"Le fabbriche metalmeccaniche interrompano le produzioni non essenziali"

Angelo Leo, Fiom Cgil: "Bisogna evitare che Brindisi subisca la stessa sorte apocalittica di Bergamo e Brescia"

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Angelo Leo, segretario della Fiom Cgil Brindisi, sulla situazione nelle fabbriche metalmeccaniche

I metalmeccanici italiani e brindisini, stanno subendo insieme alle loro famiglie le conseguenze ciniche di una logica padronale che antepone il profitto e le quotazioni in borsa a scapito della salute dei propri dipendenti. Come Fiom-Cgil siamo consapevoli che ci sono delle attività essenziali che non vanno fermate, naturalmente dopo aver applicato tutti i dispositivi di sicurezza individuali ed ambientali previsti.

Bisogna smettere di costringere i lavoratori metalmeccanici del nostro territorio a non interrompere momentaneamente le produzioni di mezzi non essenziali, nel comparto aereospaziale o peggio ancora farli lavorare (manutenzioni) in ambienti che dovrebbero osservare un regime di quarantena. Tutto ciò, vanifica i duri, sacrosanti, sacrifici (stare chiusi in casa) a cui sono sottoposti i cittadini in osservanza alle disposizioni governative ed istituzionali per la loro salute.

Bisogna evitare che Brindisi subisca la stessa sorte apocalittica di Bergamo e Brescia due città con una forte presenza di industrie metalmeccaniche legate al settore difesa e armamenti. Il lavoro nelle grandi fabbriche metalmeccaniche ti costringe ad usare i mezzi pubblici (pullman) ed a lavorare gomito a gomito con i propri colleghi. Contrarre il coronavirus in fabbrica, significa ritrasmetterlo immediatamente nella propria casa e nella propria famiglia, come è già successo in Lombardia. A nostro avviso come è stato già chiesto unitariamente a livello nazionale nell’incontro recente con il presidente del Consiglio G. Conte, i Prefetti di tutte le provincie italiane compresa Brindisi, dovrebbero urgentemente incontrare tutte le parti sindacali, di categorie ed istituzionali per impedire che lavorazioni non oggettivamente essenziali non siano momentaneamente interrotte alimentando in tal modo a dismisura la diffusione del Covid-19.

Fermarsi per due settimane, la Repubblica Popolare Cinese insegna, può bloccare il contagio, permettendo successivamente la ripresa di tutte le attività produttive e la vita stessa delle popolazioni.

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