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Domenica, 23 Giugno 2024
Attualità Cellino San Marco

"Dear Kelly”: lettere dal fronte. Un corto prodotto da giovani che racconta l'amore in guerra

Il cortometraggio Dear Kelly è stato realizzato da un gruppo di ragazzi, originari di Cellino San Marco, San Donaci e Guagnano

CELLINO SAN MARCO - All’alba di 80 anni fa, il 4 giugno 1944, il rumore dei primi cingoli risuonò per le strade della Capitale. Faceva caldo, quel giorno, a Roma. Una Roma stremata da otto mesi e mezzo di occupazione nazista, fatta di fame, pane nero, rastrellamenti, freddo e delazioni. Gli americani, abbronzati e un po’ scanzonati, sembravano arrivare da un altro mondo. La guerra non era finita, c’era l’altra metà d’Italia da liberare, ma quel giorno Roma rideva.
In realtà anche gli americani erano provati dalla guerra e avevano pagato il loro prezzo in vite umane per liberare una terra che non era la loro.
In occasione di questo importante anniversario un gruppo di ragazzi ha deciso di auto produrre un cortometraggio che dimostri l’altra faccia della storia. “Dear Kelly” racconta attraverso le lettere inviate dal e al fronte la storia d’amore di un giovane soldato e di sua moglie, separati dalla guerra. 

Il cortometraggio Dear Kelly è stato realizzato da un gruppo di ragazzi, originari di Cellino San Marco, San Donaci e Guagnano. L’idea nasce dall’estro e la fantasia di Federica D’Amato e Daniele D’Arpa in collaborazione con Clarissa Fortunato, Gianmarco Magno, Matteo Martina, Matteo Paiano, Federica Delle Cifre,Alessandro Balestra, Marica Balestra, Sara Alfarano, Simone Turco, Francesco Quarta, Emily Valentini, Eugenio Arsieni.

"La guerra non può essere giustificata, né tollerata. La guerra è come un tritacarne. Tritura i destini, brucia e demolisce anime, luoghi, amicizie, speranze, sogni. La guerra è solo distruzione e macerie. Il cuore si spezza davanti alle lacrime di chi perde i suoi cari sul campo di battaglia, vedendo morire con loro le proprie speranze e il proprio futuro". Scrivono gli autori del corto.

"E non si tratta solo del passato, ma è purtroppo ancora il presente. La guerra è sempre la stessa. La differenza è che i nostri nonni attingevano l’acqua dai pozzi e non usavano le pillole per guarire o combattere le malattie. Non usavano gas e poca elettricità. Non usavano droni ma fucili.
Ma i proiettili erano e sono “ignoranti” . “Ignoranti” perché non conoscono né lingua né costumi né cultura, sono monocordi e non hanno occhi per vedere. Colpiscono, infatti, donne e bambini, giovani ed anziani, ospedali, abitazioni civili e strutture militari, opere d’arte e pezzi di pietra. Proprio per sensibilizzare i giovani a questo tema è possibile vedere il corto su canali social prevalentemente destinati a loro (clicca qui)". 

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