Il tampone è negativo ma l'esito arriva dopo lunghe attese e intanto la scuola ha chiuso

Protagonista di questa spiacevole avventura un bambino di nove anni di San Pietro Vernotico che frequenta una classe collegata a un caso di positività al covid-19

SAN PIETRO VERNOTICO - “Ti devo dare una bella notizia e una brutta: il tampone è negativo, puoi tornare a scuola ma non puoi tornare perché da domani la scuola è chiusa”. Tutto per colpa di un ritardo nella comunicazione dell’esito di un tampone. Protagonista di questa spiacevole avventura un bambino di nove anni di San Pietro Vernotico che frequenta una classe collegata a un caso di positività al covid-19. In realtà l’esito del suo tampone non è mai arrivato, i genitori hanno dovuto richiederne un altro. Nel frattempo la classe risultata tutta "negativa" è tornata in aula. Tranne lui, lui avrebbe potuto farlo oggi, ma da oggi la scuola è chiusa dall’ordinanza regionale emanata il 28 ottobre scorso nell’ambito delle misure di anti contagio. 

Amarezza per una situazione che si sarebbe potuta evitare ma l’esperienza di questa famiglia è l’esempio di come sta diventando sempre più complicato tracciare i positivi e di come il sistema sanitaria è a rischio collasso. Motivo per cui è stato deciso di chiudere temporaneamente le scuole. 

Lo ha spiegato l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, assessore regionale alla Sanità, nella stessa ordinanza di chiusura: “Ciascun evento di positività attiva una ingente carico di lavoro sul servizio sanitario. Essendo i soggetti inseriti in una classe. Uno studente positivo genera almeno una ventina di contatti stretti più quelli familiari. Se ad essere positivo è un docente che ha in carico più classi, questo numero si moltiplica ulteriormente. Tradotto significa: migliaia di persone in isolamento fiduciario di almeno 10 giorni per contatto stretto, con tutti i disagi a carico delle famiglie specie quando sono i più piccoli a essere messi in quarantena. Ma significa anche migliaia di ore di lavoro per gli operatori dei dipartimenti di prevenzione, perché devono effettuare i tamponi, la sorveglianza sanitaria e le attività di tracciamento, a cui si aggiunge l’enorme carico di lavoro dei laboratori per l’analisi dei tamponi. Inoltre gli studi dei pediatri nelle ultime settimane sono stati presi d’assalto dalle centinaia di genitori che avevano bisogno dei certificati per la riammissione a scuola”.

La classe in questione è stata sottoposta a tampone il 22 ottobre, nel giro di pochi giorni sono stati comunicati gli esiti di tutti i tamponi, tranne quello di un bambino. I genitori hanno consultato il sito preposto fino al giorno della riapertura della scuola ma la casella dove è riportato l’esito è sempre stata bianca. 

“Ho contattato la responsabile “covid” per spiegare la situazione, mio figlio voleva tornare a scuola ma non poteva farlo senza esito del test - racconta la mamma - attraverso la Asl è riuscita a sapere che era risultato negativo ma per rientrare a scuola serviva la comunicazione ufficiale”. 

Comunicazione che non è mai arrivata. “Abbiamo deciso di richiedere un altro tampone, mio figlio voleva tornare in aula con i compagni e non sapevo più che spiegazioni dargli. Siamo stati chiusi in casa da quando abbiamo saputo del rischio contagio. Ho anche una bimba che frequenta il nido. I bambini delle elementari sono scrupolosi, indossano la mascherina e nell'istituto scolastico da quanto ho potuto vedere non ci sono rischi, le norme sulla sicurezza vengono rispettate. Il secondo tampone è stato effettuato martedì scorso, ieri (giovedì) è stato comunicato l’esito, ufficialmente, è negativo. Il bambino può finalmente tornare a scuola. Ma non può perché da oggi è chiusa. Sono convinta che tutto questo si sarebbe potuto evitare se solo ci fosse stata più attenzione nelle procedure. Del primo tampone non sappiamo ancora nulla”. 

Sono queste le situazioni che secondo Lopalco si devono evitare e per questo le scuole restano chiuse fino al 24 novembre. Nella speranza che si verifichi intanto un alleggerimento del carico dei tamponi e poi anche una riduzione dei contagi tra i giovani.  A scuola vengono adottate tutte le misure. Il problema si presenta fuori la scuola. Dove scarseggiano i controlli. 

In nome di tutti i bambini che vogliono tornare tra i banchi di scuola sarebbe il caso di iniziare a rispettare alla lettera tutte le misure anti contagio e le raccomandazioni sulle uscite non necessarie. 

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