Sabato, 13 Luglio 2024
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"Dema-Dar, nel piano industriale tagli al territorio. Colpa di una gestione fallimentare"

"È arrivato il momento di una vera coesione territoriale e regionale per la salvaguardia di 150 famiglie" fanno sapere il segretario generale Fim Cisl, Michele Tamburrano, e l’operatore territoriale Celestino Bruni

BRINDISI - Torna a far discutere, in queste ore, la questione relativa alla vertenza Dema-Dar, che riguarda il rischio chiusura dei due stabiliimenti del brindisino, che offrono lavoro a circa 150 lavoratori. 

"L’ennesimo scempio ai danni del territorio". Così esordisce la Fim Cisl Taranto Brindisi, attraverso Michele Tamburrano e Celestino Bruni, all’indomani delle notizie apprese (nella giornata martedì 4 luglio), circa i dettagli del piano concordatario presentato da parte del gruppo Dema al Tribunale di Napoli.

"Purtroppo - attaccano il segretario generale e l'operatore territoriale - quello che più volte abbiamo denunciato si è concretizzato. Dietro un silenzio che si faceva sempre più assordante, si stava consumando l’ennesimo disastro socio-economico ai danni di questo territorio".

Per la Fim Cisl, il piano industriale ripercorre ad arte le motivazioni della crisi con tanto di numeri relativi a produzione e conto economico, previsioni future e relative azioni da mettere in atto. "Traspare chiaramente la decisione scellerata di ridimensionamento del gruppo, che prevede la chiusura dello stabilimento Dema di Brindisi e una probabile cessione di quello di Dar, per la quale non vi è nessuna rassicurazione formale del mantenimento dei livelli occupazionali - si legge nella nota di Fim Cisl Taranto Brindisi - Risultato? 150 famiglie del territorio brindisino si trovano a vivere una situazione angosciante".

"Per noi, per i lavoratori e per l’intero territorio questo non è accettabile. Appare palese - aggiungono Tamburrano e Bruni - che l’obiettivo della proprietà è quello di produrre un piano che possa trovare l’accoglimento dei creditori ma questo non può e non deve essere fatto sulla pelle dei lavoratori. Il piano industriale, a nostro avviso, si presenta lacunoso e con un’infinità di inesattezze perché le motivazioni della crisi non possono essere solo addotte al covid o alla guerra ma risiedono in una gestione fallimentare durata anni. Una gestione che è stata capace di dilapidare 120 milioni di euro e la responsabilità di questo è da ricercare soprattutto in capo al fondo finanziario proprietario del gruppo che non ha vigilato a dovere. L’unica cosa certa è che la crisi non è da imputare alle maestranze".

"Oggi la priorità delle istituzioni partendo dal sindaco di Brindisi, passando dalla Regione Puglia, fino ad arrivare al Mimit (Ministero delle imprese e del made in Italy) deve essere la salvaguardia dell’occupazione. Il nostro territorio - osservano ancora Tamburrano e Bruni - non può permettersi, nuovamente, di assistere inerme ad una perdita di posti di lavoro e di conseguente professionalità in un settore, quello dell’aerospazio, che rappresenta il fiore all’occhiello e del quale ci fregiamo di avere creato un distretto - proseguono - Continuiamo a denunciare la mancanza di confronto serio e costruttivo da parte aziendale e a ribadire che non possiamo accettare nessun piano che non preveda la centralità dei siti brindisini e la piena saturazione delle maestranze ad oggi in carico. Questo pensiero lo abbiamo già condiviso con le altre organizzazioni sindacali e con le forze politiche di tutti gli schieramenti, sia territoriali che regionali, alle quali facciamo nuovamente appello affinché si facciano parte attiva nel portare il problema alle istituzioni nazionali - il segretario generale e l'operatore territoriale poi concludono - La perdita di un solo posto di lavoro è un fallimento dell’intero territorio. Con Fiom e Uilm abbiamo già fatto richiesta di incontro alla Regione Puglia e al sindaco di Brindisi per mettere in campo da subito tutte le azioni necessarie".

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