Fallimento Cantieri Damarin, respinta la richiesta di revoca

Depositata oggi 13 luglio la sentenza dei giudici civili di Appello. Società condannata alle spese di giudizio

BRINDISI – Con sentenza depositata oggi 13 luglio, la prima sezione civile della Corte d’Appello di Lecce ha rigettato il reclamo della Damarin Srl contro l’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale e contro il curatore del fallimento della stessa società brindisina, dichiarato con sentenza del Tribunale di Brindisi del 31 gennaio scorso, e teso ad ottenere la revoca del fallimento stesso, che era stato richiesto dalla Adsp con ricorso del 26 novembre 2019.

Con la stessa sentenza, Damarin Srl (difesa e rappresentata dall’avvocato Giuseppe A. Attolini) è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di appello in favore dell’Autorità di Sistema portuale (rappresentata e difesa dall’avv. Ignazio Fulvio Messina), e della curatela fallimentare (rappresentata e difesa dall’avv. Stefano Morgese).

La vicenda è nota, e parte dalla crisi del cantiere a Bocche di Puglia, con una lunga appendice di lotte sindacali in difesa dei lavoratori, mano d’opera qualificata da lunghi anni di attività nel settore ed ora assorbita dal nuovo assegnatario della concessione demaniale dell’area, il Consorzio dei Cantieri Riuniti del Mediterraneo, subentrato a Damarin, decaduta dalla concessione il 6 luglio 2017.

Sgombero area cantiere Cbs-Damarin-2

La nuova azienda, in base ad un accordo mediato dalla task force lavoro della Regione Puglia, aveva ottenuto la concessione previo saldo del debito accumulato nei confrotni della Adsp da Damarin in canoni arretrati per 102.159, 11 euro, e sulla base di un piano industriale condiviso dall’Authority. Debito, rilevano i giudici civili di secondo grado, ancora esistente alla data del deposito dell’istanza di fallimento.

Una delle ragioni centrali del reclamo avverso la sentenza di fallimento, era quella dei crediti vantati da Damarin nei confronti di clienti che non sarebbero stati tenuti da conto nella valutazione dello stato patrimoniale e finanziario dell’azienda, 308.531,05 euro riportati nelle scritture contabili e altri 425.979,22 documentati in sede di reclamo. Inoltre, Damarin rivendicava l’impossibilità di proseguire la propria attività in seguito all’espulsione dalle aree demaniali occupate.

La prima sezione civile della Corte d’Appello di Lecce, nella sentenza depositata oggi 13 luglio, ha sottolineato che la Damarin Srl avrebbe potuto comunque proseguire le proprie attività in altra sede, e il fatto che non abbia proseguito l’attività è indice della sua effettiva incapacità economica; che lo stato di insolvenza era evidente con l’accumulo di canoni di concessione non pagati all’Autorità di Sistema portuale.

E non da ultimo, ammesso che il credito vantato fosse effettivamente esigibile (ma quando il curatore ha battuto cassa nei confronti di 28 fornitori con atti di messa in mora, una parte di essi ha opposto ricorso), il debito è comunque superiore: oltre ai 102.159,11 euro vantati dall’Authority, si aggiungono “gli ulteriori crediti indicati nelle 24 domande di ammissione allo stato passivo, per un ammontare complessivo di euro 795.814,28, di cui euro 642.185,27 in via privilegiata ed euro 153.629,01 in via chirografaria”.

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"La battaglia della Fiom Cgil Brindisi per la riassunzione di tutti gli ex lavoratori Cbs e Damarin  nella subentrante Cantieri Riuniti del Mediterraneo è stata soddisfatta ancor prima della sentenza. Ora si aprano tutte le condizioni per un grande rilancio della cantieristica metalmeccanica navale nel porto di Brindisi", ha commentato il segretario Angelo Leo.

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