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Danneggiamenti di Halloween: "Serve una task force permanente all’interno dell’Ente comunale"

Riceviamo e pubblichiamo una nota della cooperativa sociale "Il Sogno" e dell'associazione di promozione sociale-sportiva dilettantistica "Fronte solidale" di San Pietro Vernotico

Riceviamo e pubblichiamo una nota della cooperativa sociale "Il Sogno", dell'associazione di promozione sociale-sportiva dilettantistica "Fronte solidale"  e dell'associazione dilettantistica sportiva ricreativa e culturale "Dialetto Sampietrano" di San Pietro Vernotico sugli atti vandalici perpetrati nella serata di domenica 31 ottobre in alcune zone di San Pietro Vernotico che hanno visto l'esplosione di petardi, insulti alle forze dell'ordine e danneggiamenti di vario genere da parte di bande di ragazzini. 

Quello che sta accadendo a San Pietro Vernotico è eclatante, ma la verità è che ci sono già stati segnali analoghi che non hanno dato avvio ad interventi idonei per la conoscenza della «dimensione del fenomeno» e individuare «gli strumenti più adatti per fronteggiare la situazione».  La dinamica che vediamo, la riassumiamo così: «ci sono alcuni ragazzini/e con problematiche complesse, che vengono da una forte povertà educativa, che vivono la violenza come strumento di affermazione. Spesso sono ragazzini/e con un senso di inferiorità, “mi ha colpito nel caso di ieri, che i ragazzini - ragazzine presenti erano alti un metro e poco più dinanzi alle forze dell’ordine”, ma erano proprio loro che trainavano il gruppo che aveva preso d’assalto il piazzale Domenico Modugno e l’adiacente parco giochi: accade spesso, è la debolezza psicologica e la mancanza di norme, per quanto universalmente riconosciute, che si trasforma in violenza.

Questi ragazzini diventano leader devianti e manipolano il gruppo, portando il gruppo a fare cose che nessuno di loro, da solo, farebbe. Che fare allora? Bisogna smantellare il gruppo prima che diventi una vera e propria baby gang» I ragazzi poi vanno presi singolarmente, con un percorso di tutoring e mentoring. Serve una strategia mirata, non basta fare appelli alle scuole e alle famiglie, ma in ottica di comunità educate: bisogna istituire e con questo nostro documento lo chiediamo: una Task Force permanente all’interno dell’Ente comunale con operatori sociali, che già sono attivi sul territorio e lo conoscono, per smontare sul nascere i gruppi devianti, luogo per luogo.

Un censimento dei gruppi di ragazzini, dopo aver messo allo stesso tavolo l’Ufficio di Servizio Sociale per minorenni, la Prefettura, la Procura, i Servizi Sociali, la Polizia, i carabinieri, la guardia di finanza,  i Vigili Urbani, la scuola, gli operatori esperti, gli oratori, le associazioni di volontariato, i cittadini tutti.

Le forze dell’ordine da sole non hanno le competenze necessarie per fare questo censimento. Un ringraziamento profondo va a loro per come gestita la situazione presentatasi ieri sera; bisogna sottolineare altresì che negli uffici dei Servizi sociali non arrivano tutte le segnalazioni per l’avvio di indagini sociali, restano sottaciute, sommerse emergendo solo quando il danno è manifestato. 

L’età in cui sono messi in atto comportamenti vandalici e distruttivi si sta abbassando, tanto che già a partire dalle scuole dell’infanzia sono evidenti episodi di mancanza di rispetto e prevaricazione piuttosto importanti. Si tratta di bambini e adolescenti che crescono nell’assenza di un no, privi di contenimento, magari giustificati in ogni loro comportamento. Non deve meravigliarci, dunque, il fatto che crescendo diventino sempre più incapaci di contestualizzare e di rispettare gli altri.

Giustificare un figlio a tutti i costi, addossare sugli altri la responsabilità e lasciare che agisca in modo impulsivo, senza alcun freno, non fa altro che deresponsabilizzarlo. È fondamentale, fin da piccoli, educare i figli al rispetto delle regole, aiutarli a comprendere che i loro comportamenti hanno delle conseguenze, che ci si deve assumere la responsabilità delle proprie azioni, che ci si deve fare carico dei danni provocati a se stessi o agli altri: tutto questo significa aiutarli a crescere e a diventare adulti responsabili.

Pertanto l’approccio al fenomeno richiede una strategia di intervento congiunto e sinergico da parte di tutti i protagonisti della società civile, istituzionali e non, al fine di debellare ogni fattore che contribuisca a creare i presupposti per lo sviluppo di forme di devianza minorile, cercando di coinvolgere, principalmente, le famiglie che costituiscono l’humus “condizionante” in cui si sviluppa la personalità del minore.

Nella nostra comunità la devianza minorile che pare si stia costituendo “non deve essere proclamata norma"nin simbiosi con un elevato indice di abbandono scolastico, materializzandosi in un boom di reati predatori.

Ogni agenzia educativa educa alla legalità attraverso il suo stesso essere agenzia educativa. La legalità è quindi da sempre presente, a livello di apprendimento informale, in ogni luogo frequentato dai minori, quale è la scuola, l’oratorio, attività del tempo libero. Il passo in avanti che si deve promuovere è quello di inserire questa educazione trasversale anche nei processi di apprendimento formale: non come fine ma come mezzo per costruire conoscenza, coscienza, rispetto dei diritti e dei doveri e programmare una risposta all’incalzare di fenomeni di illegalità e devianza sociale.

"Va minata la certezza d'impunità che spinge varie gang a formarsi all’età di tredici anni. Una gang ne genera altre per imitazione o autodifesa. Sottovalutare sarebbe assurdo". Tutti noi siamo chiamati a dare il nostro supporto ad una comunità, la nostra, che non merita pagine di cronaca di tale rilevanza. 

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