Martedì, 27 Luglio 2021
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Covid, Pronto soccorso e la telefonata ai parenti che non arriva: la testimonianza

Rabbia, amarezza e sconforto per una 41enne sampietrana residente a Bari protagonista di una disavventura legata a un vero e proprio disservizio

SAN PIETRO VERNOTICO - “Se siamo persone umane l’umanità deve essere mantenuta. Quando qualcuno finisce al Pronto soccorso non si può non tenere conto di chi resta a casa per via delle misure anti covid, in apprensione per il proprio congiunto. Sono passate più di 24 ore da quando mia madre è stata portata all’ospedale Perrino di Brindisi, da un’ambulanza del 118, e io ancora non sono stata contattata dalla Asl per sapere delle sue condizioni di salute. Tutto questo è disumano”. Parole piene di rabbia, amarezza e sconforto, quelle di una 41enne sampietrana residente a Bari protagonista di una disavventura legata a un vero e proprio disservizio, purtroppo una delle tante conseguenze della pandemia.

Al Pronto soccorso ci può entrare solo chi ha bisogno di assistenza sanitaria, tutti i parenti restano fuori. Indipendentemente dalla gravità della situazione. Fin qui tutto accettabile, come già detto siamo in pandemia e gli sforzi per contenere i contagi da Covid-19 coinvolgono tutti. Ma c’è un aspetto forse trascurato: quello legato alle informazioni sul malato alla famiglia che resta al di là della porta di ingresso del nosocomio. Spesso a casa o nel parcheggio dell’ospedale. Accanto al divieto di entrare viene dispensata la rassicurazione che la Asl provvederà a informare sullo stato di salute. Il problema è “Quando”. Spesso dopo un giorno o due. Non è la prima volta che alla redazione di questo giornale giungono segnalazioni di questo genere. 

La madre della 41enne, 75 anni, attorno alle 15.30 di ieri, martedì 15 giugno, è caduta in casa. E’ stata portata al Pronto soccorso, in nottata ricoverata perché ha riportato una frattura al femore, dovrà subire un intervento chirurgico e l’unica figlia che ha, non solo non può starle accanto ma non ha avuto modo di sapere in che condizioni stava la madre fino al giorno successivo. Quando cioè si è recata in ospedale personalmente all’orario delle visite. Fino a quel momento aveva ricevuto solo informazioni frammentarie.

“Vivo a Bari, quando mia madre è caduta ho parlato al telefono con il personale del 118, mi è stato detto che lasciando il mio numero di telefono sarei stata contattata dal Pronto soccorso, che era inutile precipitarmi a San Pietro perchè tanto in ospedale non ci sarei potuta entrare. Dopo quasi tre ore, non ricevendo nessuna chiamata ho provato a contattare il centralino del Perrino, mi è stato più volte passato il Pronto soccorso ma sono riuscita a parlare con un operatore solo dopo numerosi tentativi. Mi è stata letta la scheda, credo per pura cortesia, diceva che mia madre aveva subito una forte contusione. Anche in questo caso mi è stato detto che sarei stata contattata dalla Asl non appena avrebbero fatto tutti gli approfondimenti diagnostici. Da lì sono passate altre cinque ore senza che il mio telefono squillasse”. 

Verso mezzanotte la donna è riuscita parlare direttamente con la madre: “Mi ha detto che si era rotto il femore e che era stata sottoposta a tampone, che dopo l’esito sarebbe stata ricoverata per essere poi operata. Ho parlato con un’infermiera che mi ha detto che da lì a poco sarei stata contattata per tutte le informazioni. Sono stata in piedi fino alle due. Nessuna telefonata. Alle 6 ho cominciato di nuovo a chiamare i centralini e finalmente mi ha risposto un’infermiera molto garbata che però aveva cominciato il turno da poco. Mi ha detto, leggendo la sua scheda, che mia madre si era rotto il femore e che doveva essere operata. Che non potevo stare con lei, e che potevo entrare in ospedale solo all’orario delle visite per portare un borsone con gli indumenti e che avrei potuto parlare con un medico solo attraverso il telefono dalle 13 alle 14”. 

La 41enne naturalmente si è messa in auto e ha raggiunto il Perrino. All’orario delle visite è andata a trovare la madre. Al momento nessuno l’ha chiamata.  “Nessuno mi ha contattato per aggiornarmi sullo stato di salute di mia madre così come mi era stato promesso. Questo è un atteggiamento disumano. Capisco che c’è la pandemia, che le persone stanno morendo ma prima della morte c’è anche un po’ di umanità. Io ho rispettato le norme anti covid, sono rimasta al mio posto così come mi è stato richiesto ma non è giusto essere trattati in questo modo. Mia madre ha un problema di natura ortopedica, ma se invece avesse problemi neurologici? Come avrei fatto? Come fanno tutte quelle persone i cui genitori, nonni i zii non sono in grado di parlare al telefono?”.

Un servizio che dovrebbe essere organizzato diversamente. Nessuno punta il dito contro i medici e paramedici che ogni giorno sono in trincea per assistere chi ha bisogno di aiuto e cure, per salvare vite umane. Ma qualcuno dovrebbe occuparsi anche dell’assistenza nei confronti di chi è costretto a rimanere lontano dai propri congiunti e aspetta con il fiato sospeso una telefonata. 

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