Dalla Xylella alla Favolosa: la nuova sfida di una famiglia sampietrana

Due anni fa in un campo incolto ha piantato 330 alberi di cultivar Favolosa (Fs 17), la varietà dell’ulivo (come il Leccino) che resiste al batterio killer

SAN PIETRO VERNOTICO - Qualcuno a San Pietro Vernotico ha deciso di non voler rinunciare all’olio fatto in casa, alla raccolta delle olive, alla tradizione. Anche se la Xylella ha cancellato per sempre gli ulivi secolari distruggendo un patrimonio naturalistico difficile da sostituire, c’è chi non si è perso d’animo e due anni fa in un campo incolto ha piantato 330 alberi di cultivar Favolosa (Fs 17), la varietà dell’ulivo (come il Leccino) che resiste al batterio killer. E quest’anno è arrivato il primo raccolto, tra grande emozione e soddisfazione. Si tratta della famiglia Macchia, proprietaria di diversi terreni, e uliveti secolari. Per loro, ieri, domenica 11 ottobre, è stata una giornata di festa. 

La proposta di investire nel futuro e accettare la nuova sfida non piegandosi al flagello della Xylella è arrivata dal figlio Raffaele, 40 anni, dipendente di un’azienda agricola. 

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Due anni fa ha proposto al papà Gioacchino, per tutti Pino, di piantare la varietà Favolosa in un terreno di loro proprietà in contrada Guardiola, tra la provinciale per Brindisi e quella per Campo di Mare. Era l’unico modo per continuare a produrre l’olio per non dire addio a una tradizione che si tramanda da anni. 

“Non ho nessuna intenzione di acquistare olio straniero. Lo scorso anno abbiamo prodotto l’ultimo olio dagli ultimi ulivi secolari. Circa un quintale e mezzo. Vedere morire quegli alberi è un grande dolore ma bisogna andare avanti, non pensarci più”. Commentava Pino ieri mattina mentre con il rastrello faceva cadere le nuove olive sulle reti. 

Già perché la raccolta della varietà Favolosa è completamente diversa da quella tradizionale. 

“Si fa in un’unica soluzione e non si deve aspettare che i frutti cadono dall’albero, come avveniva un tempo - spiega Raffaele - si adagiano le reti sotto ai tronchi e lì si fa cadere il frutto. Certo è tutto diverso ma purtroppo non possiamo farci nulla, adesso la situazione è questa, abbiamo fatto di tutto per salvare i nostri ulivi e alla fine abbiamo dovuto arrenderci. A un certo punto bisogna cambiare rotta, accettare le nuove sfide e andare avanti”.

IL VIDEO DELLA RACCOLTA

E la famiglia Macchia ha deciso di andare avanti, e di raccontare la sua esperienza perché sia da esempio per chi sta affrontando la grave crisi provocata dalla Xylella. Non solo legata a una perdita economica (fattore importante e principale) ma anche di tradizioni. 

Gli alberi della Favolosa sono più piccoli e hanno bisogno di più acqua ma dopo due anni si possono già vedere i risultati, la resa aumenta di anno in anno. Le olive si raccolgono quando stanno per maturare (fase dell’invaiatura). 

“L’olio non dovrebbe deludere, in fondo parliamo di olive di qualità. Certo è che indietro non si può tornare, l’alternativa è comprare olio straniero”. 

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