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Fials: "Non alla mobilità d'urgenza di infermieri e operatori sanitari"

Il sindacato si oppone al trasferimento di personale dall'ospedale di Ostuni a Brindisi determinato dai lavori di ristrutturazione dei reparti di Chirurgia ed Ortopedia

OSTUNI - “Sì ai lavori di ristrutturazione dei reparti di Chirurgia ed Ortopedia dell’ospedale di Ostuni e al ripristino dei ricoveri in questi reparti con la riapertura del blocco operatorio ed un no deciso alla mobilità d’urgenza degli infermieri ed operatori socio sanitari presso altri ospedali della Asl Br”. Questa la posizione assunta dal Segretario Generale della Fials, Giuseppe Carbone, in una nota al Direttore Generale della Asl Giuseppe Pasqualone ed al sindaco di Ostuni, Guglielmo Cavallo, a seguito di disposizioni della Asl di Brindisi di sospendere i ricoveri nei reparti di Chirurgia ed Ortopedia e il trasferimento del personale presso gli ospedali di Francavilla Fontana e Brindisi.

“Necessita la continuità assistenziale per i cittadini ostunesi – afferma Carbone - proprio in questo momento di emergenza da Covid-19 e non sussistono validi motivi per smembrare un presidio ospedaliero e mandare i cittadini a viaggi di speranza negli altri ospedali con il forte rischio di aumento del contagio da virus. E’ possibile ristrutturare la chirurgia ed accorparla,momentaneamente, nei locali dell’ortopedia con il relativo personale e successivamente, ristrutturare i locali dell’Ortopedia con l’accorpamento in Chirurgia”.

“Le chiusure temporanee di reparti, come il trasferimento del personale, sono divenute sempre strutturali e l’ospedale di Ostuni - denuncia Carbone - non merita la chiusura alla strega dell’ospedale di Fasano. Angoscia e paura stanno vivendo gli Infermieri ed Oss -  denuncia Carbone - mobilitati d’urgenza, senza alcuna formazione preventiva, dal Presidio Ospedaliero di Ostuni ai reparti Covid dell’Ospedale Perrino, per la necessità di potenziare il Po hub Covid 19”.

“Da quando è cominciata l’emergenza sanitaria, correlata alla diffusione del Covid-19 -  avverte il leader della Fials - i professionisti sanitari ed Oss sono esposti al rischio di infezione, a un sovraccarico emotivo, oltre a subire la carenza di adeguati dispositivi di protezione individuale, turni di lavoro incalzanti, fatica fisica, riduzione delle risorse umane e in alcuni casi precarietà organizzativa”.

“Essere chiamati a intervenire in discipline diverse da quelle di appartenenza e trovarsi a fronteggiare, senza una formazione adeguata come previsto per legge, condizioni critiche che richiederebbero maggiore esperienza- conclude Carbone- significa condannare i propri dipendenti a un rischio biologico diventato invincibile. Perché questa direzione vuole renderli facili bersagli? Insieme, tuteliamoli, non mandiamoli allo sbaraglio”.

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