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Alluvione del 2005: "Risarcire poliziotti per perdita auto personali"

Il sindacato Uil Polizia la spunta davanti al giudice di pace nella causa contro il Dipartimento della Ps. In questura l'acqua toccò il metro e 75

BRINDISI - Il giudice di pace di Brindisi ha accolto le istanze dei poliziotti che nell'alluvione del 7 novembre 2005, le cui auto parcheggiate all'interno della questura di via Perrino andarono totalmente perdute o danneggiate gravemente. A causa dell'esondazione del Canale patri, infatti, nel coertile interno della questura l'acqua raggiunse 1,75 metri di altezza, allagando anche le aree seminterrate della struttura (palestra, poligono di tiro, eccetera). Tutti furono costretti a ricorrere all’intervento del carro attrezzi per rimuovere i veicoli non più marcianti. Lo fa sapere il sindacato Uil Polizia.

"Nei giorni successivi numerose furono le richieste di risarcimento danni avanzate nei confronti dell’amministrazione (Dipartimento della Polizia di Stato, ndr). Tutte però rimaste inascoltate". La segreteria provinciale della Uil Polizia "all’epoca stigmatizzò l’incomprensibile atteggiamento tenuto dall’amministrazione promuovendo le azioni civili a favore dei colleghi grazie al prezioso patrocinio dell’avvocato Antonio Pasca, fiduciario della Uil Polizia Nazionale e di numerose strutture provinciali".

Ora, annuncia la nota, "tutte le cause promosse da questa organizzazione sindacale hanno sortito l’effetto sperato. Il giudice di pace di Brindisi ha accolto le doglianze mosse dalla UilPolizia e sostenute in giudizio dal legale ritenendo l’amministrazione convenuta responsabile dell’evento dannoso e condannandola al risarcimento del danno nei confronti degli attori". 

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