Covid, quarta vittima a San Pietro: deceduto don Marco De Carolis

L'11 novemvre scorso era risultato positivo. Il suo cuore ha smesso di battere nella mattinata di oggi, mercoledì 25 novembre, nel reparto di Terapia intensiva

SAN PIETRO VERNOTICO - Non ce l'ha fatta don Marco De Carolis il sacerdote sampietrano di 68 anni che l'11 novemvre scorso era risultato positivo al Covid-19. Il suo cuore ha smesso di battere nella mattinata di oggi, mercoledì 25 novembre, nel reparto di Terapia intensiva dove era ricoverato da cinque giorni a causa dell'aggravamento delle sue condizioni di salute. La notizia è stata diffusa sulla pagina Facebook della parrocchia San Giovanni Bosco che don Marco, ordinato sacerdone nel 1978, ha diretto per diversi anni e che continuava a gestire insieme al nuovo parroco don Alessandro Mele. 

Si tratta della quarta vittima del Covid a San Pietro Vernotico dall'inizio della seconda ondata della pandemia. Il 24 ottobre è morto un uomo di 77 anni, il 3 novembre un uomo sulla 70ina, il 16 novembre un 80enne. Le esequie saranno celebrate domani Giovedì 26 Novembre alle ore 16 presso la chiesa di San Giovanni Bosco. 

Il cordoglio del sindaco Pasquale Rizzo 

Di seguito un messaggio di cordoglio del primo cittadino di San Pietro Vernotico 

Mentre mi trovavo a scuola nella tristezza di una aula vuota, con un solo alunno presente in classe, Don Alessandro mi ha raggiunto per comunicarmi la drammatica notizia della morte di Don Marco. Drammatica anche perché a strapparlo alla vita è stato comunque il virus che tante altre vite ha strappato, e che spesso noi sottovalutiamo.  Drammatica notizia per noi cittadini, per i fedeli, per tutti coloro i quali hanno apprezzato e si sono arricchiti della sua amicizia, ma anche della condivisione con Don Marco della preghiera e del sacerdozio. 
La comunità intera piange una figura che ha lasciato un segno indelebile, e che ha avuto il compito arduo, ma ben svolto, di accompagnarla nel momento in cui un’alta figura era venuta a mancare: Don Pietro Cocciolo. Non è stato facile raccogliere le difficoltà legate a quel momento, ma ben presto con la sua personalità, con il suo carattere, con la sua preghiera ha raggiunto i suoi obiettivi, consegnando a Don Alessandro  una parrocchia ed una comunità religiosa nuovamente coesa ed unita.

Ciascuno di noi ha potuto o meno apprezzare l’uomo, come accade per ogni persona con la quale si hanno motivi di condivisione: ma ritengo che il Parroco Don Marco abbia lasciato il segno del suo sacerdozio, ricco di gesti, di parole di insegnamenti per chi ha ascoltato la sua voce, di conforto per chi lo ha chiesto, di speranza per chi ha cercato di trovare nella fede e nelle parole di Don Marco una prospettiva differente della propria vita. 

Noi soffriamo, ma Don Marco ha vissuto oggi il momento forse più atteso per una persona di fede ed ancor più per un Parroco. In una preghiera Papa Francesco, trattando della morte, ricordava che a Marta che piange per la scomparsa del fratello Lazzaro, si oppone la luce di un dogma: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?» (Gv 11,25-26). Papa Francesco ci ricorda che il pensiero predetto viene ripetuto da Gesù  ogni volta che la morte viene a strappare il tessuto della vita e degli affetti. In questo momento chi ha fede non può che pensare a ciò che la morte rappresenta per Don Marco, il quale certamente non morirà in eterno, e, sono certo, vivrà sempre nel ricordo di tutti coloro i quali hanno condiviso il suo percorso di vita, come uomo prima e come sacerdote poi.
 

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