cibo a mani nude.

Io personalmente uso guanti in lattice e mascherina per andare a fare la spesa ma continuamente mi viene chiesto di toglierla “perché spavento i clienti” (ovviamente mi rifiuto dicendo che è una mia scelta e che se i clienti ne sono spaventati, il problema non è mio e invito a guardare altrove) 
Si può entrare a far la spesa solo se muniti di un carrello, (in teoria per mantenere la distanza) ma poi la gente parcheggia i carrelli e rovista tra gli scaffali (distanza non rispettata). E ne possono entrare finche non si finiscono i carrelli (non ci sono limiti). Ora come ora vengo anche derisa dal personale dei supermercati se indosso guanti e mascherina perché ritenuta "l’italiana esagerata”, o mi passano accanto fingendo di tossire (io ignoro).

Polizia, vigili del fuoco, farmacisti, dipendenti pubblici comunali, commesse dei negozi sono tutti sprovvisti di protezioni.
In giro la gente sembra si stia preparando a maratone, tutti corrono, tutti vanno in bici, tutti passeggiano (si può fino a un massimo di 3 persone per gruppo). Non esiste disinfestazione.

Ci viene quotidianamente comunicato che "tanto muoiono solo anziani”, non si parla dei 67 medici italiani morti, non si parla dei bambini infetti in Italia, non si parla delle disinfestazioni nè della sopravvivenza del virus sulle superfici.
La mia famiglia adotta le regole italiane, ma mio marito, soggetto a rischio per patologie pregresse, non ha il diritto di stare a casa perché il medico di famiglia non ha rilasciato il certificato (rilasciati solo dal medico del lavoro pagato dalle aziende, e se le aziende sono contrarie al lavoro da casa. Ovviamente non si ottiene il certificato).
Viviamo nel terrore del contagio, cerchiamo di uscire solo in casi di necessità e vorremmo il Lockdown che oggi l’Italia sta vivendo, perché meglio vivere rinchiusi che camminare fuori terrorizzati dalla possibilità di contagio. Parlo di terrore perché la capacità massima dei letti in Terapia intensiva qui è di 2400 (in costruzione) al momento ne abbiamo a disposizione in tutta la nazione 1600, già occupati ben 1273 da pazienti Corona e 284 da pazienti già in precedenza ricoverati) e i pazienti del Brabante Nord (Ic già piene qui) vengono trasportati in elicottero in altri ospedali al nord del Paese per lasciare liberi i posti della regione che ne avrà bisogno a breve (picco previsto tra 2 settimane).

D’altra parte però il Governo olandese rilascia una conferenza stampa settimanale (ogni martedì) durante la quale afferma che le regole stanno funzionando (basandosi sull’ipotesi dell’assenza di regole, non su un Lockdown). Il presidente Rutte ha stanziato fondi di ogni genere e tipo per sostenere i lavoratori, in Partita Iva, chi è costretto a chiudere le attività (parrucchieri ad esempio) vengono finanziati dal Governo per poter sopravvivere. A livello economico la Nazione è pronta e super disponibile ad aiutare la gente in difficoltà (d’altronde si sa, l’Olanda è uno dei colossi Economic Europei) ma la salute? I nonni? Non vengono tutelati. Anzi adesso se arrivano anziani in ospedale, i medici “offrono” l’eutanasia spontanea decantando il dolore delle cure da corona e le poche possibilità di sopravvivenza.

Adesso ci siamo attivati in un gruppo Facebook di “Italiani in Olanda”, (12000 persone) a prendere le nostre news italiane, le nostre interviste, i nostri numeri, i nostri studi e i nostri video per tradurli con sottotitoli olandesi per diffonderli sui social media nella speranza di informare e sensibilizzare la gente ignara della situazione in Italia.

La mia oltre ad essere una testimonianza vuole essere anche un appello agli italiani che non comprendono la fortuna di avere un Lockdown, di avere un presidente che si prende cura della salute del popolo, che chiede alla sua gente di stare in casa lontani oggi per riabbracciarsi dopo, per la loro stessa salvaguardia e salute
mentre noi viviamo in uno dove non si testa la gente malata, non si testa la gente in serie difficoltà respiratorie, ma quella guarita alla ricerca di una pseudo immunità.

La nostra finestra intanto è decorata perché noi siamo italiani e noi abbiamo cuore per il nostro popolo e anche per quello che ci ospita.

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