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Decarbonizzazione: il sindacato Cobas chiede un incontro al prefetto

"Chiederemo il sostegno alla richiesta di incontro sul tema già avanzata dal Cobas al ministero dello Sviluppo Economico"

BRINDISI - Il sindacato Cobas di Brindisi, a nome e per conto dei propri iscritti presenti all’interno della centrale Enel di Cerano, nella giornata di ieri (giovedì 8 aprile) ha chiesto al prefetto di Brindisi, Carolina Bellantoni, la possibilità di svolgere un incontro con la prefettura di Brindisi allo scopo di rappresentare il proprio punto di vista sulla questione definita “decarbonizzazione” della centrale “Federico II” che entro il 2025 dovrà dismettere la propria attività di produzione di energia elettrica da carbone.

“Sarà occasione - si legge in una nota del Cobas - per chiedere al prefetto il sostegno alla richiesta di incontro sul tema già avanzata dal Cobas al ministero dello Sviluppo Economico lo scorso ottobre per la quale non ha ancora ricevuto fino a questo momento nessuna risposta. Il Sindacato Cobas porterà al prefetto la propria posizione e le proprie proposte affinché ne possa scaturire, a beneficio di tutti, un vero confronto su quello che deve essere il futuro di opportunità occupazionali a valle della chiusura della centrale Enel”.

Le proposte del Cobas: L’utilizzo di un ammortizzatore sociale ad hoc non solo per i dipendenti dell’Enel ma anche per i dipendenti delle ditte appaltatrici prossimi al pensionamento, della durata di 7 anni; pianificazione dello smantellamento, bonifica e ripristino dello stato dei luoghi delle due centrali che darebbe continuità occupazionale non di poco conto per tutto il periodo occorrente allo svolgimento delle tre fasi; il resto lavoratori giovani che sarebbero lontani dall’età pensionabile inserirli in percorsi di corsi di formazione professionali specifici sullo sviluppo, installazione e manutenzione delle filiere rinnovabili compreso l’idrogeno verde prodotto con il 100% dell’energia da fonti rinnovabili.

E poi ancora: no alla trasformazione a gas della stessa Cerano e dall’altra centrale storica di Brindisi Nord, oggi A2A; no a nuovi gasdotti che legherebbero il nostro futuro a scelte climalteranti e speculazioni internazionali assai opache come con il Tap; che quei soldi invece di essere spesi per la riconversione a gas delle centrali vengano investiti per realizzare Comunità Energetiche in tutti i comuni della Provincia, un utilizzo quindi delle rinnovabili in ogni casa, condominio e ogni struttura pubblica: ci sarebbe molta più occupazione che delle poche decine di occupati previsti con una centrale a gas; creazione di un centro di ricerca e sviluppo delle tecnologie delle fonti rinnovabili.

“Sono risaputi - prosegue il Cobas - i motivi ambientali che stanno portando alla chiusura in Italia e nel mondo delle centrali a carbone. A Brindisi si sa da tempo che Enel dismetterà la centrale a carbone Federico II di Cerano. Addirittura Enel sta già anticipando la dismissione rispetto agli originari programmi di addio al carbone entro il 2025 previsto dalla normativa europea per cui, verosimilmente, la centrale di Brindisi potrebbe chiudere ancora prima del prima del tempo previsto. Una questione già nota da anni ma che nessuno lo ha ancora preso in seria considerazione”.

“I primi significativi segnali preoccupanti   si legge ancora nel comunicato - si stanno avendo con la diminuzione del personale della movimentazione del carbone, dove da 83 unità impiegate diventano 45. Altre aziende seguiranno l’esempio della ditta Sir, addetta alla movimentazione carbone, perché le attività lavorative sono già fortemente diminuite. Il Sindacato Cobas auspica un immediato risveglio dei lavoratori e della città per chiedere immediate alternative alla sicura disoccupazione a breve. Questa è l’ultima occasione per costruire un nuovo modello di sviluppo attento ai bisogni del territorio e della gente che lo abita”.

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