Covid-19: famiglie chiuse in casa da giorni in attesa di essere contattate da Asl

In isolamento “autonomo”, dettato solo dal buonsenso perché collegate a casi di positività al covid-19. In seguito a tamponi fatti privatamente nei centri convenzionati

SAN PIETRO VERNOTICO - Intere famiglie in isolamento “autonomo”, dettato solo dal buonsenso, a San Pietro Vernotico, perché collegate a casi di positività al covid-19. In seguito a tamponi fatti privatamente nei centri convenzionati (e pagati 80 euro). Alcune sono state contattate dalla Asl oltre dieci giorni dopo e successivamente a numerose richieste. Altre sono ancora in attesa di ricevere indicazioni ufficiali. Intanto ci sono bambini che non possono tornare a scuola, nonostante siano passati 14 giorni dal contatto con il caso positivo, un medico che non può tornare a lavoro, nonostante la carenza di personale sanitario, e gente che non può uscire da casa e che è in difficoltà anche per fare la spesa. Per fortuna tutte persone che non hanno presentato sintomi. 

“Il 22 ottobre scorso mia moglie ha accusato alcuni sintomi legati al covid. Tre giorni dopo, quando i sintomi erano passati, ha fatto il tampone privatamente e nel giro di poche ore ha avuto l’esito: positivo. Abbiamo immediatamente informato il medico curante e tutti i contatti “stretti”, ci siamo basati su tutte le informazioni raccolte negli ultimi tempo da mas media e altro. Oltre a noi (in famiglia siamo in tre), dal 26 ottobre si sono chiuse in casa dieci persone che hanno avuto contatto con noi. Mia moglie insegna in una scuola fuori provincia. Ha immediatamente informato la preside che ha subito chiuso la scuola”. 

Il medico curante ha inoltrato la segnalazione alla Asl ma fino al tre novembre nessuno è stato contattato. Nemmeno la scuola. “Il 3 dopo aver fatto decine e decine di telefonate e richieste siamo finalmente stati contattati dalla Asl, al telefono c’era una persona gentilissima che ci ha spiegato che la nostra pratica non era stata aperta. Le segnalazioni da parte del medico curante c’erano ma nessuno aveva preso in carica il caso”. 

Il 4 novembre tutte le persone legate all’insegnante positiva hanno fatto il tampone, ad oggi ancora nessun risultato. 

“La casa è grande e ci siamo isolati. Non abbiamo avuto più contatti tra noi. Non sappiamo se io e mio figlio abbiamo contratto il covid. Sicuramente non abbiamo avuto alcun sintomo. Mio figlio dovrebbe tornare a scuola ma non può farlo se non ha l’esito del tampone. I miei amici e parenti che sono in quarantena e nella mia stessa situazione devono tornare a lavoro. Mia moglie anche dovrebbe tornare a scuola, ha un certificato per malattia che non si riferisce al covid che scade oggi”. Una situazione paradossale se si considera che nessuno, a parte la donna che ha fatto il tampone privatamente scoprendo di essere positiva, sa se ha contratto il covid o meno. “Fino a questo momento, quando abbiamo telefonato per sapere a che punto è i nostro test ci è stato risposto che è in fase di analisi”. 

C’è una coppia di giovani, invece, che si è autoisolata da lunedì scorso dopo che lei è risultata positiva al covid (tampone fatto privatamente, dopo alcuni giorni di febbre risalenti alla settimana prima) che nonostante la segnalazione fatta dal medico di famiglia, non è ancora stata contattata dalla Asl. Per rispetto nei confronti degli altri, anche se non ha ricevuto indicazioni ufficiali da nessuno, sta evitando di uscire, con tutti i disagi del caso. 

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