Sabato, 12 Giugno 2021
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Il cavallo parato e l'epigrafe perduta: la proposta del Gruppo archeologico

Realizzata una riproduzione dell'epigrafe che ricorda l'origine della storica tradizione: "Sia esposta dentro palazzo Nervegna"

BRINDISI - Un’epigrafe che ricordi l’origine della tradizione del cavallo parato in una sala di palazzo Nervegna. La proposta è stata avanzata dal Gruppo Archeologico di Brindisi al sindaco Riccardo Rossi. L’epigrafe è in realtà una riproduzione, realizzata dalla stessa associazione, di quella originale. Ogni brindisino conosce la manifestazione religiosa che vede l’arcivescovo portare il Santissimo Sacramento in groppa ad un cavallo  ricoperto da paramenti riccamente decorati.

Tale evento ha origine nel 1254. Gli storici narrano del difficile approdo di  San Luigi IX re di Francia a Brindisi, di ritorno dall’Egitto dopo la sfortunata VII crociata (1248-1254). Il re divenuto poi santo aveva il privilegio di poter recare a bordo della sua nave il Santissimo Sacramento, davanti al quale spesso si fermava in preghiera e in adorazione. Nel rientrare in Italia (1250) la nave del re sarebbe stata sospinta dal vento o da una forte mareggiata sullo scoglio di un promontorio a circa 3 miglia a sud di Brindisi. Qui si sarebbe recato l’arcivescovo Pietro III che, essendo molto vecchio, utilizzava una cavalcatura. L’arcivescovo, ricevuta l’Eucarestia l’avrebbe portata in processione verso la città fino al duomo, in groppa al cavallo, seguito dal popolo. Da allora si rinnova ogni anno nel giorno del Corpus Domini  la secolare processione del “Cavallo Parato”.

Per ricordare quel giorno fu eretta una torre un località Capo Cavalo, “che oggi – scrive Marcella Elia nella lettera al sindaco - è andata definitivamente perduta”. “L’unica testimonianza superstite dell’esistenza della torre – si legge nella lettera - è l’epigrafe rinvenuta dall’archeologo Giovanni Tarantini nel terreno a non molta distanza dal luogo in cui si pensa sorgesse la torre. L’epigrafe, di cui si sono perse le tracce, si troverebbe secondo indiscrezioni all’interno di una collezione privata”. 

“Il nostro Gruppo Archeologico Brindisino - scrive ancora Marcella Elia - ha recentemente realizzato una riproduzione di questa storica epigrafe per permettere ai cittadini di approfondire questa pagina di storia brindisina venendo a contatto con una copia fedele del reperto”. L’associazione dà dunque la propria disponibilità, “per mero spirito divulgativo della storia cittadina, ad esporre la riproduzione in un luogo adatto, che secondo noi potrebbe essere la saletta del Palazzo Nervegna vicino al mascherone di Crono (unica testimonianza superstite della torre dell’orologio di Brindisi)”. “Siamo anche disponibili – conclude Marcella Elia - a realizzare i testi di pannelli informativi sia per l’epigrafe che per il mascherone”. 

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