Martedì, 28 Settembre 2021
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Esodo albanesi un giorno dopo: l'assistenza dei Radioamatori

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Gilberto Zezza, IK7LMX, presidente sezione Ari Brindisi

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Gilberto Zezza, IK7LMX, presidente sezione Ari Brindisi, Associazione radioamatori Italiani, sullo sbarco degli albanesi in città. 

All'indomani dall'arrivo degli albanesi nella città di Brindisi, l'intera cittadinanza si mobilitò in ogni modo per aiutare questa gente che fuggiva dal proprio paese dove ogni elementare diritto era stato negato per tanti anni dal regime comunista.

Cercavano un futuro migliore, cercavano il benessere Italiano visto più volte nei programmi e giochi a premi della Tv Italiana, le cui immagini veicolate dalle onde radio giungevano traballanti ed annebbiate ai televisori del paese delle Aquile.

Il giorno dopo i primi sbarchi da navi e carrette del mare stracolme di gente, per disposizione delle Autorità, a Brindisi vennero chiuse le scuole adattatandole ad alloggi temporanei e dormitori collettivi.

Era l'8 marzo 1991. Di ritorno dal lavoro, a casa, trovai una lettera di precettazione consegnata nelle mani di mia madre: la Croce Rossa Italiana chiedeva anche il mio aiuto, aveva necessità di comunicare con le scuole e con i soccorritori, per distribuire al meglio gli aiuti umanitari. Il telefono cellulare, il radiomobile era nelle auto di pochissimi eletti, i terminali portatili erano rarissimi. Servivano i Radioamatori. 

foto c.r.i.-2

Insieme ad altri Radioamatori della città, venni precettato per effettuare "servizio radio" dalla sede della Cri. Eravamo tutti impreparati, nessuno di noi aveva mai gestito radiocomunicazioni di emergenza, ma non ci tirammo indietro.

Con la collaborazione di Maurizio Saponaro, IK7IMT, radioamatore e anche Volontario della Cri, subito installammo sul tetto della Cri di via Nazario Sauro le antenne per operare una stazione radio completa  in gamma Vhf e una anche in onde corte in Hf e 27 Mhz, anche per comunicazioni a grande distanza, in fonia e telegrafia. Rapidamente trasportammo le attrezzature dalle nostre abitazioni, erano le nostre radio che abitualmente usavamo per l'attività radiantistica. Ma in quel momento servivano per aiutare la Cri.

Fu così che immediatamente iniziammo la nostra radioassistenza: Radioamatori, muniti di ricetrasmettitori portatili, dislocati in tutta la città trasmettevano in maglia radio locale Vhf le richieste che provenivano dalle scuole brindisine. Prezioso fu anche il nostro ponte radio, uno dei primi installati in tutta Italia, attivo dal 1976 sulla Selva di Fasano: grazie alla sua ampia copertura, sulle sue frequenze operavano i radioamatori in rete provinciale Vhf. Serviva di tutto : medicinali,materassi,coperte,cibo,mancava tutto.

Ogni richiesta ricevuta veniva trascritta e consegnata alla Cri: eravamo all'ultimo piano, facevamo su e giù dalle scale, con tanti foglietti tra le mani.

Ad un'antenna Vhf installata sul tetto di una Fiat Panda di colore rosso, posteggiata in piazza Duomo, giungevano le richieste da inoltrare alle suore Vincenziane, dove la gente, in quei giorni di emergenza aveva consegnato, spontaneamente, viveri e beni di prima necessità, tra cui tanto vestiario e scarpe. Beni che venivano poi distribuiti da altri volontari e volenterosi alle scuole, in base alle richieste pervenute anche per mezzo delle nostre radio.

Ai radioamatori si aggiunse la collaborazione spontanea di alcuni giovani che operavano sulla banda cittadina, la cosidetta Cb: molti di loro già frequentavano la nostra Associazione, con sede in via Marconi, dove si tenevano i corsi di radiotelegrafia e radiotecnica per giungere preparati agli esami Ministeriali per il conseguimento della Patente di Radioamatore.

Dalla sede della Cri con la stazione operante in onde corte, ricevevamo anche le richieste trasmesse in gamma Cb in 27 Mhz dagli aspiranti Radioamatori, per poi inoltrarle agli addetti ai soccorsi.

Ricordo che due giovani, in Vespa, incuranti della pioggia e con radio Cb tra le mani, pericolosamente trasportarono un materasso. Grazie alla radio, riuscimmo anche a far ricongiungere alcuni nuclei familiari che durante gli sbarchi dalle imbarcazioni si erano separati: facevamo lo spelling dei nomi e cognomi delle persone smarrite e cercavamo di rintracciarli nelle varie scuole e nei comuni limitrofi.

Fu una grande operazione di umanità. Dopo un paio di settimane, ad emergenza conclusa, smontammo le antenne e riportammo le apparecchiature radiantistiche alle nostre abitazioni. Un radioamatore appassionato di fotografia, scattò alcune foto della stazione radio provvisoria, ma purtroppo le ho smarrite. 

Gli inviati di una emittente televisiva francese, incuriositi dalla nostra inconsueta attività, effettuarono alcune riprese, e rilasciammo anche una breve intervista per la loro emittente. Il telegiornale della Rai invece fece passare qualche secondo con le immagini della stazione radio.

Tanti furono i radioamatori che in quei giorni di emergenza si avvicendarono in Cri e nell'etere brindisino. Ognuno dedicò volontariamente il suo tempo in una maglia radio che durò tanti giorni. Con orgoglio e soddisfazione archiviammo il ricordo di questa lunga radioassistenza prestata dalla Sezione Ari di Brindisi.

A distanza di trent'anni, cito solo alcuni nomi che ancora ricordo: Larry, Felice,Gianfranco, Maurizio, Luigi, Mario, Gianfranco, Guido, Fulvio, Franco, Fabio, Giordano, Antonio, Roberto, Michele, Vittorio, Dario, Davide, Raffaele, Massimiliano, Luca, Mimmo, Gianni e tanti altri altri che, in silenzio e senza mettersi in evidenza, hanno contribuito con le proprie apparecchiature e le loro trasmissioni radio in questa grande emergenza umanitaria.

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